Nel sottile strato di pelle, quello affianco alla ferocia della giugulare, s’incolla leggera la mia mano, in modo da non creare male e da non farti nemmeno capire che esisto. Le palpebre stanno leggendo uno dei tuoi sogni, quelli in cui le foglie hanno il sapore acerbo di una primavera ancora a divenire, quell’attimo intriso di aspettativa quando goccia a goccia la linfa penetra e sfocia la vita, il respiro di noi tutti. In quel sogno forse il sole ruota e riappare dopo aver riposato all’ombra di un pianeta lontano; non te l’ho mai detto, ma il tuo volto mentre sogni appiana ogni crepa sfamata dal giorno precedente, somiglia alla felicità, forse lo è. Non prenderò carta e matita per disegnarti, perché non mi voglio perdere nemmeno un attimo di felicità, e perché non saprei mai riprodurre la fedeltà di questo momento, che per me è in ogni istante il primo. Chissà che traiettoria stai seguendo, quale corsa affannata stai accingendoti a riproporre, dove ti siedi o con quale cappello copri i tuoi pensieri. Non lo riesco ad immaginare e nemmeno lo voglio. Starei a guardarti per così tanto tempo da esaurire persino la pazienza del mio respiro (non respiro mai apposta, ma lo faccio per te). Un leggero spasmo ti allunga il percorso delle labbra, per poi ricomporsi e farti tornare in quel luogo che tu sola sai, saranno le scogliere di Dover? Oppure le prussiane albe scandinave, dove la timidezza vince sull’egoismo? O meglio ancora, immersa nell’inquietudine che muove le acque del Niagara? Non dirmelo mai!

Ora, mentre l’invisibilità del suono rimbalza tra le pareti, con le dita riscaldate dal tuo delirio onirico salgo tra i tuoi capelli, per accarezzare una vita intrisa di bellezza ed immortale nel suo perpetuo propagarsi.
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Profilo Autore: Henry Lee  

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Il sole sta calando in questa vasta pianura.
Lentamente, la luce sta lasciando spazio all'oscurità. Nel crepuscolo, in quell'istante in cui luce e oscurità si uniscono, tu osservi il cielo e con gli occhi di un sognatore riesci ad orientarti verso il vuoto e l'infinito. Le prime stelle appaiono oltre quelle sfumature nel cielo e tu con il cuore che batte silenzioso, ascolti il canto notturno del firmamento.
Ora la luce è tornata in veste oscura, sempre più luminosa, illumina le tenebre, rendendo visibile la bellezza di quest'unione tacita e misteriosa. Con meraviglia osservi l'universo dispiegarsi in un maestoso gioco di colori e luce, lasciando libero il sognatore che vive in te... Tu che sogni ad occhi aperti, non perdere questa bellezza collaterale, è il modo che ha Dio di mostrare la sua vera essenza perché tutto è più vivo nella notte. Siamo tutti sognatori in cerca di questa notte eterna
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Profilo Autore: Wind whisper  

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Ho voltato le spalle alla mia partenza stamani, credo sia stato un’esemplare ammissione di colpa che forse non ho avuto mai il coraggio di espiare. Ho pensato a tutte le volte che abbiamo vissuto il futuro il giorno stesso, ingannati da un bacio che era l’esatta continuazione del respiro precedente. E non abbiamo mai sopravvissuto così bene. Adoro da impazzire il suono delle parole che non hai ancora pronunciato, perché questo significa che avremo ancora tanto da viverci, appoggiati con la fronte sul finestrino dell’auto a guardare fuori un mondo che si evolve ma non devolve; quante volte abbiamo atteso che la condensa sudasse la nostra passione? E quante volte guardandoci dritto negli occhi abbiamo sovrapposto i nostri desideri facendoli combaciare con il colle del monte Tabor? Ascoltando i discorsi vischiosi della moltitudine ho nutrito dentro di me un sentimento che non ho il coraggio di condividere, per timore d’esser frainteso. È per questo che il mondo resta silenzioso?

Devo ammetterti che ti amo come forse non ho mai fatto in vita mia, di quell’amore che unisce ogni punto lasciato in sospeso dalle leggi matematiche. Dove mi fermo io comincia una pagina nuova, un po’ come le dita per la chitarra di De Andrè; coi tuoi capelli da ragazza confondi le traiettorie dei merli, e non smetterei mai di contarli ed accarezzarli, contarli ed accarezzarli……..

