L'imperativo catatonico del "memento maori" di neozelandese memoria, si compenetra inevitabilmente in una diatriba burlamacchesca di basso profilo, supportata "of course" da una parificazione pilifera  androgenetica tale da scardinare lo status quo, ma anche qui e qua, del segmento equinoziale proteiforme dello stambecco di montagna, noncurante peraltro, delle conseguenze  preterintenzionali del percorso  palliativo destroconvesso e oscillatorio proprio del pendolo di Foucault....solo nel periodo premestruale però !
Per questo motivo, l'accantonamento  compulsivo delle scatolette di tonno scadute da più di tre anni con rare tracce di ruggine, configura una sorta  di cerchiobottismo luciferino tardo barocco non esente, però  da una triangolazione sistematica dei quadrati costruiti sui cateteri,  con relative ricadute sui raccoglitori precari di pomodori soggetti al più  bieco e devastante caporalato pseudo mafioso.
Dunque, considerando la carica protonica proveniente dai profumi del lardo di Colonnata prodotto illegalmente  da un lontano cugino di Matteo Renzi, si evince che ,
inesorabilmente, la produzione e la vendita di Chanel n.5 tarocco nei mercatini rionali della Vucciria,  precipita in caduta libera con conseguenze catastrofiche nella sudorazione compulsiva degli scaricatori di porto del sud del Mediterraneo con indice barometrico di umidità del 50%.....
Si, ..ma poi, alla fine... chi se ne fregaaaa !!
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Caput primum

Il cippo fuori Varsavia e la comparsa di Samael Propinquus

 

Con l’alba di un altro due di novembre una fitta coltre di nebbia investì il vetro anteriore dell’autoarticolato amaranto che percorreva la statale oramai da una

buona mezz’ora, 
costretto alla deviazione da un brutto incidente nel quale al ragazzotto alla guida parve fosse coinvolta sola una Volga nera. Forse un prete, o ciò

che ne restava pace all’anima 
sua, alla guida. Ma avrebbe giurato di aver visto una suora nel cartoccio del lato passeggero.

Allan17 amava il profumo di cannella e zenzero di Varsavia a quest’ora del mattino, ma anche per un omone giulivo di centottanta chili un sudario sul parabrezza

era motivo per perdere il sorriso. 
Procedeva quasi a passo d’uomo da un po’ con il finestrino abbassato che invitava l’aria pungente a schiaffeggiargli il viso così

da rimanere sveglio, quando sul bordo della strada gli sembrò di 
scorgere una figura vermiglia. Pensò a un fantasma, e scoppiò in una risata sonora e prolungata.

Appena il tempo di ricomporsi, e frenò bruscamente. E se qualcuno avesse bisogno di aiuto in 
quella landa pallida e desolata… Sembravano dire i suoi occhi

straniti. Il tir aveva appena smesso di ancheggiare, che si sentì 
ringraziare “Vado solo poco più avanti, ma fa tanto freddo stamattina. Mi chiamo Adamantina,

e tu? “.  <Allan17> in uno spiffero di voce. Ma che nome è da dire a una signora, pensò subito. Edgar non gli era mai piaciuto. Spolverò il sedile con la mano per

lasciarla salire, e vedendosi 
le dita così tozze la spostò subito portandola sulla fronte, come per non farle male. Quasi a spolverare i suoi pensieri. Doveva solo

guidare in fondo… 
Lei era così strana con l’asciugamano sulla testa, vestita leggera per quella stagione. E così stranamente donna per uno come lui.

