Si era spento da tempo nella sua giacca grigia, e camminava soltanto per fare credere che

fosse tutto passato: il ricordo passato, l’amore morto e passato; anche se era sempre più triste e fuori di sé.

Una mattina, un oltraggio, nessun sole sul faggio, e la sua giacca grigia qualche metro più in là;

tanta gente passava, distrattamente passava, senza neanche un pensiero sbadato da perdere.

Tutte piene delle loro frette, angosce di scarpe e di biciclette, procedevano senza segni di strazio o di qualche interesse, comodamente, verso il loro consueto

“chissà”.

“Non guardare, cammina” disse il nonno al nipote quando questi di colpo esclamò: “c’è un uomo nudo che dorme nel prato, la testa è sotto a quel ramo spezzato”.

Qualcuno, colpito da tanta indecenza (un ramo spezzato non è cosa da dare a vedere, si porti pazienza) fece un fischio, così un vigile accorse lentissimo nei suoi

passi di
lardo, e ciondolò fino al ramo, dove, pestando una mano a quello senza la giacca, prese fiato e ansimando sbuffò: “il ramo, certo, lo faccio levare, ma il

disgraziato -nudo- schiacciato lì sotto, che ha voluto farsi questo bel volo, io lo conosco, l’ho visto
anche ieri come ogni sera, seduto per terra che rideva e beveva

vaneggiando da solo.

Arrivata la zia, a dar qualche conferma, e senza pene alla fine giurò che lo prometteva ormai da tantissimo tempo con la luce degli occhi: “questo è l’albero che da

sempre cercò”.

La vecchia intonò una strana preghiera, e guardandosi intorno sperava che qualcuno pregasse con lei: “Santa Pace tu che perdoni ed accogli, tu che a nessuno

neghi la tua pietà, fa che questo fallito perdente ritrovi in attesa tra le tue braccia i suoi vecchi libri di sempre, un po’ di dolci innocenti promesse, e qualche vanità”.

Il vigile non si scompose, e tra la gente che non s’era accorta, ammirando il culo a quattro ragazze, disse che gli spazzini avrebbero fatto assai presto, e si sarebbe

tolto quel ramo senza dubbi e senza pretesto, ma il povero infame, sarebbe rimasto a levare la fame a qualche randagio, o ai topi e alle gazze.

La madre distrutta quel dì non accorse, e, struggendo in pianti per quel dolore immorale, frugò affranta nella sua agenda cercando un fabbro capace, ed un

giardiniere.

Il padre afflitto sospirava al pensiero, mettendoci tutta la passione e la cura, che per le docce del sabato sera, finalmente finiva la grande tortura.

Il prete stesso, che non conosceva, promise di chiedere all’Onnipotente, tanta pazienza e qualche moneta di vile perdono: anche se, morendo a quel modo, s’era

fatta palese l’essenza scadente di tutta la vita di un inutile uomo.

Settembre -intanto- pioveva sui campi e le strade, mentre qualcuno essiccava del grano, e in quel profumo, volando lontano, si accompagnavano nell’ultimo viaggio

un anima stanca e la sua libertà, mentre ormai il
 giorno vestiva da sera le solite misere storie di chi non ce la fa.

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Profilo Autore: Davide Bergamin  

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Commenti  

Tea
+2 # Tea 21-09-2019 16:13
... mi è piaciuto molto... fa riflettere ... ciao :sigh:
Davide Bergamin
+1 # Davide Bergamin 22-09-2019 23:28
Il fatto che tu abbia letto mi fa tanto piacere. Grazie di cuore...
Silvana Montarello*
+1 # Silvana Montarello* 22-09-2019 19:15
Bellissimo racconto, bravo.
Davide Bergamin
+1 # Davide Bergamin 22-09-2019 23:28
Grazie per aver avuto la pazienza di leggere...

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