Quando piangevo mia nonna mi abbracciava e diceva: “Andrà tutto bene”. Ricordo il suo caldo abbraccio, è ancora sulla mia pelle.

Sono impegnato dieci ore al giorno e quando sono sul lavoro non vedo l’ora di rincasare, quando sono a casa, dopo i soliti lavoretti, mi guardo attorno e nell’aria respiro solo solitudine intrisa a ricordi.

Vivo solo, lontano dalla mia città in un piccolo paese, infatti la solitudine si dilata esce dalle finestre della mia casa ed invade il paese.

Ho lei che mi tiene compagnia una meticcia che ho chiamato Priscilla, l’ho presa al canile, penso sia esaurita come me. Mi dorme accanto,  una parte del suo corpo deve essere a contatto con il mio, forse la lascio sola troppe ore al giorno. Almeno di notte è sicura di avermi vicino e che non l’abbandono.

Fino a tre anni fa c’era una donna accanto a me. L’amavo. Pensavo di non riuscire a dimenticarla, ma il tempo piano-piano ha sbiadito il suo ricordo e come pagamento si è preso il mio sonno. Dormo pochissimo e male. Nonostante questo, lavoro tanto e le energie non mi mancano. L’unico problema sono i “mostri” che mi aggrediscono di notte. Vorrei riuscire a reinventare la mia vita, ma non ci riesco, allora la lascio scorrere come una foglia sul fiume in balia della corrente.

Eppure la mia vita è partita alla grande. Ero uno studente brillante. Mi sono laureato e ho intrapreso una professione creativa e appagante che mi ha portato in giro per il mondo. Ero fotografo per un’importante azienda.

Ricordo quel periodo della mia vita come un sogno lontano, quel ragazzo in giro per il mondo forse non sono più io.

Quando mi sono sposato pensavo al mio futuro come ad un puzzle, dove i pezzi, con un po’ di impegno, sarebbero andati tutti a posto fino a formare un bel disegno.

La vita ti mette di fronte ostacoli inimmaginabili, ora li ho superati tutti, ma il prezzo è stato altissimo.

L’azienda per mi aveva assunto ha diminuito il personale e io ho perso il lavoro. Non mi sono perso d’animo, ma ho trovato lavoretti saltuari e mal pagati. Per la mia vita coniugale, oltre alle tensioni già esistenti, questo mio vagabondare alla ricerca di sicurezza, ha agito come una bomba in un giardino di fiori.

Ho trascorso una stagione estiva lontano da casa in una località sul mare passando tra i bar sulle spiagge cercando di vendere qualcosa. Dormivo nelle stazioni, mi lavavo nei loro bagni e ogni dieci giorni portavo gli indumenti da lavare a mia moglie.

Mentre la lavatrice faceva il suo dovere, noi ci urlavamo in faccia tutta la nostra rabbia e  frustrazioni.

In quel periodo morì mio padre ed io non lo venni a sapere. Mia madre e mio fratello, avendo difficoltà a reperirmi, me lo dissero a funerale avvenuto. Non li ho mai perdonati.

Trovai di meglio, ma dovetti spostarmi di città. “Vai tu, tra un mese ti raggiungo” disse mia moglie.

Non la rividi più, se non per le pratiche della separazione.

Dall’ora ho cambiato altre tre case.

Rifornisco di prodotti alimentari una zona molto grande, quasi due province. Ho il furgone dell’azienda e vedo molta gente. Pensavo di conoscere piccoli imprenditori, persone corrette e capaci, ma spesso incontro personaggi alle soglie della legalità che come stile di vita hanno quello di fregare il prossimo e devo dannarmi per farmi pagare. Ne ho viste di tutti i colori. Sono poche le aziende dove vado volentieri.

“Ho appena lavato il pavimento, ma passi pure … con tutte le cose buone che ci porta …” mi disse mentre strizzava il mocio.  “Mi spiace, sono arrivato troppo presto” dissi con la braccia occupate da scatole di cartone.

Alzò il viso e mi sorrise. Uno sguardo così dolce! Un punto rosa in quella giornata fotocopia di tante altre.

“Possiamo darci del tu” dissi tutto in un fiato.

“Figurati passa, poi lo rilavo … se ne ho voglia. Il titolare non c’è, lascia a me la merce. Paga poi lui.”

