Se devo dare un colore alla mia vita direi rosso. Rosso come il vestitino più bello della mia bambola, della copertina della mia tesi di laurea, dell’insegna della mia azienda.

Se ripenso alla mia vita, non vedo alternative, doveva essere solo così. Dovevo essere una brava bambina e così sono diventata.

Lavoravo tanto, dirigevo una piccola azienda. Per arrivare a quel posto  ho fatto una lunga gavetta , ho studiato molto e mi sono impegnata a fondo.  Forse ho trascurato un’altra parte della mia vita che era quella degli affetti, ho sempre messo al primo posto  il lavoro e messo da parte  l’amore.

Ho avuto alcune relazioni anche lunghe, ma non mi sono mai sposata. Quando ho conosciuto lui ero una via di mezzo tra una zitella, una ragazza in carriera e una depressa.

Eppure era così diverso da me. Mi completava, aveva quel grado di incoscienza, follia, irrequietezza  che a me mancava.

Ero alla mia ottava o nona ora di lavoro e lui è arrivato. Era sul camion di servizio, finestrino abbassato, braccio fuori. Nonostante la stanchezza, ne fui folgorata, ma ebbi solo la forza di pensare: “ Che bel ragazzo!”  Aveva un aspetto ganzo e virile. Sul braccio che sporgeva dal finestrino aveva un tatuaggio che rafforzava il suo aspetto tra il duro e il menefreghista.

-Dove scarico la roba?-, disse guardandomi fisso. -Venga l’ accompagno in magazzino-, presi la chiave, camminai verso il magazzino , lui mi seguì con il camion.

Parcheggiò nei pressi del magazzino,io gli aprii la porta mentre lui mi stava alle spalle.

Mise tutto a posto con molta energia ed impegno. -Ha preso servizio da poco? Non l’ho mai vista?- , dissi controllando la merce. -Sì, lavoro da solo un mese,  mi trovo benissimo il mio capo è una brava persona-,mi  rispose fermando lo sguardo su di me, in modo insistente. – Lo so lo conosco bene collaboriamo da molti anni ormai-, risposi distogliendo il suo sguardo.

-C’è tutto?-, mi chiese. – Mi sembra di sì- dissi un po’ in ansia, perché il suo sguardo fisso su di me mi metteva in crisi.

Lui sembrò accorgersene, e disse- cosa c’è? Allora alzai lo sguardo lo guardai fisso negli occhi e ripresi il controllo. – niente tutto bene, dovrebbe esserci tutto, se manca qualcosa mi faccio sentire, non si preoccupi.  Mi sorrise – Non mi preoccupo, questo è il mio numero di telefono, fatti sentire …

-Lasci, in caso di bisogno telefono al suo datore di lavoro-, dissi abbassando lo sguardo.

-La smetti di darmi del lei, bella signora?, sono un umile operaio- , disse dirigendosi al camion.

-Ascolta non ti preoccupare, se manca qualcosa chiamami me la vedo io con il capo-, stava aprendo la porta del camion quando dissi: -fa caldissimo, vuole qualcosa da bere?-

Lui si girò rise- forse volevi dire:vuoi qualcosa da bere?- Ok, come ti chiami? – Paolo e tu? – Eligia piacere. Che nome Eligia, sembra il nome di una regina, invece è il nome di una bella signora- disse seguendomi al bar. – Anche tu sei un bel ragazzo- dissi tutto di un fiato.

-Prendo una bottiglietta d’acqua e scappo, segna il mio numero sul cellulare e dammi uno squillo così so che sei tu-Se ne andò in fretta, e io lo richiamai subito. Mi comparve il suo contatto su whatsapp.

L’immagine rappresentava il suo braccio con il tatuaggio. La giornata era quasi finita … scrissi: - metti il tuo viso non il braccio come foto-La risposta non tardò ad arrivare. – non sono fotogenico, grazie per la tua gentilezza e … quando vuoi, scrivimi pure … -

Non risposi.

