La via che non dà garanzie di sicurezza né dall'interno né dall'esterno: questa è la nostra. Poeti e filosofi l'hanno descritta con maggior precisione e consapevolezza a ogni nuovo passo. È la via sulla quale si profilano sempre più chiare e gigantesche catastrofi.

In tale angustia, all'uomo si offre la via dell'organizzazione. Il termine va inteso qui nella sua accezione più ampia, soprattutto come ordine per mezzo del sapere e della scienza. Esso implica semplificazioni economiche, tecniche, politiche. È impossibile che l'uomo, in questa situazione, disprezzi gli appigli che gli vengono offerti. Molto per questa via gli viene invece sottratto, soprattutto la decisione angosciosa, la risoluzione personale. Nel quadro di questo ordine egli si crea anche una sicurezza. Naturalmente, le innumerevoli decisioni che gli sono state sottratte si rovesciano su poche centrali. Con ciò affiora il pericolo di catastrofi universali.

Si può prevedere che la restrizione della libertà durerà ancora a lungo. Essa è presente anche là dove ci si crede ingenuamente in possesso del potere di decidere. Che differenza fa se gli strumenti di sterminio vengono inventati e accumulati per incarico di oligarchie tiranniche o per deliberazioni parlamentari? Una differenza è certa: nel secondo caso la coercizione universale è ancora più evidente. La paura domina su tutti, non importa che si manifesti qui come tirannide, là come destino; finché regna la paura, tutto viene trascinato in un cerchio cupo, e sulle armi aleggia uno splendore funesto.

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Profilo Autore: Paolo Melandri  

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Caro Anno Nuovo,

dammi un solo motivo in più per continuare a credere alla mia vita! In fondo, hai dodici mesi di tempo

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi  

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Vorrei che tu per una volta pensassi un po a te stessa senza crearti inutili scrupoli ,
vorrei che te ne fregassi delle persone che non sanno veramente cosa significhi voler bene ,
vorrei che imparassi a dire di "No" senza sentirti ogni volta in colpa per aver dato un dispiacere ingoiando i cocci .
Per una volta prova a ragionare come ragionano gli altri, senza usare il cuore!
Vorrei che imparassi a difenderti senza sentirti stupida, fuori posto, perché credimi ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire su quello che fai, troverà sempre l'occasione per puntare il dito.
Vorrei che tu imparassi a fregartene senza preoccuparti degli altri.
Vorrei che tu imparassi a difendere la tua sensibilità, la tua libertà, i tuoi sogni dall'ipocrisia .
Vorrei dirti che sei unica e grande
solo per pochissime persone e sono quelle che ti amano davvero.
Vorrei dirti che è prezioso il tempo che regali e che il tempo passa.
E che ti sentissi più bella fuori perché dentro lo sei già. 
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 14-03-2014

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Contemplo una mosca di pietra sul calore.

Mentre tungsteno luccica d'attrito
Nel lampadario timbro ruggine appassito.

La sua tomba fu la sua ossessione.




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Profilo Autore: Carboluka  

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Niente gli fece cambiare idea
Neanche il più disperato "no".

"Fino alla morte" diceva
Stringendomi la mano percossa.
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Profilo Autore: Carboluka  

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D’un tratto il silenzio interruppe la tua voce, ed io sentii dentro me l’esigenza di ripararmi dalla grandine che sbatteva sulle palpebre del mio cuore, come a quietare un temporale emotivo che non ero ancora in grado di gestire, forse il mio amore era ancora adolescente e pervaso d’acne, non lo so.

Ora invece questo sentimento riporta le vene a galla della mia epidermide, toglie le ruvidità dovute alla corrosione del tempo e bonifica l’ansietà che si era eretta tra le mura di questo cielo. Non chiedermi più in quale mano ho nascosto il resto della nostra vita, di quale profumo si veste il giorno che ci insegue o davanti a quale colore s’è arresa l’impietosa crudeltà della scontatezza. Quello di cui ho bisogno è di aggredire e far tacere la progressione di queste derive all’orizzonte, assicurarmi un porto dove poter giacere qualche istante in quiete, in compagnia della salsedine che apre le mie narici e di quella brezza che carezza in maniera costante e democratica ogni cosa che emerge dall’acqua.

Restiamo silenziosi quindi, finchè non ne avremo abbastanza di questo futuro in saldo, con le idee appese sulle vetrine in frantumi, oppure ancora appiccicate alle mani come un affettuoso miele di acacia. Il calendario ci darà opportunità da sfruttare, nutrimento di cui nutrirsi, fatti essenziali a cui non potremo fare a meno e dei quali non potremo privarcene; però avremo bisogno di fare veramente silenzio, gridare la nostra estraneità alla moltitudine che non lo farà; saremo liberi ed inattaccabili, preziosi riferimenti, esempi riproduttivi di novità tanto attese, piccoli artigiani della pazienza, testimoni che le terre emergono non solo per narcisismo, ma per darci l’opportunità di dimostrare che l’uomo non per forza deve galleggiare.

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Profilo Autore: Henry Lee  

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Quei piccoli attimi tra me e te che rimangono dentro e rimbalzano contro le pareti dell’anima per arrivare sino ai sogni.
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Profilo Autore: Acquazzurra  

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Scrivere, appaga i miei demoni, acquieta la mia anima.


