D’un tratto il silenzio interruppe la tua voce, ed io sentii dentro me l’esigenza di ripararmi dalla grandine che sbatteva sulle palpebre del mio cuore, come a quietare un temporale emotivo che non ero ancora in grado di gestire, forse il mio amore era ancora adolescente e pervaso d’acne, non lo so.

Ora invece questo sentimento riporta le vene a galla della mia epidermide, toglie le ruvidità dovute alla corrosione del tempo e bonifica l’ansietà che si era eretta tra le mura di questo cielo. Non chiedermi più in quale mano ho nascosto il resto della nostra vita, di quale profumo si veste il giorno che ci insegue o davanti a quale colore s’è arresa l’impietosa crudeltà della scontatezza. Quello di cui ho bisogno è di aggredire e far tacere la progressione di queste derive all’orizzonte, assicurarmi un porto dove poter giacere qualche istante in quiete, in compagnia della salsedine che apre le mie narici e di quella brezza che carezza in maniera costante e democratica ogni cosa che emerge dall’acqua.

Restiamo silenziosi quindi, finchè non ne avremo abbastanza di questo futuro in saldo, con le idee appese sulle vetrine in frantumi, oppure ancora appiccicate alle mani come un affettuoso miele di acacia. Il calendario ci darà opportunità da sfruttare, nutrimento di cui nutrirsi, fatti essenziali a cui non potremo fare a meno e dei quali non potremo privarcene; però avremo bisogno di fare veramente silenzio, gridare la nostra estraneità alla moltitudine che non lo farà; saremo liberi ed inattaccabili, preziosi riferimenti, esempi riproduttivi di novità tanto attese, piccoli artigiani della pazienza, testimoni che le terre emergono non solo per narcisismo, ma per darci l’opportunità di dimostrare che l’uomo non per forza deve galleggiare.

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Profilo Autore: Henry Lee  

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Quei piccoli attimi tra me e te che rimangono dentro e rimbalzano contro le pareti dell’anima per arrivare sino ai sogni.
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Profilo Autore: Acquazzurra  

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Scrivere, appaga i miei demoni, acquieta la mia anima.


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Profilo Autore: goldfish  

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Dio ci ha dato le lacrime così che quando siamo tristi possiamo sentire il sapore del mare
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Profilo Autore: Acquazzurra  

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Tutto passa
tranne 
ciò che manca
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Profilo Autore: Anghelita  

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Ci sono momenti in cui il mondo va troppo veloce, ti gira la testa, devi scrivere.
Allora prendi una penna e un pezzo di carta, un tovagliolo, l'angolo di un quaderno.
Hai voglia di mettere nero su bianco un pensiero, guardarlo un po' e poi buttarlo via.
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Profilo Autore: Idalì  

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Il poeta è un testimone dell’eterno, ai suoi occhi la realtà appare un irrazionale flusso di immagini, sensazioni, e emozioni. Il poeta difronte a questo insensato divenire chiude gli occhi e trova dentro di se nell’immensa profondità del suo spirito la chiave di lettura della realtà. La vita è la fonte della poesia la quale eleva tutto ciò che è umano dunque finito ad eterno dunque in un certo senso divino. Che cosa sia la poesia non sono in grado di affermarlo con certezza ma posso affermare che essa sia come un fiume che esonda al di là di qualsiasi barriera liberandosi nel mondo, la sua genesi avviene quando nel bene o nel male la spirale ripetitiva e ordinaria della vita si spezza e d un emozione immensa pervade anima e corpo la quale si manifesta attraverso parole solo apparentemente umane ,parole custodi di eternità capaci di sfidare il tempo .

il poeta non è una giuda ma semplicemente colui che plasma le proprie emozioni in parole di umana eternità. La poesia è dunque un frammento di eternità tradotto in linguaggio comprensibile agli uomini la sua funzione non nè civile nè morale e semplicemente quella di donare forma alle sofferenze alle gioie degli  uomini permettendo loro di proseguire il faticoso cammino della vita.

 

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Profilo Autore: carpe diem  

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Indosso strati di dolore
e con essi custodisco 
il mio cuore.
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Profilo Autore: Anghelita  

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La vita non ha alcun senso, vivere... non ce l'ha.

La chiamano depressione questa cosa che in realtà non ha né un volto né una forma, so solo che le placche nel mio cervello si sono andate a sistemare comode, si sono come sedute davanti ai cancelli che davano su terrazze di luce, spiragli di allegria, hanno chiuso il passaggio.

