Scettico. Fu quella la mia prima reazione alla situazione e credo che chiunque altro sarebbe rimasto disorientato in simili circostanze. Stavo seduto a gambe incrociate al centro della piazza, con lo sguardo incantato a guardare quella statua. Riflettei a lungo, in quella posizione e in totale solitudine … Mi chiedevo “Ma perché proprio a me?Ero un prescelto oppure veramente tutti coloro che si fermavano dinnanzi al memoriale erano costretti a tali visioni?”
Nel frattempo, osservavo la margherita e la accarezzavo come fosse mia figlia. In effetti, quell’ectoplasma mi tormentava ancora la mente e, condizionato dal terrore, pensavo che era meglio trattarlo con cura quel semplice ma bellissimo fiore.
Nonostante lunghissime ore di meditazione in quel luogo arido e solitario, rimasi con molti dubbi sulla mia sorte, ma decisi di non farli pesare sulla mia coscienza.
Mi venne all’improvviso un bestiale desiderio di bere qualcosa: l’estate imperversava ed io non avevo un goccio d’acqua a portata di mano. Entrai quindi nel bar del paese, con fare da forestiero, come in effetti risultavo essere. Restai per qualche minuto immobile all’ingresso, imbarazzato per avere gli occhi di tutti puntati addosso. Feci dunque un passo avanti e un signore alto, robusto e dai lunghi baffi brizzolati si avvicinò a me, con un fare da superbo che mi rendeva visibilmente preoccupato. Lo squadrai da capo a piedi e entrai all’improvviso in uno stato d’angoscia. Magari era la persona più benefattrice al mondo, ma a me non rassicurava, proprio per niente.
Balbettò qualche verbo in maniera confusa, di modo che io non capissi nulla. Infastidito da ciò, invitai
il signore a ripetere gentilmente ciò che aveva detto. Egli non esitò e mi chiese, con chiare parole: “Ciao ragazzo … Sei tu per caso quell’ignorantello che è caduto alla fregatura della statua?”
Io navigavo sempre di più nello scetticismo e mi domandavo come questo scorbutico avesse potuto vedermi nella piazza a parlare con quell’ectoplasma. Mi diedi del tempo , per meditare una risposta sensata ad una domanda così scema … Alla fine, farfugliai una frase, forse due, del tipo: “Ignorantello lo va a dire a qualcun altro, signor Villano. Forse Lei ritiene sia facile avanzare offese ai ragazzini come me, ma lei non sa che dietro questo esile corpo da ragazzino c’è una mente da gigante. Se quella statua si è rivolta a me, significa che la mia superiorità rispetto agli altri è evidente, signoraccio ignobile!”
Il signore digrignò i denti e strinse i pugni dalla rabbia: era palese il suo rancore e, molto probabilmente, si sentiva trattato come un fantoccio. Cercò allora di deviare il discorso, forse perché lo avevo lasciato a bocca asciutta. Aspettò qualche minuto e disse, in tono provocatorio: “Mmh … Bello quel fiore! Ho una moglie altrettanto bella che lo meriterebbe alla grande! Cosa ne diresti di regalarmelo? Tanto tu non avrai nessuna donna da accontentare, piccoletto di mamma!”
Dopo aver udito tale richiesta, cominciai a fremere dal desiderio di vedere la sua faccia sanguinante. Iniziavano sul serio a darmi fastidio questa arroganza ingiustificata e la continua incoerenza di questo tizio: ubriaco, a mio parere, uno stupido ubriaco che si divertiva a disturbare i ragazzini attraverso atteggiamenti idioti. Lo guardai in viso con la cattiveria di un lupo, concentrai tutte le mie forze nelle mie braccia, colsi al volo l’istinto e il destro mi partì dritto e violento verso il suo volto. L’uomo bloccò con prontezza il mio arto cinico, stringendomi lievemente il polso.
Mi guardò con l’odio feroce di un assassino e mi avanzò una proposta alquanto strana: “Vuoi da bere qualcosina? Magari un whisky o una tequila, così ti calmi un po’.” In effetti, ero entrato in quel locale per bere qualcosa, di conseguenza accettai subito di farmi ordinare un bell’alcolico di quelli dissetanti. “Tequila, grazie!” replicai serio e nel giro di pochi minuti mi arrivò un bicchierone da litro pieno di quella bevanda.
