Il sole era ormai ubriaco del suo stesso esagerato calore. Cadeva in acqua tuffandosi piano sulla retta che separava il cielo dal mare di Sabaudia. Visibilmente affascinato da questa leggiadria, Saverio, nell'attesa di Fabiana continuava a seguire l’evoluzione di un tramonto per lui così importante. Probabilmente, in una sorta d’irriverente sfida, il pensiero era corso al “suo” mare di Pentimele, in quel di Reggio Calabria dov'era nato e dove aveva vissuto la giovinezza prima di trasferirsi a Roma. Il suo animo romantico ancora una volta non lo abbandonava e non a caso aveva voluto scegliere, sarebbe meglio dire imporre, lui, il luogo dell’incontro.

“Pensavo non venissi.”

“E perché mai? Ti dissi, se ben ricordi, che adoro questo tratto di spiaggia. Lo trovo riposante. Non c’è mai tanta gente e, per quanto isolato, un panino e una birra li rimedi sempre. Stasera poi alla vecchia pianola del bar c’è Nico, mio cugino.”

Saverio guardò con insistenza la collega d’ufficio per registrarne l’aria che sentiva già gradevole. Come in cuor suo aveva sperato, quei capelli neri non erano stati legati alla nuca. Fluivano con garbo sulle spalle e sulle orecchie e in parte anche sulla fronte senza per questo sacrificare alla vista il verde degli occhi. Pantaloni e camicetta attillata, Fabiana vestiva di bianco e ciò gli appariva strano sapendo quanto quella donna amasse i colori. Per fortuna non aveva dimenticato di indossare il foulard smeraldo che a lui piaceva tantissimo. In quei ventotto anni vi era straripante bellezza da cogliere e custodire con cura.

   In azienda i primi approcci promettevano bene. Giorno dopo giorno s’infittivano. Si arricchivano di qualche confidenza in più e si coloravano d’intimità per via di certi tentativi di messa a fuoco, ancora timidi ma promettenti. E tuttavia, sul lavoro, stavano obbedendo al rituale rispetto dei ruoli e all'esigenza di trovare un comune riparo da occhi indiscreti e orecchie un po’ troppo deste.

“Se penso al rientro in ufficio, sento già il gelo dell’inverno! Come sono andate le ferie? ” - domandò Fabiana.

“Quando torno a Reggio, per me va sempre bene. Tu, però, goditi questi ultimi giorni e fammi la cortesia di non pensare al commendator Marengo.” - rispose Saverio, tradendo un tono pressoché paternalistico.

Il viso di Fabiana s’incupì:

“Non nominarlo, ti prego. Non sopporto quel vecchio fanatico e fargli da segretaria mi procura un senso di fastidio e disistima.”

Tutte cose che Saverio sapeva, nonostante fosse trascorso poco tempo dalla sua assunzione come direttore editoriale della Maredit S.p.A.

   Scrittore di lungo corso, non poteva certo definirsi un romanziere di successo. A dire il vero, qualche riconoscimento importante non era mancato ma ciò di cui avvertiva costantemente l’assenza era l’ispirazione illuminata per un progetto narrativo di più alto respiro che pure aveva sempre inseguito. Così, forte di un’intensa esperienza maturata nei salotti letterari dell’Urbe, pensò bene di fare gavetta come critico letterario presso una piccola casa editrice e successivamente presso un’altra, più grande, che gli consentì di fare un buon salto di carriera accettando la Maredit. I suoi cinquant'anni, considerata la crisi economica, erano quindi ben difesi in attesa di tempi migliori. Di contro, sotto altri aspetti più personali, quell'età nascondeva notevoli insidie. Qualche storia d’amore di buona intensità e un’altra, più seria, non furono del tutto fortunate e non è il caso adesso di andare a cercare i motivi e i colpevoli. Abituato da sempre a stare in mezzo alla gente, era cosciente del fatto che vivere da solo non lo realizzava compiutamente. Del single riusciva, però, a cogliere certi vantaggi. Si appropriava di un senso di più ampia libertà che lo metteva nelle condizioni di sgocciolare ugualmente un’esistenza dignitosa in cui c’era spazio per i rapporti umani e per qualche amicizia da coltivare.