-Buona sera finita la giornata?- mentre stavo cenando arrivò il suo messaggio. Ero sola, molto stanca, mi fece piacere e risposi subito.

- Sono arrivata da poco … dodici ore di lavoro- scrissi di getto quasi a cercare conforto.

-Siamo in due sai- rispose Paolo

Pensai che lui mi poteva capire.

-A volte penso di non farcela- continuai

-Sarà per l’età- continuò lui aggiungendo le faccette che ridono con le lacrime agli occhi.

Quella sera seppi di avere dieci anni più di lui, che era separato e viveva con la mamma. Mi disse che ero molto gentile e  avrebbe voluto prendere l’auto e venire da me subito. Ho rifiutato, ero stanca, non mi sembrava il caso, ero a disagio, non so, ho rifiutato e basta.

-Quando sarai meno stanca, andremo a mangiare una pizza assieme promettimelo- Fu il suo ultimo messaggio. Ho promesso.

Tornò più volte in azienda, ma spesso ero occupata e non  potevo  seguirlo in magazzino, altre volte avevo molta fretta e gli davo solo alcune istruzioni.

Non mi scrisse più, pensavo ci avesse ripensato,che avesse dimenticato la promessa di una pizza assieme. Tra un impegno e l’altro pensavo che forse era meglio così, non era per me, poi io in fondo ero fidanzata con il lavoro.

Un giorno dopo aver consegnato la merce in magazzino, venne in ufficio da me. – Non ho più il tuo numero, ho tirato il telefono contro il muro, fuori dal tribunale.  Sono andato all’udienza per la separazione sai … Mandami un messaggio- disse  stando sulla porta e se ne andò via.

Io mandai il messaggio.

-Ciao-

-Bellissima signora, il lavoro per te è diminuito, andiamo a mangiare la pizza-, rispose.

Passò a prendermi  puntualissimo, era elegante, bellissimo.

Pensai: “Cosa ci fa un bel ragazzo come lui con una come me?”

-La mia auto è rotta, non entrano le marce, ti chiedo scusa, prendiamo la tua.- mi disse sorridendomi e guardandomi fisso.

Il suo sguardo mi ha sempre fatto un effetto strano, un misto di timore, ansia ed … eccitazione.

Guidai io, mentre lui continuava a fissarmi, io mi sentivo a disagio, lui lo percepiva ed infieriva.

-Cos ’ hai sei agitata? Stai tranquilla ora mangiamo la pizza poi ….-

-Poi andiamo a dormire- ,dissi tutta di un fiato

-Se riesci -disse lui con un sorriso malizioso

Mi fermai in una pizzeria fuori mano, non volevo incontrare persone che conoscevo. Ero la responsabile di una azienda molto conosciuta, ed ero con l’ autista di un mio fornitore che era molto più giovane.

Lui mi ha letto nel pensiero.

-Non vuoi che ti vedano, vero? Che te ne frega, sei grande, indipendente, a chi devi rendere conto?-

Sedendomi al tavolo, gli dissi : “Da sempre temo il giudizio degli altri, avevo paura di  non essere una brava bambina, poi una brava ragazza tutto studio e casa ed ora…”

Lui mi guardò per una attimo: “ Così mi piaci, lasciati andare. Ed ora sei una donna, LIBERA”

-Non mi sento libera, ho la responsabilità di un’ azienda. – Iniziavo a sentirmi meglio, mi dava l’impressione di poter parlare liberamente con lui, di potermi fidare, anche se non lo conoscevo bene.

- La tua vita privata cosa c’entra, non puoi andare a cena con un uomo?- disse lui sorridendo

-Non pensarci  scegli la pizza e bevi un po’ di birra è meglio.. -, continuò con uno sguardo e un sorrisetto malizioso che mi fecero aumentare i battiti cardiaci.