E allora mi tocca una battaglia più dura della malattia stessa, mi tocca di inventare un colore con cui tingere le pareti di questa cella, devo inventarmi le tinte con cui disegnare semplicemente i ricordi di quando sorridevo. Dipingero' le lucciole in campagna quando avevo 5 anni , le mettevo in un barattolo, dipingerò il mio letto di bambina dove fra le coperte guardavo al buio il rosario di mia nonna che si illuminava come una catena di stelle, non c'era niente di più bello.

Voglio anche dipingere il sapore dell'amore sulle sue labbra avevamo solo 14 anni, e credevamo di sapere tutto e tutto sapevamo di quello che c'era da sapere di quelle labbra e di quell'amore. Dipingerò il suo vagito e la mia paura di quell'essere così piccolino ma più grande di tutto l'universo , la mia paura quando la presi tra le braccia di farle male. Come si può temere di fare male ad una nave di stelle?

Voglio dipingere le speranze e i sogni ma non credo che avrò tutti quei colori per farlo e allora mi basterà soltanto il bianco, ne farò cerchi e punti, spazi, dove come su piccole tele immaginare qualsiasi cosa. Voglio dipingere tutti i sentieri che non ho percorso perché nascondevano troppa felicità, troppa vita, e sono scappata, li voglio dipingere li voglio dipingere ci voglio andare a piedi scalzi sentire la terra sotto di me la voglio sentire gridare che è vero , che è reale.

Voglio che la mia cella abbia un milione di pareti, Voglio una parete per ogni sogno che non riesco più a sognare, per ogni giorno che non riesco più a vivere, per ogni volta che i miei occhi si aprono al mattino su un oceano di paure, ne voglio una per tutto ciò che non voglio dimenticare.

Poi so che questa vita non ha alcun senso , perché non ne vedo, ma se qualcuno entrasse nella mia stanza e se quel qualcuno adesso fossi io potrei dire che tutto è valso... E sorriderei guardandomi attorno come una bambina seduta dentro a un baule aperto pieno di caramelle e di torroni e di stelle filanti...

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Profilo Autore: Rexnorm  

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Non sapevo di aver così tanto bisogno di te. Ma… tu eri lì, tra un lampo e l’altro, ed io non potevo vederti, per quanto tu fossi carica di quella luce dorata e asciutta al tempo stesso; imperfetto, io, non avevo braccia capienti per l’arsura ed il gelo, e tu eri viva sin dentro al cuore di ogni piccolo granello disperso, tra l’inquietante solitudine e la fuggevole bramosia di me, che ti amo da impazzire.

Cresce in me la convinzione che tu stessi attendendo il ritorno di un inverno vissuto da piccola, quando la neve s’inscuriva solo se la guardavi dal basso, mentre scendeva a coprire il tuo stupore di bambina. D’un tratto immagino me nascosto dietro una siepe impallidita, intento a scrutare la delicatezza naturale con cui facevi morire sui tuoi palmi i fiocchi gelati; roteavi su te stessa con quel tipico tuo sorriso, aggiungendo una nuova riga alla definizione di bellezza e distribuendo con ferocia atomica un benessere a cui anche il clima ha dovuto inchinarsi. Di questo passo rischiavo di innamorarmi troppo in fretta, perdendo quel gusto essenziale che mi è stato raccontato nei romanzi degli anni’80; tornai ad impadronirmi del mio corpo, accorgendomi che il tutto è qualcosa di facilmente raggiungibile se non lo si confonde col superfluo.

 

La morte è in ritardo da due vite.

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Profilo Autore: Henry Lee  

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Il modo migliore per non sentirsi soli è quello di pensare che lassù nel Cielo, ci sia sempre Qualcuno che ti sta vicino e non ti abbandona mai.



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Profilo Autore: Alberto Berrone  

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Mentre la perversione del cielo si limitava a lampeggiare i silenzi delle case, noi restammo in attesa del fulmine perfetto, sopraffatti dalla bravura con cui il vento scolpiva la parte fragile degli arbusti. La tua lontananza era a venti centimetri dalle mie labbra e restava parallela alle gocce che disperate chiedevano alle finestre di non opporre resistenza. Sarà stato il linguaggio mal interpretato o un cinismo inaspettato, ma il vetro non si scompose e le lasciò precipitare sui davanzali, a quietare la sete del marmo. L’eco della mia voce cadde per terra nel momento stesso in cui un tuono sparpagliò fragore nelle terre dimenticate dove la tua mente si era rifugiata. Aprii gli occhi e tu non c’eri. Non c’eri.