“Scendo qui”. Dopo così poco…  Aveva fatto in tempo 
solo a chiudere il finestrino perché non sentisse troppo freddo. “Grazie Allan17”. Sorrise. E si diradò

come la nebbia davanti all’autoarticolato. Era appena ripartito con ancora quel profumo 
di miele in cabina, quando si accorse di un fazzoletto candido accanto

alla portiera. Doveva 
esserle caduto scendendo… Fermò il bestione amaranto. La strada era ad appena due corsie, così mise gli indicatori di posizione e si

incamminò. La mattina ora quasi tersa permetteva di 
vedere a qualche metro, ma non c’era nessuno. Né case. Eppure era scesa lì, ne era sicuro. Era riuscito a

vedere solo il cippo del chilometro 13. Solo un camposanto. Dal fazzoletto che 
stringeva appena per non rovinarlo poteva sentire il miele… 

Lo stesso profumo lo attirava 
inspiegabilmente a entrare. Qualcosa come un presentimento lo fece fermare proprio lì. Tra le erbacce si intravedeva una vecchia

lapide. Spostò i rovi graffiandosi solo un po’ e lesse 
Adamantina… E una foto sbiadita sotto il muschio. La sua Adamantina. Gli cadde il fazzoletto.

Corse quasi, per quanto possa affrettarsi un uomo della sua mole. Tornò al camion e ripartì, rifiutandosi di pensare. Guidava da qualche chilometro quando una

locanda con un enorme spiazzo 
apparve dopo campi e solo campi di zenzero. Gli sembrò la soluzione a tutto: caffè macchiato caldo e croissant erano quanto di

più concreto potesse desiderare dopo… <Dopo niente…> si disse <non 
è successo niente>. All’interno un signore elegante e un artigiano chiacchieravano con un

prete, e 
una suora faceva apprezzamenti sulle nuove tazze che una donna dietro il bancone toglieva dalla scatola. E un anziano le dormiva accanto sulla sedia.

Edgar ordinò e si sedette all’angolo davanti 
alla finestra. Nel tavolo dirimpetto un uomo. Non aveva ancora affondato i denti nella marmellata quando guardò

fuori. Trasalì. Nel parcheggio una Volga nera sembrava osservarlo. Cercò di non 
farci caso e iniziò a sorseggiare il caffè.  E si mise ad ascoltare i discorsi degli

avventori. 
Parlavano di una donna che voleva mantenere perfetti i suoi capelli anche durante la notte, e della prossima apertura di un parrucchiere. “Proprio lui,

pensa che era sua zia…” diceva uno. “Ma 
in via Albatros dove lei aveva l’appartamento!?” chiedeva l’altro. “Sì, sì” ancora quello “E’ un peccato però, era una

bellissima ragazza. A volte la vedevo qui alla locanda, prendeva sempre un 
cappuccino. Dicono che una sera cosparse i capelli di miele e li lasciò avvolti in un

asciugamano. 
Il giorno successivo non si svegliò più. Chi la rinvenì tolse l’asciugamano e vi trovò un nido di ratti intento a mangiarle la testa”.

La marmellata che era come se sapesse di miele gli si mise di traverso e per poco non lo strozzò. Edgar uscì senza prendere il resto. Aveva i brividi.

I giorni a venire furono caotici. Un continuo andirivieni di auto azzurre e bianche tra il chilometro 13 e la locanda Della Cannella. La Policja mise sotto sopra il

tir e interrogò ogni persona residente 
nella zona o anche solo di passaggio. L’anziano replicava alle domande “Che Dio lo assista”, e la bionda affittacamere non

aveva ricordo che di un caffè macchiato caldo e del tovagliolo che un 
forestiero le aveva rovinato scrivendoci sopra qualcosa. PICTA. Lo mostrò agli agenti che

chiesero 
chi altro ci fosse quella mattina nella locanda, e fuori. I quattro confermarono di non aver visto nessun altro, oltre loro stessi e il grosso autoarticolato.

E il camionista di cui non si seppe più nulla.

Sul sedile del passeggero ondeggiava appena un fazzoletto dal profumo di miele.