-A che età ti sei sposato?- Chiesi curiosa

- A ventisette anni- rispose lui tranquillo

-Io a quell’età ero immersa nello studio-

-Male, avresti dovuto studiare di meno e …. di più-, disse lui ridendo e prendendomi la mano.

Io risi con lui- hai ragione-, dissi

-Finalmente ridi!, dai bevi ancora un po’ di birra-, disse continuando a ridere.

Uscimmo dalla pizzeria alle ventuno, la strada era quasi deserta.

-Hai bevuto, guido io cara-

-Anche tu ,hai bevuto-

-Guido io è meglio- si voltò a guardarmi, mi sorrise e mi abbracciò.

Si mise alla guida deciso -Andiamo in un bar? Chiesi io ingenuamente.

-Sì, certo al Bar della perdizione- disse lui con uno sguardo che, per una frazione di secondo, mi fece paura. Poi scoppiò a ridere.

Mi portò in una zona isolata, io ero attaccata alla porta di uscita.

-Amore lasciati andare, stai tranquilla, parliamo?-

-Non mi hai chiesto se mi andava-

-Cosa? Andava cosa?-Mentre parlava sottovoce sentivo le sue mani su di me.

-Certo che ti va, sono sicuro,lo sento-

Sentivo la sua lingua sul collo, ero paralizzata, ma la situazione mi eccitava.

Forse è stato quello l’inizio della mia fine. Dal quel momento sono entrata in un vortice, da cui non ne sarei più uscita.

Sentivo le sue mani tra i vestiti che non ha slacciato, ma strappato. Io cercavo di  fermarlo, ma lui mi toglieva le forze e sussurrava alle mie orecchie, te ne compro degli altri.

Senza forze, nuda lo sentivo dentro, le sue mani sul mio collo, mi stringevano.

-Mi fai male- dicevo divincolandomi

-Che male? Urla che ti piace

-Lasciami- dicevo a fatica

Questo misto di passione e violenza,mi terrorizzava e mi eccitava.

Respiravo a fatica, per un attimo ho pensato di morire, poi tutto è finito. Mi ha lasciata e abbracciata.

La sua dolcezza successiva sembrava non appartenergli. Ero frastornata e  preoccupata, con nessun uomo ho provato quelle emozioni.

Il mattino dopo avevo i segni sul collo. Guardandomi allo specchio, mi sono vergognata. Mi sono coperta con un foulard.

Non l’ho più visto per qualche giorno, ma ci pensavo sempre e lo desideravo. Mi sentivo ridicola, guardavo i segni sul collo e pensavo alla follia di poterlo  rivedere.

Una sera, al ritorno dal lavoro, l’ho trovato davanti a casa mia, aveva alcuni pacchi con sé. – Ti ho comprato qualcosa, guardi se ti piace?  Ero contenta di vederlo. – Ciao, cosa hai preso?-  diedi un’occhiata dentro le borse e dissi: “Vieni su da me è meglio”.

Salimmo in casa, mio fratello non era ancora arrivato. Si sedette sul divano  – Guarda che belli è per farmi perdonare per l’altra sera … -  Una bella camicetta e un abbigliamento intimo elegante, sensuale che denotava un giusto raffinato. – Bellissimi- ebbi solo la forza di dire.

-Indossalo subito- Il suo sguardo cambiò, si alzò e mi venne incontro, mi tolse con violenza la giacca-Spogliati,mettilo!- mi disse cercando di togliermi  anche gli altri vestiti

-Smettila tra un po’ arriva mio fratello!!- dissi spaventata, ma nello stesso tempo eccitata.

-Andiamo in camera da letto- mi prese in braccio e mi chiese di indicargli la mia camera.

Mi buttò sul letto e andò a prendere le borse- Intanto tu spogliati- mi ordinò agitato

Al ritorno volle che indossassi il completo intimo, mentre lui stava a guardare

Questo gioco, mi faceva sentire scema,ma era più forte di me perché mi eccitava, mi sentivo di sua proprietà.