In fondo, la fusione dell’attimo con quello successivo serve soltanto per dare una parvenza di verità alle stagioni. Alla base dei pioppi dimagriti emerge una terra sacra che scorre affianco al nostro fiume d’acqua riciclata, tutto questo rappresenta una bellezza che verrà riconosciuta un giorno non molto lontano, quando questa stessa terra ci riabbraccerà, e ci risveglieremo fiori.
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Profilo Autore: Henry Lee  

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Sul dorso della mia mano si è appoggiata lieve una coccinella, la sua sosta mi fa pensare a come deve sentirsi bene nonostante le mie vene; molto probabilmente quei dossi non le creano così fastidio, o forse ne creerà una culla, un luogo dove sentirsi protetta e riposarsi. Mentre la lascio soggiornare sulla mia pelle, io penso a come potrei arredare la mia vita, se la seconda metà di essa possa crearsi una rivincita e vincerla, finalmente. Non ne avrò altre.

Sebbene la distanza dalla prima luce sembra essere stato un soffio (Einstein non aveva tutti i torti), la tua presenza ha da sempre avuto dalla sua parte il privilegio d’annullare ogni legge scientifica, dalla sfericità della Terra a quelle teorie secondo le quali noi giriamo attorno a qualcosa. Quel rumore quasi impercettibile che sento dentro di me potrei ricondurlo al logorìo delle mie ossa, forse mi piace pensarla così. Non voglio conoscerla la verità se il quotidiano sa darmi un’alternativa. Saprò accontentarmi di ascoltare Battiato commuoversi cantando De Andrè, sono espressioni che l’umanità difficilmente oggi sa diffondere, rinchiusa nel suo narcisismo in attesa di sfogare la propria provocazione intellettuale. Saprò accontentarmi di te, che mi prepari qualcosa di caldo quando dentro di me c’è l’Antartide. Saprò accontentarmi di saper leggere e scrivere, che oggi significa molto, ma dovrò farmi trovare pronto quando l’acqua si trasformerà in sete. Saprò accontentarmi di ogni gentilezza senza volto, breve carezza nella premura del tempo. Chissà se quella coccinella si sarà accontentata di me, o mi avrà usato solo per riprendere semplicemente fiato e poi volare. Come fanno i nostri sogni quando l’alba apre all’inganno.
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Profilo Autore: Henry Lee  

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Ricordo ancora di ciò che disse il professore quel giorno, spiegando il funzionamento di una cellula vegetale. Si interruppe: "Vedete la complessità della vita?"- Il silenzio fu assordante. Riprese poi a spiegare, come niente fosse. Avevo ragione a non aver parole, solo che me ne sarei reso conto soltanto anni dopo. Un bicchiere vuoto, un posacenere strabordante ed una sigaretta elettronica ad alleviare i sensi di colpa. Se fosse un quadro, direi che qualcosa lo stia divorando a partire dalla cornice. Ho cercato il diavolo troppo a lungo prima di accorgermi che troppi peccatori, in questa macabra colletta, offrono un pezzo di sé per definire il tuo peccato. Dopotutto, va costruito il mostro prima di farlo fuori. Credo che la mia debolezza mi stia trascinando con tutta la sua forza in questo mulinello senza soluzione di continuità. Esso gira, gira; soltanto alla fine ti accorgi delle coazioni a ripetere. Alla fine sei tu il mostro che costruisci, ma sei troppo forte per distruggerti. Alla fine, ciò che decidi esula dalla morale se la vacuità diviene la meccanica dei desideri. E il magnetismo bilaterale non fa altro che suggerire che ogni forza, per quanto intensa, se immagine speculare di se stessa non fa altro che tenerti fermo. Se potessi dire di più, sarebbe una risposta assoluta. Ma, dato che essa non esiste, mi limiterò alla fine del topo, ossia figliare nel labirinto.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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La vita è piena di domande e piena di perché...È come un questionario Che non finisci di compilarlo mai.
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Profilo Autore: Dado Salcarini  