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: MastroPoeta  

Questo autore ha pubblicato 422 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
L'inchiappettamento perifrastico convulsamente dissolutorio, estrapolato da un contesto zooprofilattico normograficamente estraneo all'impollinamento serotino del sarchiapone di montagna affetto da meteorismo recidivante, comporta la recrudescenza osmotica protomidollare nella preparazione della coda alla vaccinara surgelata venduta nelle bancarelle di Street food di tutto il sud-est asiatico durante il solstizio di primavera.
Checché se ne dica, è pacifico che la correlazione del reflusso gastroesofageo dei mufloni delle Madonie clonati clandestinamente, con la stipsi ostinata del gallo cedrone del vicentino dopo una notte di sesso selvaggio, si evidenzia evidentemente in una sorta di simbiosi coeticostereoidea tipica dei dromedari sahariani durante il Camel trophy.
In conclusione: tanto va la gatta al lardo che una rondine non fa primavera mentre c è il rosso di sera e i topi ballano perché è meglio un uovo oggi  di un cavallo che campa perché l'erba del vicino non porta pena e ognuno ha la sua croce mentre piove sul bagnato quando ogni lasciata è persa e il lupo perde il pelo andando con lo zoppo e col diavolo che fa le pentole ma non ha i denti e morto un papà tutti i cocci sono suoi... buonanotte...!
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Farneticando come la femmina di un facocero ferita da una fiocina durante un safari, mi fiondai ferocemente contro un fetente di un filippino  che faceva il figo con  un fucile Flobert in mano vantandosi di aver fatto furore ferendo una ventina di folaghe in una spedizione alle isole Falkland nel mese di febbraio con un freddo da paura.
Lo affrontai facendogli fare una figura da fesso mostrandogli una foto mentre faceva il figurante in un film di Fassbinder vestito da femminuccia con un fiocco fucsia durante la fiera della faraona di Fiesole nel giorno di San Faustino insieme ai frati francescani giunti da Fossombrone con un furgone Fiat color fico fiorone.
Gli feci una faccia come il figlio di Frankenstein, gli fratturai un femore e poi lo caricai in fretta e furia sulla mia Ford Fiesta portandolo al Fatebenefratelli ridotto come un fantoccio.
Poi, fiero del fatto, e affamato come un ferrotramviere dopo la cinquantesima fermata, mi fiondai in un fast-food abbuffandomi di fritto misto, una favolosa fiorentina coi fiocchi, formaggi di fossa, flan ai funghi finferli, frollini ai frutti di bosco e frizzantino friulano fresco di cantina.
Che fatica ragazzi !!
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Trastullandomi in un tetro tugurio di Tobruk con una trottola di tek della Tasmania, mentre giocavo a tressette con un trucido tirapiedi tedesco che trasportava tartarughe terrestri dell'isola di Tonga con un tir targato Trieste, mi trattenni dal trascendere nello scoprire che il tipaccio truccava le carte in tavola
così alzai i tacchi e mi tuffai in una topaia di taverna dove trangugiai tre calici di Traminer del Trentino,  una trentina di tapas al tabasco, un trancio di torta al timo e tamarindo e tre tazze di tisana al tarassaco di Transilvania!
Ciò mi procurò una tremenda tachicardia e un tragico travaso di bile che curai, su consiglio di un terapeuta di Treviso, con un trito di tuberi di topinambur, un trancio di tofu trattato alla tintura di telline del Tirreno in salsa tonnata e una tazzina di tè  tiepido al tiglio del Tigullio.
Trascorse tredici ore tornai forte come Tarzan, telefonai ad una tipa tutta tatuata conosciuta in tram sulla tratta tiburtina-testaccio e con il mio nuovo tandem in tungsteno,
color topo dei tombini, la trasportai  in un terreno di tulipani dove mi trattenni tete-a-tete teneramente una trentina di minuti, testando piacevolmente la mia nuova collezione di  sex-toy vinta a tombola durante una serata al teatro tenda del circo Togni insieme ad un ticket  omaggio per la tournée italiana di Tina Turner. .......tiè !!
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.