Consegnai la merce. Pensai che sarei andato sempre a quell’ora per poterla rivedere.

La volta successiva arrivai un po’ dopo e la trovai in cima ad una scala girata di spalle. Guardai il suo bel corpo e pensai che erano anni che non abbracciavo una donna. Era la prima volta dopo la separazione che avevo un pensiero simile.

Lei mi vide riflesso nella specchio accanto a lei e sorrideva. “Ciao, ho finito,metti sul banco, arrivo”

“Se mi lasci il tuo numero so a che ora passare, cioè per non intralciare le pulizie …” Sorrise, ma questa volta in modo malizioso.

Scese dalla scala poi prese carta e penna .“Ecco il mio numero, mi chiamo Lisa, ma se vuoi i soldi devi passare quando c’è il titolare!”. “Io Flavio”. In un attimo mise tutto a posto. Non me ne andai e la guardavo mentre sistemava le scatole sullo scaffale  e avrei voluto dirle qualcosa di bello, ma rimasi in silenzio. Lei mi guardò seria: “ Che hai?”  “Niente, ti guardavo” Allora sorrise, “Vuoi un caffè? Provo a fartelo?” Ne avevo già bevuti chissà quanti, ma risposi di sì e mi avvicinai al banco.

“Faccio uno strappo alla regola” disse facendo il caffè. “Non vorrei crearti dei problemi” risposi io preoccupato. “Ma va, chi se ne frega! E dove la trova una che pulisce meglio di me!” Ridemmo assieme e pensai che la sua risata fosse contagiosa. “Lavori solo qua?” Osai chiederle. “No, anche in altri posti, dove trovo” “Deve essere pesante” “No, il lavoro non mi spaventa, ho sempre fatto di tutto. Chi si ferma è perduto”. “Già” dissi.

Non persi tempo e iniziai a scriverle messaggi al telefono. Iniziai con domande sceme. Poi passai a vignette altrettanto sceme.

Raramente rispondeva. Non la vidi per moltissimo tempo.

I “mostri” alla notte continuano ad arrivare, quando ero ragazzo pensavo alla casa come ad un rifugio di quiete e sicurezza e non mi potevo immaginare altro, invece loro infestano la mia casa e mi ricordano le scelte sbagliate, l’amore che non c’è più e la corsa del tempo, sempre uguale, senza emozioni, senza slanci.

Più corro più non vedo meta, più penso più cado e striscio.

Fortunatamente lavoro molte ore al giorno, così la giornata passa e non torna mai più.

“Deve fare questi esami, è una prassi dell’azienda. Non si preoccupi le diamo un giorno così ha tempo per farli, è già tutto prenotato”. “Che bello un giorno di ferie da passare in ospedale!” Pensai ironico.

Ero seduto in attesa del prelievo, la vidi mentre stava pulendo i vetri davanti a me.

“Ciao” le dissi mentre era girata. Lei si voltò, mi sorrise e inaspettatamente disse “Ciao, pensavo di non vederti più! Come stai?”

“Solita vita” risposi. “Stai male?” “No, soliti esami di routine”.  “Tu che fai di bello?” “ Io?, Vedi ho fatto carriera ora lavoro qua …” disse ridendo. Era sempre di buon umore.

“Ti ho scritto qualche volta, ma non mi hai risposto …” “ Ho letto, scusa, ma dovevo sistemare una questione”, abbassò lo sguardo, percepii un velo di tristezza, non dissi nulla.

“Ora lavori solo qua?”  “ Sì, sono assunta partime a tempo indeterminato, meglio di niente”.

“Flavio, ti stanno chiamando!” “Ricordi il mio nome!”  “Certo che ricordo, le persone gentili non le dimentico”

Entrai per il prelievo, all’uscita lei non c’era più.

Ripenso ai miei viaggi, a quando, senza fiato, ero davanti al Taj Mahal « Una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo », scrisse Tagore.  Un mausoleo per la moglie tanto amata, il tempio dell’amore.

Perché, nonostante tutto, ho paura di non innamorarmi più. Non posso fare questi discorsi con i colleghi, intenti a collezionare donne solo per una notte, corpi morbidi dispensatrici solo di piacere fisico.

“Ciao, non ti ho più vista all’uscita. Volevo salutarti”, le scrissi appena fuori dall’ospedale. “Grazie, avevo da fare, spero tutto bene per i tuoi esami”.