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È da tanto che non scrivo qualcosa.
Quello che si dice è vero: bisogna essere ispirati. Non ha alcun senso mettersi là con la penna in mano e il foglio davanti sperando di scrivere qualcosa, magari non tuo, magari che non ti appartiene. A volte io ho sbagliato. Mi sono sforzato troppo per scrivere cose che magari in quel momento provavo ma non intensamente. Ora, dopo tanto tempo, mi trovo qua a fare i conti con me stesso e con la tua mancanza. Da quando non ci sei ho perso una parte della mia vita. Non riesco ancora a metabolizzare ciò che è successo e quando le persone mi chiedono di te, del tuo futuro e delle tue ambizioni, parlo come se nulla fosse, come se tra noi fosse tutto normale, come se noi ci fossimo ancora. Tu però non ci sei più. C'è solo la tua mancanza. Una mancanza che pesa più di una presenza. Una mancanza che non mi lascia un secondo. È sempre con me, un po' come lo sei stata tu. Mi hai lasciato un vuoto incolmabile che nemmeno le parole di conforto ricevute e qualche distrazione riescono a colmare.
Passerà mi sento dire. A volte dico che è così, passerà come tutto. Poi però, guardandomi attorno, noto come tutte le persone, le parole e i sorrisi sono lì per me, in quel preciso istante, e un attimo dopo non ci sono più. Loro non lo sanno, ma in tutto quello che vedo, riesco ad intravedere te. Tu che non mi hai mai lasciato solo e mi hai sempre sostenuto in ogni mia scelta, tu che hai sognato insieme a me e che hai sempre voluto condividere la tua felicità con me, mostrandoti anche fragile ai miei occhi perché sapevi che loro ti avrebbero capito e aiutata a diventare chi sei diventata adesso.
L'ultima volta in cui abbiamo parlato mi hai detto che ciò ci avrebbe aiutato a crescere e a diventare grandi. Io però, senza di te, non riesco a fare alcun passo avanti perché è sempre stato così: un mio difetto per un tuo pregio. Un mio pregio per un tuo difetto.
Ho ancora bisogno dei tuoi pregi.
Mi manchi.
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Profilo Autore: Andrea Pagliara  

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Quanto vento si sta liberando


quante debolezze


profonde mutavano ma non capivi


quali errori dovevi eliminare


Forse ora lo sai, allontanata 


dai frastuoni, dalle incessanti


frustrazioni, che si commentavano


da soli, sparite nella terra insieme a te


che resteranno nel cuore di tutti noi



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Profilo Autore: poesie profonde*   Sostenitore del Club Poetico dal 25-07-2013

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Appare la speranza
in una stanza vuota
appare misteriosa
si china pregando
e nel pregare sogna
di potercela fare
ma pensa a ciò
che è stato, un solo piccolo
istante, soffiato dal vento
fra mani chiuse, con rigidità
che vorrebbero lavare
tutta quanta la sporcizia
della disonestà
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Profilo Autore: poesie profonde*   Sostenitore del Club Poetico dal 25-07-2013

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Dovrò adottare una strategia più efficace per togliere al mare il privilegio di bagnare la terra. Non è un paese pronto per l’acqua il nostro, se lasciamo l’aridità di ogni battito all’arbitrio. Ma non è nemmeno pronto ad un secondo intervento, di riparazione o di preparazione.

Respiro.

Rubo al mio fiato un altro istante, diventando formica in attesa di un lungo inverno; il mio non è timore di perdere, ma diffidenza su ciò che posso guadagnare da una vita che a stento riesce a riconoscersi tale. Vivo un amore e nel frattempo se ne consuma un altro, non per forza adiacente al mio cuore, ma comunque forte, intenso, di quello che ridere fa bene se può aiutare a nascondere il male. Mille volte ti ho spiegato di cosa si tratta.

Respiro.

Preparo le mie quattro cose per un viaggio attorno a te, circumnavigando la sfera dei tuoi occhi, dove si appoggiano adagio le note di una musica sconosciuta, ascoltata mille volte ad occhi chiusi, perché ad ogni bacio di ciglia il mondo ricominciava a vivere, le albe soffrono d’egoismo e rifiutano il solo pensiero di somigliare ad altre. Quindi il rosso di questa mattina noi non l’abbiamo mai vissuto (ci rifaremo nei tramonti).

Respiro.

Che ridicola la storia che ogni bussola debba mostrare il nord! Ogni costringimento è insopportabile. Scese le tende non abbiamo più direzione dove appoggiarci, non ci resta che affiancare le teste e rinvigorire la fiamma, ricordi quella che vinse il freddo? Era così flebile nei lunghi autunni che dovette attraversare, che pareva dovesse essere novembre ogni giorno, ma il tempo non è così ingenuo e non si lascia ingannare dal primo vento che trova. Ora però dovremmo affrontarlo questo sole (useremo gli alberi come protezione).