Era uno di quei pomeriggi autunnali ma miti, il vento accarezzava quei veli fiorati davanti le finestre e portava con sé l'odore dei ciclamini schiusi, nella tenera notte.
Camilla rientrata da poco dopo una mattinata intensa di lavoro si accingeva a riposare un po' sul divano, guardando un film...
Gli altri erano ognuno nella propria stanza e lei si godeva il silenzio, il suo amato silenzio.

Aveva un tormento dentro, radicato nell'anima, l'amore, quello della sua vita, quello che le aveva fatto perdere il controllo, la stabilità, quello che l'aveva portata in paradiso e scaraventata nell'abisso infernale più profondo.
Quell'amore che gli invadeva i pensieri, gli violentava l'anima costantemente e lei, doveva fingere, doveva ostentare, sempre più spesso, quella sicurezza fiera, oramai perduta, forse per sempre e, tirare il viso in una smorfia di sorriso, guardare avanti, coprendo quei suoi occhi ormai spenti,con occhiali sempre più scuri

Era destino .. si diceva, ripetendolo a se stessa .

Tutto sempre uguale, tutto da riscrivere, passo su passo, un dolore che sbiadiva alla luce di un neon colorato che illuminava, le vie di una statica e piena città.
Piena e vuota simultaneamente, libera e incatenata, incarcerata come lei, fra le pieghe, di in tempo che vuole fiorire, andarsene e poi morire.
Così si sentiva lei, morta dentro, uno zombi che andava avanti senza alcun entusiasmo, senza quel senso, il senso dell'amore, che tutto muove e, tutto ciò da quel maledetto giorno in cui le loro strade si svincolarono in direzioni opposte!

Si erano conosciuti per caso, un Foulard impigliatosi tra i sediolini di un pullman pieno di gente, un pullman che conosceva ogni segreto racchiuso nei respiri e sospiri di una disincantata Camilla, stretta in una morsa che ogni giorno la inghiottiva sempre più, imprigionandola in una quotidianità che le aveva rubato sogni e passioni.

Tommaso l'aveva addocchiata tempo addietro, le piaceva guardarla con la sua aria sognante persa in quello scenario che scorreva tra i vetri di quel vecchio bus.
Lui era un avvocato quarantacinquenne , sposato e più disincantato di lei, perso nelle sue insoddisfazioni personali ed intime.
Il sorriso di Camilla per lui era il sole in un dipinto di pioggia, la guardava, vedeva quelle smorfie che  il suo viso faceva senza manco accorgersene.
Quel Foulard gli diede l'occasione giusta per conoscerla, tutto si avvicendò in un attimo, sembrava uno di quei film romantici che fanno sognare.
Guance arrossate, sorrisi accennati, sguardi timidi e carezze che facevano rimbombare nell'aria i profumi di emozioni acerbe e di passioni adolescenziali, ma vissute con una consapevolezza che intimidiva il mondo.

Rumori e vapori, facevano da sipario, ad una guerra di sensazioni, pagine di vita scritte, su muri che origliavano quell'amore.

Poi le nubi, il buio, soffiò il vento del dolore, il silenzio inghiottí tutto.

Dovettero rinunciare a vivere per le innumerevoli responsabilità, per le scelte fatte in un tempo sbagliato!
Lui l'ultima volta che la fece sua tra quelle lenzuola che ormai desideravano il calore di quei corpi che s'incastravano, le lascio un biglietto con su scritto "Ti vengo a prendere dove ci siamo persi" e poi...

E poi sparì, dissolvendosi nella foschia di una sera  accennata, portandosi con sé il cuore di Camilla e lasciandogli il suo.

A lei, in quel solitario risveglio rimase quella macchia di colore, diventata parola urlante, uno scarabocchio che col tempo andava consumandosi.
Urla mute, sommerse che tacciono se non ascoltate...
Tutto camuffato da un tam tam quotidiano, tutto rinchiuso in un cassetto segreto anche quel biglietto sbiadito, tutto ad ossigenare un sogno che prima o poi lei era sicura si sarebbe realizzato.

