Dove siete?
Ride il destriero sotto la roccia,
una barca porta il vaporetto al monumento
e il cervo brinda al mare.
Parsifal cerca ancora un Re pescatore
e sale l'odore dello iodio.

Sbagliato tutto ricominciamo.

Rema il traghettatore dei porci
belando alla luna...
Il lupo cattivo fa il bagno nella vasca della nonna
di ciuccetto rosso.
Bagnoschiuma e sbava di fisco rastrellando il pelo.
“Oh come porti i capelli bella bionda tu li porti alla bella marinara”
Il barcarolo va controcorrente e l'elettricista sbaglia polo.

Sbagliato ancora riscrivi il racconto

Eletti a letto e elettori,
non politica parli tu come esprimere te stesso
di non capire perbene cosa tu dire.
Siamo poeti o no?
Ma vaffanculo disse qualcuno.
Mi webbo un po' in questa serata spastica e influenzata
Etciùùùùùùùùùù.
Guardo un ciufolo su coogle e mi spupazzano ciufoli pure sulla carta igienica da parata.
Pare se vi pare e si fa fatica a capire il testo.
Sei libero lettore?
Sei veramente libero?
La serata non ispira e me ne vado a rubare fiori al cimitero.

Cimitero

Il signor Beppe riposa in quel loculo e nessuno porta flowers.
Artù ha perso excalibur e Parsifal gli depone a memoria una spada di plastica export original CE.
Lì vedo la foto del mio professore ditagliano e detto ciò si capisce perché non ha fatto carriera.
Accipicchia pure il barbiere è molto morto e ora racconta le storie di zoccole a un adepto di papesatan che va da lui per la barba ogni sera.
In fondo brilla il lumino del vecchio arciprete che sgommava con una vecchia Renault.
La cripta sa di muffa, il tetto crolla e la chiesa se ne sbatte del suo vecio servo.
Girando a destra rispetto al riposante sacerdote noto un'anima che frega l'alcol per pulire le ossa dei morti.
Uno zombie strimpella Thriller di Michael Jackson davanti a un drappello di amici.
Un gatto morto slinguazza inseguendo una gatta morta che un tempo lavorava al crazy horse.
Persifal mi segue come un'ombra e mi sussurra del Graal.
Riposa la verità della salvezza nel cimitero della immondezza.
Giriamo in tondo e per la fame arrostiamo un braccio preso all'ultimo arrivato cimiteriale.
Un impiegato vissuto di stenti e morto di stenti e a stento sembra morto.
Un funerale decoroso e poi che gli si tagli un braccio non fotte più a nessuno.
Preparo un fuoco fatuo e per legna vado a fregare le bare dei disseppelliti di fresco.
Arriva a farci compagnia un suonatore di fisarmonica e ci racconta il suo passaggio alla gran cassa di faggio.
Un tale in lambretta pare che lo abbia messo volutamente sotto maciullandogli le gambe.
Per fortuna le braccia sono rimaste intere.
Cantiamo tutti canti Apache e l'uomo bianco non può entrare nel nostro sacro terreno.
Mi spupazzo uno scarafaggio succhiandogli le interiora.
Meglio delle cozze avvelenate.
Che serata al cemetery... Poi mi ricordo dell'incipit poetico.
Dove siete?
Dove sono?
Una scritta reca se stessa allo sguardo di colui che entra distratto.
Volete sapere cosa reca la scritta?
Non ve lo dico.
Sono dispettoso questa sera.
«Persifal telefona al carontaxi, andiamo via da questo inferno.»
«Sì, Artù»
Ma allora Artù eri tu, cazzo potevi dirlo prima.

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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