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Profilo Autore: goldfish  

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Dio ci ha dato le lacrime così che quando siamo tristi possiamo sentire il sapore del mare
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Profilo Autore: Acquazzurra  

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Tutto passa
tranne 
ciò che manca
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Profilo Autore: Anghelita  

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Ci sono momenti in cui il mondo va troppo veloce, ti gira la testa, devi scrivere.
Allora prendi una penna e un pezzo di carta, un tovagliolo, l'angolo di un quaderno.
Hai voglia di mettere nero su bianco un pensiero, guardarlo un po' e poi buttarlo via.
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Profilo Autore: Idalì  

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Il poeta è un testimone dell’eterno, ai suoi occhi la realtà appare un irrazionale flusso di immagini, sensazioni, e emozioni. Il poeta difronte a questo insensato divenire chiude gli occhi e trova dentro di se nell’immensa profondità del suo spirito la chiave di lettura della realtà. La vita è la fonte della poesia la quale eleva tutto ciò che è umano dunque finito ad eterno dunque in un certo senso divino. Che cosa sia la poesia non sono in grado di affermarlo con certezza ma posso affermare che essa sia come un fiume che esonda al di là di qualsiasi barriera liberandosi nel mondo, la sua genesi avviene quando nel bene o nel male la spirale ripetitiva e ordinaria della vita si spezza e d un emozione immensa pervade anima e corpo la quale si manifesta attraverso parole solo apparentemente umane ,parole custodi di eternità capaci di sfidare il tempo .

il poeta non è una giuda ma semplicemente colui che plasma le proprie emozioni in parole di umana eternità. La poesia è dunque un frammento di eternità tradotto in linguaggio comprensibile agli uomini la sua funzione non nè civile nè morale e semplicemente quella di donare forma alle sofferenze alle gioie degli  uomini permettendo loro di proseguire il faticoso cammino della vita.

 

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Profilo Autore: carpe diem  

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Indosso strati di dolore
e con essi custodisco 
il mio cuore.
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Profilo Autore: Anghelita  

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La vita non ha alcun senso, vivere... non ce l'ha.

La chiamano depressione questa cosa che in realtà non ha né un volto né una forma, so solo che le placche nel mio cervello si sono andate a sistemare comode, si sono come sedute davanti ai cancelli che davano su terrazze di luce, spiragli di allegria, hanno chiuso il passaggio.

E allora mi tocca una battaglia più dura della malattia stessa, mi tocca di inventare un colore con cui tingere le pareti di questa cella, devo inventarmi le tinte con cui disegnare semplicemente i ricordi di quando sorridevo. Dipingero' le lucciole in campagna quando avevo 5 anni , le mettevo in un barattolo, dipingerò il mio letto di bambina dove fra le coperte guardavo al buio il rosario di mia nonna che si illuminava come una catena di stelle, non c'era niente di più bello.

Voglio anche dipingere il sapore dell'amore sulle sue labbra avevamo solo 14 anni, e credevamo di sapere tutto e tutto sapevamo di quello che c'era da sapere di quelle labbra e di quell'amore. Dipingerò il suo vagito e la mia paura di quell'essere così piccolino ma più grande di tutto l'universo , la mia paura quando la presi tra le braccia di farle male. Come si può temere di fare male ad una nave di stelle?

Voglio dipingere le speranze e i sogni ma non credo che avrò tutti quei colori per farlo e allora mi basterà soltanto il bianco, ne farò cerchi e punti, spazi, dove come su piccole tele immaginare qualsiasi cosa. Voglio dipingere tutti i sentieri che non ho percorso perché nascondevano troppa felicità, troppa vita, e sono scappata, li voglio dipingere li voglio dipingere ci voglio andare a piedi scalzi sentire la terra sotto di me la voglio sentire gridare che è vero , che è reale.

Voglio che la mia cella abbia un milione di pareti, Voglio una parete per ogni sogno che non riesco più a sognare, per ogni giorno che non riesco più a vivere, per ogni volta che i miei occhi si aprono al mattino su un oceano di paure, ne voglio una per tutto ciò che non voglio dimenticare.

Poi so che questa vita non ha alcun senso , perché non ne vedo, ma se qualcuno entrasse nella mia stanza e se quel qualcuno adesso fossi io potrei dire che tutto è valso... E sorriderei guardandomi attorno come una bambina seduta dentro a un baule aperto pieno di caramelle e di torroni e di stelle filanti...

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Profilo Autore: Rexnorm  

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Non sapevo di aver così tanto bisogno di te. Ma… tu eri lì, tra un lampo e l’altro, ed io non potevo vederti, per quanto tu fossi carica di quella luce dorata e asciutta al tempo stesso; imperfetto, io, non avevo braccia capienti per l’arsura ed il gelo, e tu eri viva sin dentro al cuore di ogni piccolo granello disperso, tra l’inquietante solitudine e la fuggevole bramosia di me, che ti amo da impazzire.

Cresce in me la convinzione che tu stessi attendendo il ritorno di un inverno vissuto da piccola, quando la neve s’inscuriva solo se la guardavi dal basso, mentre scendeva a coprire il tuo stupore di bambina. D’un tratto immagino me nascosto dietro una siepe impallidita, intento a scrutare la delicatezza naturale con cui facevi morire sui tuoi palmi i fiocchi gelati; roteavi su te stessa con quel tipico tuo sorriso, aggiungendo una nuova riga alla definizione di bellezza e distribuendo con ferocia atomica un benessere a cui anche il clima ha dovuto inchinarsi. Di questo passo rischiavo di innamorarmi troppo in fretta, perdendo quel gusto essenziale che mi è stato raccontato nei romanzi degli anni’80; tornai ad impadronirmi del mio corpo, accorgendomi che il tutto è qualcosa di facilmente raggiungibile se non lo si confonde col superfluo.

 

La morte è in ritardo da due vite.

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Profilo Autore: Henry Lee  

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