Perplesso come al solito, iniziai a gustarmelo, provando un piacere estasiante e iniziai ad apprezzare la compagnia di quel signore. Egli se ne stava seduto di fronte a me ad un tavolino del bar e si dilettava a raccontarmi la sua vita, fatta di rapporti incestuosi e crisi d’alcool.
 Nel frattempo, ci stavo per entrare io in una bella esperienza alcolica: ero felice sì, ma iniziavo a comprendere la metà delle parole di quel villano.
Poteva fregarmi?Sì, poteva farlo da un momento all’altro e persino senza troppa fatica; fortunatamente, nonostante il mio stato alterato di quella sera, ricordo ancora tutto ciò che è accaduto ed ho potuto riscriverlo nella maniera che ritengo ancora oggi la più veritiera in assoluto.
Continuò il dialogo e il signore arrivò improvvisamente a parlare del fiore; così mi domandò, in maniera schietta, senza farsi troppi problemi: “Senti ragazzo, non è che tu abbia maturato un certo disprezzo verso quel fiore che porti in mano?” Con uno scatto rapido, abbassai la testa sul tavolino e toccai compulsivamente il fiore, per accertarmi di averlo ancora con me. Con la foga di chi è sobrio, gridai: “No, non te lo do questo dannato fiore! L’amore non si compra caro mio!” Il mio interlocutore si passò le mani sul viso, esternando un’imbarazzante difficoltà.
Mi spiazzò ancora una volta, in quest’occasione ancora più terribilmente. Lo fece suggerendomi una partita a biliardo contro di lui, in quello stesso bar. Io accolsi al volo l’idea e mi portai verso il tavolo da gioco con lo sfidante e con la margherita in mano.
Non mi venne alcun dubbio: forse perché il mio stato d’ebbrezza mi portava ad ascoltare le parole degli altri con una certa passività e ad accertarle per quel che erano, senza indagare tanto sulle stesse.
Bene, era la mia prima partita a pool da ubriaco: emozionante, direi; ero galvanizzato dalla presenza di tre amici del villano, che si erano accomodati sulle panchine situate attorno all’arena di battaglia. Lasciai il fiore in custodia a questi tre individui e iniziai la sfida amichevole di carambola contro quell’ignorante.
Si vedeva che ero fortemente ebbro: non centravo una buca, a favore del mio avversario che sembrava un vero campione di biliardo. Ah, brutta cosa l’ubriachezza: mi prese il cervello e me lo mandò in poltiglia … Beh devo dire che me ne fregai: cosa c’era di più divertente di una partita a carambola in quelle condizioni? Non me ne importava nulla se ci fosse stato qualche secondo fine dietro quel giuoco: l’importante era lo svago, il resto rimaneva superfluo … Bah, ragionamenti da ubriaco: sta di fatto che persi la partita e fui costretto a pagare tutto.
Prima di andare alla cassa, osservai per bene le panchine famose e mi accorsi con grande amarezza che non vi erano più quegli amici del signore. Quest’ultimo mi scrutava con sguardo vittorioso e disse, sogghignando: “Ah, canaglia! Pensavi di farla a me! Ora paga, brutto stolto: ti aspetto all’uscita e bada bene di non perdere il tuo amato fiore.” Oddio, quel signore aveva pronunciato quasi le stesse parole che aveva enunciato il fantasma della statua. Mi riguardai alle spalle per vedere se casualmente mi balzava agli occhi quella margherita; no, di essa nessuna traccia, nemmeno l’ombra: sudavo freddo!
Tornai a chiedermi: come può quest’uomo sapere quel che è successo? Ipotizzai per un momento che quel signore potesse essere una rudimentale incarnazione del monumento. Bah, pensieri poco carichi di lucidità, emersi mentre barcollavo stordito verso la cassa.
Saldai con prontezza il debito verso il bar per il biliardo e mi mossi verso l’uscita del locale, con una camminata confusa e traballante. Feci per uscire definitivamente da quel posto, ma ecco che mi balzarono davanti i tre amigos col fiore in mano.