Respiro.

So che incontri difficoltà nel comprendermi, ma sei così lontana e queste lettere (parole) mi aiutano ad assottigliare gli spazi e beffare la morte (è morta il momento stesso che l’ho pronunciata). Sul dorso della mia mano lascio camminare una formica, ha speso fatiche per arrivare quassù e chissà cosa stia mai tramando, forse sei tu che cerchi di comunicare con me in una forma che non ho ancora contemplato; ed allora sono io quello in difficoltà. Parlami, sussurrami, contagiami di ogni avversità se può aiutarmi a rivederti, in questi attimi bui che attraversano il mio corpo e lo trafiggono come San Sebastiano. Resto in attesa di ogni cosa che si muove, per veder restituitami almeno la gioia del movimento, di qualcosa o di qualcuno. O di me stesso che, affannato, resto seduto su questa battigia, a crederti innamorata, a volerti vissuta.

Respiro.
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Profilo Autore: Henry Lee  

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Che fine hai fatto amico mio? Dove le tracce tue hanno smarrito ogni ritorno? Abbiamo bevuto acqua di fonte, scolorito papaveri, fallito nella costruzione di mattoni utilizzando della semplice polvere. Ed ogni frase, anche la più insensata, si concludeva col tuo sorriso anziché utilizzare punti, perché ogni classifica a noi non interessava (a parte quella sulle ragazzine…). Mi manchi sai? Di quella mancanza che tiene contratto il diaframma, mi leva il fiato e soffoco ad ogni respiro; sarà colpa degli anni usurati, di lei che non c’è più, quella lei che tu chiamavi sempre “sposa”, facendola arrabbiare sistematicamente perché di sposarti non glielo hai chiesto mai. I solchi di ogni vinile suonano diversamente adesso, non c’è più il diamante, ci sono i polpastrelli, che poi potrebbero lo stesso essere carbone, ma ad osservarlo potremmo sbagliarci. Credo che il figlio di questi tempi non sia una brava persona, utilizza la parola per offendere, non come ai nostri tempi quando la bellezza era il mezzo e non il fine. La bellezza è dappertutto, su questo siamo sempre stati in accordo, solo per quella dei campi coltivati abbiamo avuto una differente attrazione, a te il grano piegava le ginocchia, a me il verde acerbo del granturco ha sempre suscitato un senso di mistero, non mi arrestava, ma mi restava. Vedi, la parola adesso è diversa, non immobilizza più, c’è dietrologia anche nel preparare il caffè. Credo che il nostro tempo non ritorni più, facciamocene una ragione, qualora non ci riuscissimo, basta attendere che qualcuno ce la crei. Si crea e si distrugge. Ed ora lasciami qui, riflesso nello specchio degli “ieri”, ferito a morte dagli “eri”, nel sottile mentre ti immagino come ho sempre fatto, infallibile come un ricordo.
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Profilo Autore: Henry Lee  

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Inseguo i miei pensieri nella speranza che al momento della cattura non oppongano resistenza, ma si lascino impadronire, creare corpo e stupire. Li immagino svolazzanti mentre temono di essere rinchiusi in barattoli dove solitamente fermentano marmellate. Ho sempre desiderato essere trasparente come loro ed esser io a decidere la destinazione, se in una testa martellata di un pittore fiammingo, oppure in quella convulsa che accetta solo decisione reazionarie, volte al cambiamento, che poi sono le più indecise. Nelle azioni quotidiane mi lascio vincere da desideri estremi di libertà, ma allo stesso tempo dico: “non è che la libertà, questa, ha subìto un errore d’anagrafe?”. Quella che ricordo io non aveva stampi sulla maglietta e la bandiera veniva adoperata solo in caso di torcicollo, dove la seta non è solo evoluzione di un bozzolo ma una cura fortemente sospirata. Sono sicuro che il tempo che sto usando sia rallentato dalla paura intrinseca che ho di sparire dagli occhi delle persone che amo, come fanno i pennacchi delle navi all’orizzonte, quando trascinano con sé ambizioni e aspettative di ogni colore e tema, e nessuno si sente in obbligo di giudicarle, vivono, si esauriscono e rinascono, in un ciclo meraviglioso che nessuna eclissi può oscurare. Nel palmo delle mani cerco di capire la lunghezza della mia vita, ma se le volgo verso il cielo sarà Dio a farlo e credo che lui sia di gran lunga più attendibile di me. Anche se non è mai stato dimostrato questo. Ecco… tra una fuga e l’altra dal presente mi sono fermato, anche se credo di essere solamente inciampato su un ciottolo (segnale di qualcosa che non va, ma non voglio crederci). Non ho raggiunto nessun pensiero, ma temo d’averti mentito.
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Profilo Autore: Henry Lee  