Ti eri talmente innamorata di quella steppa mongola che non avresti voluto che morire distribuita lì, dove l’erba cresce assieme alla terra per non creare differenze, dove il vento diventa un linguaggio ed allo stesso tempo traduttore degli infiniti dialoghi tra la terra stessa e il cielo; assorta ed assorbita da quella bellezza mi lasciasti preda del delirio climatico, in continua ricerca della tua attenzione, ma non c’eri più. A stento e con la stanchezza aggrovigliata sulle spalle mi convinsi che almeno alle gambe avrei dovuto dare una tregua, così mi sedetti sulla prua di una sedia, con le mani che reggevano la continuità del giorno, nella speranza che un biglietto di ritorno ti riportasse da me, a ricomporre i miei battiti, a darmi un riferimento, a mettere un segno rosso sangue sul mio petto, ad indicare da dove nasce ogni cosa.

Non sapevo di aver così tanto bisogno di te

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Profilo Autore: Henry Lee  

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Rieccoci qui, a sfidare le guance per capire da che lato farci schiaffeggiare, sorretti da un’etica agonizzante ai bordi della nostra esistenza mai così tanto periferica. Sono tornate le lucciole ad illuminare l’afa di questa pianura, avvelenata dall’arsura e dalla sterilità di argomenti che si riducono nuovamente alla sola umidità (ce ne faremo mai una ragione?). Ringraziamo quindi l’epoca in cui l’adolescenza ci ha vissuto, quando ci baciavamo così intensamente che la cianosi nei nostri volti ci implorava di smettere (e non lo facevamo mai…). Ora balliamo sulle note di suonerie lontane, coi ragazzi curvi sul niente in attesa di un pollice che non ha nulla di autostoppismo, solo cervicali destinate a perdere. Ho timore ad aver la pelle d’oca, perché non vorrei vedermi investito da un’animalista della seconda ora, quindi ti confido che se penso a te sto lievemente bene, solo un tremolìo disturba la quiete dell’epidermide, ma dicono sia positivo, che c’è gente che paga per questa sensazione (o disturbo non lo so…), e non la prova mai (ma il tempo non era denaro?). Ho affondato un ramo secco su una riva laddove il Piave comincia ad esistere, con questo ramo che sprofondava sprofondava sprofondava, tanto da farmi sentire la paura che ha provato Euchrid mentre gli schiamazzi si facevano più forti e la morte si mostrava senza mantello (non lo augurerei a nessuno). Ho lasciato quel ramo al suo destino, mentre seduto sulla zattera ho cominciato a pensare al mio di destino (se ne esiste uno). È stato in quel preciso momento che ingordo d’ogni sentimento ho emesso la sentenza, davanti ad un popolo faunistico e floreale in giacca e cravatta (senza che ce ne sia stata la necessità): è legittimo rifugiarmi nelle tue mani quando la mia mente crolla, così come lo è abbandonarmi alla vastità del mio amore quando, straripato, estingue la carestia nelle mie aride terre.

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Profilo Autore: Henry Lee  

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Presterò la mia mente ad un chiodo fisso per appendermi in ogni angolo dove compari tu e come ogni tarlo fissare appuntamenti col sempre. Le migliaia di tue espressioni lampeggiano nei frammenti del giorno come coriandoli che restano abbracciati all’aria. Han ragione i pensieri che nella presunzione d’essere immortali alternano quietudine e depressione, quegli stessi pensieri che ritrovo sparpagliati per terra ad ogni risveglio (“…Ma come? Non erano sogni?”). Ti creerò territori per distribuirti in ogni insenatura ed a sfiorire resteranno solo i confini mentre crolleranno tutti i campanili che soffrono di vertigini. A chi non piace la verità regaleremo un altro tentativo mentre noi due dall’alto del nostro silenzio assaggeremo il nettare che germoglia inedito dagli steli di nuova generazione. Ascolteremo campane fingendo che siano a festa, mentiremo a noi stessi quando ci sforzeremo d’ascoltarci, annuiremo ad ogni tentativo d’aiuto altrui, quando la sera suoneranno solo i campanelli delle case rimaste inabitate ed i tramonti avranno smesso di essere ricordati solo per i colori. Quando la verità smetterà di subordinarsi al pudore e non si vergognerà più, allora ne aspetteremo la comparsa, seduti sul davanzale davanti al vuoto, con in mano un calice e sulle labbra il sapore del suo contenuto. Al domani ci penseremo domani.

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Profilo Autore: Henry Lee  

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Qual è il segreto della felicità?
Avere scopi nella vita 
e raggiungerli pienamente.
Solo così la vita ha un senso
il significato del pieno successo.

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Profilo Autore: ReginaD'Autunno  

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