Scorre la portiera e salgo ho un abbonamento per l'inferno.
“I sedili posteriori sono liberi”
“Grazie autista, però mangi un po' di più ha un aspetto scheletrico”
“Vorrei vedere lei a guidare da cent'anni”
“Beh, si riguardi almeno”
“Lo farò senz'altro”
Proseguo in fondo, mi siedo e aspetto. Salgono altri passeggeri o almeno così sembra dal blaterare dell'autista, io non noto nessuno.
Centrifugo come una lavatrice nell'attesa della partenza. Butto lo sguardo in strada e il cuore va a mille nella speranza che tu salga.
Le porte stridono sui cardini, una sgasata nera di petrolio combustibile annerisce il circondario. Tu non sei salita e io sono morto.
Arrivo in orario. Ore sette e cinquanta. Vago disperato in cerca del nostro panino al salame. Salame io nel cercarlo. Un chiosco sporco e vecchio vende panini dal sapore inconfondibile dal profumo estasiante.
Ti saluto e non ci sei, mi siedo sul marciapiede e ti parlo, ma non ci sei.
“Salve ma non smonta mai lei?”
“Avanti vieni su e non far storie, i sedili posteriori sono sempre liberi, e non toccare nulla, m'inzozzi tutto con quelle mani unte di salame”
“Ecco il biglietto”
“Che schifo!Vai dietro dai”
Arrivo dove devo arrivare, comunico ufficialmente il fine giornata, mi chiudo nel mio mondo e disegno fino a tardi.
Nanna nanna.
Sveglia, un colpo d'acqua gelida ai riccioli... e chi li tiene.
Corro, corro. Piazzetta con svolta e palme. Protesto in comune prima o poi, possibile che non mettano una panchina decente.
“Buon giorno autista, sempre più magro!”
“Fai poco lo spiritoso, mi divertirò tra qualche anno, quando avrai la mia stessa faccia, già incominci a perdere i capelli”
Sedili posteriori come al solito e attendo in centrifuga.
Cavolo è lei! Oggi andiamo alla grande, centrifugo, centrifugo.
Mi guarda e non badiamo a convenevoli, si parte... con le lingue e via col detersivo della libido. Ma chi se ne frega tanto gli altri sono morti...
Cavolo ma siamo già arrivati, stacco la lingua e le metto in quarantena.
Panino al salame e m'ungo la voglia. Mezzogiorno e non vedo l'ora, non porto mai l'orologio e il cellulare non esiste.
“Ciao autista l'ha vista per caso?”
“Guarda che è dietro, t'aspetta”
“Mi fiondo a propulsione atomica, le smonto le tette e me le tengo per cimelio, poi aziono lingua a 33 giri”
“Piano che mi rovinate i sedili”
“Pensa a guidare, autista”
Torno in stanza e piazzo lo stereo nell'armadio, apro le ante con i poster della Ferrari, attorciglio le luci di Natale nella carta stagnola, smonto la bambola della sorella e frego il piccolo meccanismo interno. Via allora discorockpork, un disco di Vangelis e luci oscurate e tappate dalle tapparelle abbassate.
Notte d'esaltazione da notizia di cronaca e disegno al buio, tanto lei la conosco al tatto.
Tutto ricomincia: il mio amico autista, il percorso delle sette e cinquanta e il limonaggio alternato.
Cazzo che vita, qua sì che si balla.
Continua così per parecchio e un giorno si e uno no s'inseguono con quell'autista che non si fa mai i cazzi suoi e manco la vita se li fa.
Come sto bene ho fatto il pieno di lingue e tette.
“Autista vai”
“Stronzo guarda che lei non c'è”
“Porca vacca, verrà domani, dai”
E invece no, non la vedo da una settimana.
“Sali stronzetto, visto che ora hai la mia stessa faccia!”
“Faccia?”
“Guardati allo specchietto retrovisore”
“Che mi venga un...”
“Non fare così avete tutti la stessa reazione ogni volta, ti conviene andare a sederti nel centro, insieme agli altri, i sedili posteriori sono riservati”
Mi siedo e guardo fuori, tanto non mi costa nulla. Il buco allo stomaco s'allarga sempre di più.
Ma quella è lei e sta con un altro... e fanno...
Maledetta, me la paghi.
“Ehi, dico a te puttana, non mi vedi più?”
Mi passa davanti come se non esistessi, urlo come un indemoniato: non serve. Non vede.
“Stronzetto, hai capito ora?”
“Sì, autista”
Un consiglio per voi che aspettate alla fermata.
“Non limonate con la morte, ha mille facce, finirete per non scendere più dall'autobus e nessuno vi vedrà”
Vai autista dai gas mortale e partiamo.
“Ragazzi su con il morale cantiamo qualcosa”
“Quel mazzolin di fiori?”
“Azz, non né conosci altre?”
“No ai miei tempi andava in voga quella”
“Va beh, tutti in coro allora, quel mazzolin di fioriiiiiiiiiii... che vien dalla montagna!”
E dietro intanto lei limonava con il prossimo...

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili*   Sostenitore del Club Poetico dal 17-11-2017

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