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Io non credo alle gare

 

Quelle tra poeti

sanno di Stalin: Esenin\Majakowskji

 

di gas: Sexton\ Plath

 

oppure di gravità: Ruggieri\Rosselli

 

e di alcool Thomas\ Kerouac

 

Corda, caduta libera e colpo di pistola

Sento nell’aria

Sempre

 

Il resto è rumore di gnu e coccodrilli
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Profilo Autore: fintipa2  

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Innanzi a te sono la virgola che piange per l’imperfezione che l’allontana dal punto. Tu sei il punto che rimette a capo ogni cosa, ai confini di ogni mondo dove alloggiamo, oppure ai margini delle ferite che trasportiamo. Sulla parete liscia tra le scapole ho inferto una carezza che ha levigato i pori da dove le tue emozioni si dividono in mille particelle, lontane da quelle di Dio. Chissà dove sono ora quelle particelle, se si stanno nascondendo dall’estinzione oppure se contribuiscono a guarirci dal nostro amore, arido nei deserti, così umido negli anfratti rocciosi dell’Irlanda. Ogni volta che le mie palpebre lampeggiano di nero ogni cosa che osservo, ricompari con una bellezza inedita, facendomi innamorare più per le diversità che esprime che per la chimica di cui è composta; contagiato da un’adrenalina che non sapevo nemmeno di possedere, mi sono arreso alla molteplicità dei pomeriggi dove ci siamo abbandonati ad orgasmi che hanno reso liquide le speranze d’abbandono che ci eravamo costruiti. Ora non lo so se il mio essere uomo contrasta con la difficoltà dei giorni che sono costretto a contare, oppure se devo redimermi ed affittare un’esistenza che mi renda utile quanto meno alla punteggiatura. Tu resti per me un punto fermo, di inarrivabile bellezza e perfezione, piangi su di me e donami una vita quanto meno commestibile. Altrimenti lasciami morire, ancor prima di nascere.
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Profilo Autore: Henry Lee  

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Torno a casa, fisso le foglie, ma questo non aiuta a nutrirmi. Non sono un albero, quindi, e le mie radici non invadono nessuna superficie. Ok, mi metto il cuore in pace ed attendo che il pomeriggio esaurisca il suo tempo per trascorrere una nuova sera, perché la sera ci sei tu, crei nuovi crateri sulla luna, ma questo poco importa, tanto una buona metà non la vedrà mai nessuno, forse. Vedi, quello è il mare della tranquillità, lo osservo, mi compiaccio e torno a guardarti, calmato soltanto dal profumo delle tue palpebre, che quando non si vedono io vedo cose nuove, esalo respiri che credevo nemmeno esistessero, e mi inebrio di profumi che avevo degustato solo sfogliando vecchi libri, di quelli che le pagine cambiano colore anche quando non le tocchi. Quindi provo a toccarti, perché ho paura che tu possa mutare colore e smettere d’amarmi. Non so se riuscirei a superare questo limite. Quando faccio l’amore, la terra ruota ugualmente, quindi non lo fa per me. Ma quando sei tu a farmi l’amore tutto si ferma, come se tu riuscissi a comandare tutto ciò che è stato creato; è questo l’amore che cantavano i greci? Oppure è l’evoluzione di quello brutale descritto all’epoca dei barbari? No, non lo penso affatto. Leggera come vapore mi indichi il piacere e le direzioni dove attingerlo. Ti sento tremare e credo sia di piacere. Ti stringo in uno dei miei avvolgenti abbracci e tu cullata vorresti morire, perché non hai più nulla da raccogliere. Domani lo rifaremo, senza doverci ripetere. E ti chiederò nuovamente di non lasciarmi mai, perché le foglie cadono ai primi venti ed io sono il solito ingenuo che crede di fermare il tempo con un semplice gesto delle mani.
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Profilo Autore: Henry Lee  

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