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: ...Io...❤️... Moronese Maria Angela  

Questo autore ha pubblicato 1 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Avrei dovuto capirlo fin da che giocavo gattoni con il mio gattiger insieme al nostro supergattone Neve. Papà metteva il costume giallo-grigio con la scritta

C.F.S. da supereroe e alle prime luci 
usciva con un bacio e il passo lieve… per non svegliare me e la mamma, gatton gattoni fino al gatto delle nevi.

Lo seguiva Neve con agilità gattesca fin nel vialetto per guardarlo andare via. 
Poi rientrava dalla gattaiola. Un fragore come di saracinesca ci svegliò una

mattina… un trapestio, e da quel giorno non rientrò. 
Non sapemmo mai, ma il rigattiere in fondo alla strada giù all’angolo con Piazzetta Gattamelata

non mostrò più da allora in vetrina la sua preziosa mazzagatto sabauda a due canne.

Stavamo in alloggio da un ex gendarme al servizio di un magistrato, finito in gattabuia, un bugigattolo, ma poi papà fu trasferito tra Gattinara e Gattico.

E mi regalò gatto Mammone, spaventoso! Perché spelacchiato e monocolo, ma un gattino tanto dolce da render gattofilo anche il più elurofobico acrimonioso.

Qui abitavamo in una vecchia casa vicino a un prato di gattaie… quanti calci al pallone e pisolini all’ombra del grande gattice. E quanti tamagotchi ho fatto

morire con i miei modi adagini… 
Stavamo proprio bene, ma poi un giorno il capogatto di mamma! E la lunga degenza in ospedale. Anche lei non è più

rientrata. 
A papà offrirono il distaccamento a Lampedusa come ufficiale. Mi piacevano sia i gattinaresi che i gatticesi, così restai in vicolo Gatto.

Anche perché m’ero fatto degli amici e andavo al liceo “Giuseppe Tomasi”. Poi conobbi la tua mamma in ferie a Gatteo Mare, e vi piantammo radici.

Gatto Mammone si trasferì dal nonno perché lei soffriva di ailurofobia. Ma era anche una gattamorta, e una notte aggattonando ci lasciò da soli…

Ma oramai siamo gatteesi tu ed io. Ricordo ancora quegli occhi color laguna da gatta ci cova quando vide l’occhio di gatto col suo gatteggiamento, che le

donai. 
Ma tanto va la gatta al lardo che il mattino dopo non trovai più le sue cose. Avrei dovuto intuire, come ogni bagatto anche se solo degli arcani minori

del destino, che soffriva di gattipardismo, 
oppure no... dal primo giorno.

Dal long playng di Gatto Panceri nel giradischi alle hit parade 
di Oscar su musicassetta nel walkman.