“Buonasera vigliacchi! Colpitemi alle spalle, razza di deficienti!” pensai ad alta voce mentre i miei nervi fibrillavano per la tensione.  Uno dei tre, quello apparentemente più prestato fisicamente, mi prese per il collo con uno scatto felino e mi minacciò violentemente, usando i seguenti termini: “Ehi piccolo scellerato! Abbassa le alette da gabbiano: non siamo nel mondo delle fiabe! Lasciaci questo fiore: serve al nostro padrone, quel signore che tu chiami Villano. Ti conviene ascoltarci, altrimenti ti condanneremo ad una impiccagione durissima!” Ascoltai con disinvoltura queste parole, ma la mia minima attenzione fu sufficiente ad alimentare l’ira feroce che dominava le mie cellule.
E di nuovo caddi in atti impulsivi: senza esitare, tentai di sferrare un cazzotto potente a quel ladro bastardo. In quel momento decisivo, mi girò follemente la testa e scivolai rovinosamente a terra, mancando l’obiettivo e facendo una pessima figura. Per fortuna, i tre uomini fecero un passo indietro, per evitare il mio colpo sferrato con insuccesso. Difatti, inciamparono contro un cestino e lasciarono scappare il fiore dalle loro mani.
Nel frattempo, io stavo con la faccia piena di sangue e di polvere schifosa, spiaccicato al pavimento come una formica.
Ubriaco ero, solo uno stupido ubriaco, ma avevo il fiore tra le dita, per grazia del caso, senza neppure sapere come fosse finito in mio possesso. Mi scappò un sorriso di consolazione quando mi accorsi che la margherita era ancora intatta e stupenda, come lo era prima di tutte queste vicissitudini che state leggendo ora. Sì, quel fiore, quell’unico appagamento che mi faceva stare bene, anche se era poco tempo che lo portavo con me.
Mi alzai in piedi, affaticato e distrutto dalle mie avventure, ma con quel piglio di determinazione per affrontare al meglio quella situazione scomoda.
Tenendo tra le mani l’unico oggetto della mia felicità, guardai con un’espressione di pietà il Villano. Gli allungai una mano sulla spalla, ormai stremato dalla giornata stravolgente. Speravo che avesse compassione di me e che non mi avanzasse altre proposte indecenti. Così non fu; aprì quella sua boccaccia e mi chiese, con falsa gentilezza: “ Ti andrebbe, piccolo giovane, di venire a casa mia per gustare qualche buon bicchiere di whiskey? Te lo meriteresti davvero, dopo aver dimostrato tutta questa audacia!” Lo fissai con gli occhi luccicanti e il viso rovinato dalle ferite.
Accettai l’invito, senza troppe esitazioni e uscii dal locale affiancato da quell’uomo.
Speravo di non cadere in altre angherie e tenevo il fiore tra le mani, per non rischiare di perderlo di nuovo …

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Profilo Autore: Diego Crozzolin  

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Commenti  

Diego Crozzolin
# Diego Crozzolin 05-06-2012 01:32
Per comprendere meglio il testo, consiglio la lettura del mio racconto "IO E LA PIETRA, CON UN FIORE IN MANO (1a PARTE: UN INCONTRO PIETRIFICANTE)" , che rappresenta la prima parte della serie. Ringrazio in anticipo gli eventuali lettori :)
alessandro t.
+2 # alessandro t. 05-06-2012 10:30
mi piace molto il tuo stile..persever a ;-)
Debora Casafina
+1 # Debora Casafina 05-06-2012 10:32
Anche la seconda parte interessante come la prima ..bravo bello stile narrativo
Diego Crozzolin
# Diego Crozzolin 05-06-2012 13:10
grazie mille, ad entrambi :) appena uscirò da questo periodo nel quale devo concentrarmi per gli esami di maturità vedrò di proseguire con questo progetto ;)
CALOGERO PETTINEO
+1 # CALOGERO PETTINEO 06-06-2012 23:21
saràun piacere continuare a leggerti e in bocca al lupo (crepi) per gli esami.
Diego Crozzolin
# Diego Crozzolin 07-06-2012 02:05
grazie mille Calogero ;) e crepi il lupo :)

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