   In questo collaudato microcosmo, Fabiana era un’opportunità da non trascurare e nel cuore di Saverio, man mano che i due si conoscevano meglio, quella donna ora rischiava di andare a occupare uno spazio delicatissimo. La sensibilità di Saverio costituiva un pericolo per entrambi. In lui la predisposizione a percepire in anticipo reazioni e contro reazioni dell’animo umano, tracciava un viatico di sofferenza affettiva. La serietà che riversava nel fiutare e sentire amore verso l’altro sesso rappresentava un freno nella capacità di prendere iniziative convincenti per dar vita a un serio rapporto.

   In Fabiana, l’iniziale approfondimento di pregi e difetti caratteriali e il passaggio a una comune visione intima e reciprocamente gratificante, incuteva timore. L’ultima delusione sentimentale, di cui aveva parlato a Saverio, le aveva lasciato un segno netto, inconfondibile, una cicatrice ancora lungi dal sentirla guarita.

   Intanto il sole stava completando il suo tuffo. I lampioni e l’insegna del piccolo bar presto si sarebbero accesi.

“Dai! Avviciniamoci un po’ a riva.” - disse Fabiana la cui attenzione era stata catturata da una barca con i fianchi verdi e azzurri e sulla quale un pescatore stava sbrogliando una rete.

“Ascoltami mio caro Saverio. Se tu guardi attentamente quella rete, vedi me. Io sono tutta ingarbugliata e devo trovare il bandolo per liberarmi.”

“Posso provarci io, posso farcela.”

“No! Devo farlo da sola. Soltanto così potrò ritrovarmi integra, pronta per sentirmi utile.”

“Non so se mi sto innamorando di te, ma so che se mi sto innamorando di te è giusto dirtelo.”

Cos'è? Un meraviglioso incipit per il tuo prossimo romanzo?”

“No, Fabiana. È Saverio Marra che ti sta parlando qui in riva al mare, in questo fine agosto e davanti a questo sole che prima di tramontare del tutto vorrebbe essere testimone di quanto ho detto.”

“La tua è un’affermazione che mi pare non richieda risposta, o sbaglio?”

“Richiede comunque una replica, qualunque essa sia.”

“E allora concedimi di dirti anch’io una cosa… non so se non mi sto innamorando di te, ma so che se non mi sto innamorando di te è giusto dirtelo.”

Il viso di Saverio si rabbuiò:

“Che sciocco sono stato a prefigurarmi una bella storia. I sogni d’amore sono sempre i più difficili da realizzare. Diventano utopie quando si vorrebbero fondere armonicamente cinquant'anni da una parte e ventotto dall’altra. Scusami Fabiana. Sono un ingenuo, un romantico perdente.”

“Non mi sento pronta per questo viaggio da fare insieme ma sappi che ti voglio bene. Se anche tu me ne vuoi, ho un’idea meravigliosa.”

“Dimmi.”

“Tu scrivi bene, sto leggendo il tuo ultimo libro.”

“Non capisco cosa c’entri con l’idea meravigliosa…”

“Quando tornerai a casa, accendi subito il PC e fai lavorare la tastiera senza sosta. Dai inizio a un nuovo romanzo, al nostro romanzo. Racconta questa nostra storia e portala a compimento, esattamente per come l’avevi immaginata. Vedrai, sarà come se ci fossimo amati.”

Saverio annuì non senza averle prima dato un bacio.

   Sulle note di “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri, Fabiana lo afferrò per un braccio, gli sistemò il giubbotto blu, gli passò una mano sui baffi, gli accarezzò i capelli brizzolati e spalancò un sorriso:

“Forza Saverio, andiamo ad ascoltare la pianola di Nico. Stasera offro io: una pizza, una birra, un caffè e del whisky. Ma non farci l’abitudine, eh!”

Il sole affondava l’ultima parte di semicerchio. Il mare già faceva da guardiano alla sera che, quieta, avanzava per fare spazio alla notte.

 

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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