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: MastroPoeta  

Questo autore ha pubblicato 422 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Palpeggiando coi polpastrelli un piccolo pollo di peluche in un prato di papaveri nei pressi di un parco di pioppi intorno alla parrocchia di San Pancrazio, alla periferia di Pisa, mi punsi la punta del pollice con un pezzo di pentola a pressione che un passante aveva perso dopo un pic-nic a base di peperoni alla paprica e polenta alla piastra.
Mi portarono presto da un praticone che mi praticò una puntura di piramidone sulla punta del piede passandomi poi una pomata particolare di prugne e porri ripassata in padella con permanganato di potassio e passata di peli di puzzola mescolata con purè di prostata di pappagallo.
Purtroppo, però, il tipo mi chiese in pagamento solo pepite d'oro e azioni privilegiate della Pirelli Pneumatici.
Particolarmente piccato per questa paradossale proposta, lo percossi pesantemente con un paio di pugni sulla pancia in corrispondenza del piloro che, praticamente lo persuasero a lasciarmi perdere paventando conseguenze peggiori.
Passata questa penosa parentesi, per procurarmi
un più piacevole passatempo, su consiglio di un mio amico pompiere piuttosto palestrato e anche un po' pederasta, mi iscrissi prontamente ad un corso di pole-dance nella palestra "El pibe del pueblo" di un certo Pablo dove conobbi una piacente pulzella parecchio pettoruta e con un bel popò con la quale passai un pomeriggio piacevolmente piccante.
Poi me ne tornai nel mio pied-a-terre ai Parioli dove mi aspettava pazientemente il mio pitone Piter per l'ora della pappa a base di una particolarissima purea di pidocchi del Paranà, pappataci peniciosi della Papuasia e un pesto di semi di popone e pelle di polipo del Peloponneso pretrattato al pepe rosa... pace e pene,.... mmh,... bene !!
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Barcollando come un ballerino del Bolscioi affetto da disturbo bipolare, benché avessi bevuto diversi bicchieri di Barbera in un bar di Bordighera,tentai di balzare su una barchetta legata  ad una boa, per una battuta di pesca al barracuda.
Purtroppo, essendo i miei movimenti più lenti di un bradipo del Burundi, inciampai in una bitta e caddi in acqua come un babbeo bagnandomi il mio bomber di Balestra appena comprato su E-Bay.
Che brutta roba !
Dopo questa batosta, mi venne l'idea bizzarra di iscrivermi ad un corso di bondage tenuto da una ex bond-girl, caduta piuttosto in basso, nel retro di una birreria nei bassifondi di Bergamo bassa.
Pagai un paio di bigliettoni e così mi legarono e  appesero come una bresaola da stagionare ma poi si eclissarono e mi lasciarono lì come un baccalà !
Per farmi liberare urlai come un baritono alla prima della Boheme finché arrivò un barista un po' bevuto che, per togliermi da quella situazione, pretese in cambio il mio braccialetto in berillio e il mio orologio Bulova con il quadrante in bauxite più un buono per un soggiorno in un bed and breakfast di Bibione con escursione a  Burano in barca.
Dopo questa buggeratura, decisi di starmene buono buono e me ne andai ad un corso di meditazione presso il centro "Banzai" di un bonzo che sembrava un bronzo di Riace, che, e non sono bazzeccole, mi fece recuperare il buonumore tanto che portai il mio bisnonno Bertoldo nella balera "La bouganville" a ballare la "bachata" e la "Break-dance" dopo un paio di bicchieri di bourbon barricato e una bottiglia di Batida... una vera bomba !... che bamba però...!
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
L'interiorizzazione semantica
pseudolessicale avulsa dal contesto
grammaticale compenetra una
radicalizzazione ortografica
protocollare nel percorso mediano
nel girone di calcio della Serie B.
È oltremodo acclarato che lo
sforamento parametrale sinottico
dell'intercapedine interstiziale
genuflessa si esaspera in un
obnubilamento di tipo cirriforme
isobarico apportando argomentazioni biocompatibili nel costrutto palingenetico
dell'ortodossia islamistica, di tipo copto, producendo gravi ripercussioni nell'animo già esasperato dei "sorcini" di Renato Zero!
Dunque, la spettacolarizzazione
degli eventi televisivi presocratici,
estrapolati da un contesto cantieristico forense lenticolare, provoca uno scardinamento biologico molecolare nella schiusa primaverile delle uova
della tartaruga "Caretta-caretta" con
la più totale disperazione del figlio
di Piero Angela che, in un momento
di debolezza aveva addirittura
progettato, insieme a Licia Colo',
una sorta di suicidio in diretta
per sensibilizzare al problema
l'opinione pubblica, con il lieto
fine di una comparsata di entrambi
a "Porta a porta" da Bruno Vespa
con il plastico in scala ridotta della
"Fossa delle Marianne"!
Oh, cacchio !
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 112 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.