Ogni tanto le mandavo qualche vignetta divertente e lei mi rispondeva con un emoticon sorridente.

Questa volta mi rispondeva sempre.

Una sera le mandai una vignetta romantica, la risposta non tardò ad arrivare.

“Che bella! Non ti facevo così romantico” “Vedi che sorpresa?” risposi io. “Sono abituata a uomini diciamo più legati al concreto”  Non sapevo cosa scrivere allora scherzai: “Non ti ho ancora chiesto se vuoi venire a vedere la mia collezione di farfalle …” “Che triste uccidere e chiudere in teche le povere farfalle, preferisco un uomo che mi dica: “Vieni a casa mia ti amerò per tutta la notte e assieme conteremo le stelle.. tutte”

Come dirle che mi sarebbe piaciuto scriverlo, ma non osavo …

Non riuscivo ad incontrarla e passavo la sera a chattare con lei.

“Che bello un uomo che mi ascolta!”, mi diceva. “ Sono complicato, mi appaga molto l’intesa cerebrale con una donna” “Sei vero o finto?” mi scriveva divertita!

“Le raccontai un po’ della mia vita e del fatto che non vedevo più mia mamma e mio fratello”

Rimase molto colpita “Perdonali , non ti hanno avvisato della morte di tuo padre perché eri irreperibile”

Non riuscii a dominare la mia rabbia e lei non ne parlò più.

Non ho avuto molte donne, non sono bellissimo, ma la mia indole così sensibile non mi permette di avere relazioni in cui non mi batta forte il cuore, senza sentimento, senza complicità.

Le relazioni sterili che appagano solo i sensi, mi raffredderebbero l’anima  e dopo mi sentirei ancora più solo.

Con lei parlavo molto, in chat al telefono. In casa mia ora c’era il cane e la sua voce, le sue confidenze che facevano da scudo ai “mostri” sempre in agguato.

“Ti esprimi molto bene, sai due lingue straniere. Che studi hai fatto?” Mi chiese all’improvviso una sera.

“Sono laureato in lettere” “Immaginavo … in Italia bisogna studiare per amore della conoscenza, poi bisogna prepararsi a fare tutt’altro, oppure un lavoro bisogna inventarselo”.

Non le ho parlato dei progetti, dei sogni, delle scelte sbagliate. Ora la mia vita è questa e lei, sempre così allegra e positiva, annullava il prima e il dopo .

“Verranno tempi migliori” disse

“Andrà tutto bene” diceva mia nonna.

“Questa sera mio padre mi lascia l’auto, ti vengo a trovare” mi scrisse una sera.

Non ero preparato, non ero pronto ad un momento così emozionante.

Le emozioni forti se non si provano per tanto tempo poi si temono. Troppa bellezza fa paura, troppa luce acceca. “Vieni pure ti aspetto”

Arrivò bella e sorridente come al solito. Entrò in fretta. Si diresse verso il divano, si tolse le scarpe e si coricò.

Io chiusi la porta e rimasi a guardarla.

Lei mi guardò e sorrise “Devi farmi un regalo” Mi avvicinai al divano e mi sedetti accanto a lei.

“Quale?”  “Devi fare pace con la tua famiglia, loro ti amano”

Abbassai lo sguardo e non risposi.

“Posso darti un bacio?”

“Sono stanca ho lavorato molto … fai quello che vuoi …”

“Andrà bene!” diceva mia nonna, mi abbracciava e diceva “Andrà tutto bene!”







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Profilo Autore: Barbara  

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Commenti  

sasha
+1 # sasha 01-10-2017 15:43
https://www.youtube.com/watch?v=Xj8L0NVpTCo

ho letto tt il racconto... scrivi bene!!! andrà tt bene! :)
Barbara
+2 # Barbara 03-10-2017 21:14
Grazie Sasha per la bella canzone e per il gentile commento. Buone cose
Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 05-10-2017 14:30
Un'affermazione che mi è capitato di farla a me stessa in un momento molto triste, cosi adesso lo dico anche a te, andrà tutto bene, non può essere sempre buio, arriverà anche l'alba ad illuminare gli occhi, ciao.
Barbara
+1 # Barbara 05-10-2017 14:57
Ciao Silvana GRAZIE!! Un abbraccio.

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