-Sei stupenda- mi disse

In quel momento entrò mio fratello, io mi rivestii veloce e uscimmo dalla camera.

-Ciao, stavamo uscendo, la cena è in frigo devi solo scaldare-, dissi in fretta a mio fratello e uscii velocemente con Paolo.

Salimmo sulla sua auto e lui mi guardò per un po’ poi disse: “Tesoro, non me l’hai nemmeno presentato, continui a vergognarti di me?”

-Non porto uomini in casa- risposi seria

-Ah è vero sei troppo giovane per frequentare un uomo, c’è tempo- disse ridendo di gusto

-Andiamo in un ristorante offro io- risposi seria.

-Dopo quanti anni di matrimonio, vi siete lasciati?-gli chiesi al ristorante

-Dopo dodici anni. All’inizio era grande amore poi piano piano tutto si è spento. Alla fine vivevamo assieme, ma facevamo vite separate. Anche la tv la guardavamo in stanze diverse,  lei in cucina, io in soggiorno. Le stanze comunicavano, non vi erano porte e ci insultavamo perché la televisione di uno disturbava  l’altro. Una giorno ci siamo parlati seriamente e abbiamo deciso che vivere assieme era ormai diventato inutile, un peso per entrambi. Sono tornato a vivere con mia mamma. Lei è rimasta nell’alloggio che abbiamo comprato assieme. Adesso per la separazione mi fa girare le scatole-

- Mi hai detto che hai tirato il cellulare contro al muro- Sì all’ultima udienza, non le basta l’appartamento vuole anche gli alimenti..-

-Ti  innervosisce parlarne..-dissi preoccupata.

-No, troveremo un accordo, almeno spero..-

- Tu come sei messa signorina?

- Io, lavoro, lavoro e basta.

-Perché sei ridotta così?  Disse prendendo una fetta di pizza con le mani e portandosela alla bocca. Hai avuto sicuramente storie, amori, vacanze.

-No, amori pochi. Sinceramente gli uomini mi hanno sempre delusa. Sarò sfortunata, ho trovato persone arroganti, bugiarde … non so … in vacanza spesso andavo all’estero, ma per studio, in scuole per imparare la lingua. Io parlo bene quattro lingue.

-Che brava! Disse lui in tono quasi ironico. Sorrise, poi divenne serissimo: “ Sei una grande, ti stimo molto. Ti sei fatta “ il mazzo” e ce l’hai fatta. Dovresti lasciarti andare di più,non c’è solo il lavoro …  Poi gli tornò il solito sguardo da brividi: “ Mi ecciti  molto, sei una donna che mi fa perdere la testa”-

-Non è possibile … , dissi a bassa voce.

- Tu ti sottovaluti, tu devi amarti di più, chi ti ha ridotta così? Ora bevi, questo buon vino che dopo ti sistemo io … - rise guardandomi fisso.-

Mi sentivo in balia di quel uomo, senza forze e volontà. Era un misto di paura ed attrazione di sottomissione ed eccitazione.

Mi portò a casa di sua madre. Sua madre era già a letto. Andammo nella sua camera, il letto era ad una piazza. Non disse una parola, mentre io ero seduta sul letto lui uscì dalla camera e tornò con un foulard.

Si avvicinò a me, mi spogliò e gettò i vestiti sul pavimento. Poi mi disse all’orecchio: -Non dobbiamo fare rumore- In un lampo mi portò il foulard alla bocca, io cercai di allontanarlo, ma lui era molto forte ed io ero priva di ogni energia. Legò il foulard dietro alla mia testa tirandomi forte verso di lui, era così stretto che mi entrò in bocca lo sentivo sulla lingua.  Era un gioco violento, lontano da me, ma ero molto eccitata e in totale balia di quell’uomo.  Mi prese le mani e me le strinse forte sull’addome, mi fece sedere sul letto, mi aprì le gambe e si inginocchiò davanti a me.  Il piacere si impadronì di me e lui mi lasciò le mani.

