E’ dolcissimo scrivere su questo foglio stropicciato. La mia mano trema, ma pensare mi regala un po’ di luce in quest’inferno senza fine.

La notte è lunghissima, non trascorre mai e la mia notte è ancora più lunga.

Sono qua compresso fra sogni ed incubi, il mio dolore è immenso, senza tregua, come se una lama mi tranciasse la pelle.

C’era il sole quel giorno, la campagna era silenziosa, faceva quasi paura, nemmeno un rumore, nemmeno un sospiro, nessuna voce. Erano ormai giorni che attendevo quel momento, sapevo che sarebbe arrivato e mi avrebbe raggiunto inesorabile. Ormai adulto, anche il terreno che mi circondava sembrava ferito come me; di lì a poco gli abiti mi sarebbero stati troppo larghi, non mi restava niente in mano se non un ammasso di nullità. Intorno a me il vuoto !

Guardavo colui al quale non avrei potuto mentire: me stesso.

Lo interrogavo con gli occhi, cercando di nascondere rabbia, delusione e paura.

Quante parole in quegli sguardi muti, un uomo che fa una scelta, non deve tremare, non può, mi ripetevo ogni secondo.

Sembravano così lontani i bei tempi, guardavo le colline intorno, vedevo che c’era il sole, ma il suo calore era così distante. Le ferite, mi rendevano sempre più debole, il mondo mi aveva ingoiato, come un boccone superfluo.

Pensai al mio amore per la scrittura.

Fino a quando avrò la forza di scrivere sarò vivo. Diventò il mio modo per aggrapparmi alla vita, per avvinghiarmi al futuro.

Avrei scritto di me, del mondo, dei sentimenti, sotto quelle stelle complici delle mie confidenze.

Ho parlato dell’estate, del mare, dell’amore e di questo meraviglioso tormento. Ho parlato e sorriso.
Mi sono incazzato, ma il raccontare certe cose, mi rendeva meno solo.
L’ultimo giorno, fui costretto a confessarmi un segreto, non sarei mai più ritornato là.

Mi voltai ancora una volta a vedere quel rosa antico, così forte e deciso.

Avrei tanto voluto stringere qualcosa, ma ero solo. Eppure avevo amato quel luogo.

A quel luogo avevo donato amore, tenerezza e sogni. Avessi potuto avrei fermato quell’istante, per farne un dipinto su la tela del cuore.

Salii in auto, ogni tanto mi voltavo a guardare, un punto rosa sempre più piccolo.

Oggi ho ritrovato questo foglio appallottolato dentro un cassetto, con queste parole scritte in fretta, come se avessi paura di dimenticare anche una sola delle sensazioni di quel giorno.

Rileggendo ho respirato forte e profondo.

Fu un attimo, un fulmine, la luce della mia lanterna si dissolse.

Rientrai nel traffico, i miei pensieri vennero squarciati da mille esplosioni. L’inferno mi aspettava.

Ero stato assalito alla spalle, con poco rumore. Ho sempre pensato ad un nemico diverso, con un volto diverso, ma non quello e dietro a quel nemico eccone un altro ed un altro ancora.

Non ho mai avuto armi, se non le parole, son caduto all’indietro, con un grido strozzato, una eco che risuona tutt’ora nelle mie orecchie, cullandomi in una nenia imbevuta di colpa.
Mi svegliai, all’alba del mattino seguente, in quella stanza vuota, mi sembrava di essere in fondo ad un pozzo.
Nel delirio ho rivisto tante cose, i profili dei nemici, ma niente potrà rubarmi i ricordi stampati nel cuore.

Ma non credo che tornerò.

Di ciò che ero non è rimasto molto e di quel giorno resteranno solo queste righe, ho perso molti anni e chi vorrà raccoglierli potrà farne dei fiori.
Si, adesso sono un’altra persona, diversa e peggiore…

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Profilo Autore: Gieffepi  

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