Con un gesto fulmineo mi girò e mi tenne le mani dietro la schiena. Iniziò a spingerle verso  l’alto e mi fece molto male, ma non potevo gridare.  Senza pietà mi prese da dietro, il mio dolore si mischiava al piacere e alle gocce del suo sudore sulla mia schiena.

Mi lasciò le mani e si buttò sopra di me. Io ero stordita. Mi slacciò il foulard e disse: “Brava signora, così va bene”.

Non sapevo cosa pensare di me, forse quando ero con lui ero un’altra, forse non avrei più dovuto vederlo.

Non ero più sicura di niente.

Il giorno dopo in ufficiò arrivò un bellissimo mazzo di rose rosse con un biglietto: -questo fine settimana andiamo al mare.

Fu un bellissimo pomeriggio, di mare e sole. Una cena serena, ma una volta in camera, quando lui si avvicinò a me io riferii che ero indisposta e che non gradivo le sue attenzioni.

Il suo sguardo cambiò, disse: - Non devi dire così, non devi proprio-

Mi prese per un braccio: -lasciami- dissi, -mi fai male- poi pensavo che lui mi faceva sempre male …

-Tu questa notte sarai mia,tutta la notte-

-Lasciami stare, no, non posso … il sangue-

-Il sangue … ripeté lui … il sangue, sai cosa me ne frega, sei mia anche insanguinata-

Mi stringeva forte, io non riuscivo a liberarmi. Mi buttò sul letto, aprì l’armadio e tirò fuori un coltello.

Me lo puntò alla gola: -se vuoi vedere sangue, faccio presto-

-Paolo, sei impazzito?- poi pensai che lui era sempre pazzo.

-Cosa fai? Posa il coltello, è troppo- poi pensai che lui era sempre eccessivo.

-Spogliati voglio vedere il tuo sangue- disse, mettendosi dietro di me con la lama del coltello in orizzontale sul mio collo-

-No!, dissi con una forza che arrivò chissà da dove-Smettila, non si scherza così. Smettila.

La lama mi ferì il collo ed iniziarono a scendere alcune gocce di sangue.

-Urlai, e cercai di togliere il suo braccio dal mio collo- Basta! Lasciami, faccio quello che dici tu- dissi ormai terrorizzata.

-Lui rise, mi girò verso di lui, mi baciò, -ti amo-, mi disse. Mi fai perdere la testa. Il coltello finì in terra.

Appoggiai la testa sulla sua spalla, misi una mano sulla ferita del collo.

-Io non ti amo-, pensai.  Io non amo nessuno. Cosa ci faccio con te, cosa mi servi? Il sesso? Ne faccio a meno.

Sentii le solite frasi nella mia testa :-Non fare la bambina cattiva, devi studiare, devi  impegnarti- Devi , devi, devi.-

Mi spogliai, con il sangue che scendeva sul mio collo, tra le mie cosce. Guardai lui ora seduto sul letto con lo sguardo dolce.

-Finalmente, ti vedo diversa, vieni bella signora fammi vedere chi sei – disse sorridendo

Lui si coricò sul letto, ora era nudo.

Mi chinai e presi il coltello, non pensai a niente. Il mio cervello era vuoto, finalmente vuoto.

Con tutta la mia forza piantai la lama del  coltello sul suo collo. Il sangue schizzo sul mio corpo.

Lui cercò di ribellarsi, ma perse le forze in breve tempo.

Io continuai ad infierire sul suo corpo, il calore del suo sangue sul mio corpo mi faceva stare bene.

Ridevo, ridevo, ridevo: anche tu, anche tu hai fatto una brutta fine ….

Se devo dare un colore  alla mia vita direi rosso. Rosso come il sangue.

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Profilo Autore: Barbara  

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