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Racconto - Racconto Breve

Storie di donne che pur non conoscendosi s’  incontrano a vicenda
Ognuno inconsapevolmente  nella storia dell’altra
Fino a ritrovarsi, un giorno, per caso l’una di fronte all’altra
Al tavolino di un cafè
E da li,poi, partirà un percorso di vita  nel comune senso dell’amore per la vita!”
 
 
 
 
 
Cap. – I
 
- Un anno appena trascorso -
" Guardava fuori dalla finestra e d'improvviso un riflesso sfiorò il vetro; era il viso di qualcuno che non c'è, apparve lì come d'incanto a risvegliarla dal sonno nel quale era scesa. Fino a ieri, le pareva d'esser lì sospesa in un filo conducente solo all'altro capo della stanza poi, con l'arrivo suo aveva creduto di sorpassare strade larghissime per raggiungere la meta più difficile. C'è voluto un anno per capire che non era quella la meta. Incredibilmente certe cose, certi momenti, certe situazioni portano a scorrere lentamente.
Sapeva che da domani, con l'arrivo del nuovo mese d'autunno, guardando fuori non avrebbe più visto quel volto riflesso, ma, per il momento desiderava ancora guardarlo per provare a capire dove e come Livia, era riuscita a stravolgere cosi la sua vita che fino a quel fatidico giorno di ottobre del 2008, era tranquilla. Marinella non sapeva più cos'era quella strana sensazione che si portava ancora dentro, a parte la certezza della rabbia che cercava in tutti i modi di contenere pensando, nei pochi sprazzi di silenzio non confuso, che forse un significato l’arrivo di Livia nella sua vita doveva pure averlo avuto, ma, in quel momento non le era dato di capirlo.
‎S’ allontanò dalla finestra indietreggiando, quasi a voler cercare di prendere distanza. Non era una cosa facile, ma, le cose che si vogliono non sono mai facili da ottenere, è più semplice perderle. Intanto, fuori l'acqua continuava a scivolare sui vetri e la pioggia scrosciante lasciava un ecco anche dentro Marinella. Fu guardando il fuoco acceso nel caminetto che pensò di riscaldarsi l'anima, ma, si domandò l'anima, come si riscalda ?
Non era facile, per lei, in quel momento, trovare neanche un accenno di risposta, anche se la sua indole la portava sempre, in ogni occasione, a cercare tutte le risposte possibili agli eventi che si presentavano nella sua vita.
L'ultimo anno appena trascorso aveva lasciato in lei tanti se e ma, tanto che cominciava solo in quei giorni  a camminare senza indugi, quasi come riprendere a camminare dopo lungo tempo senza muovere le gambe.
Si accese l’ennesima sigaretta che fumò in piedi davanti al caminetto, guardava verso la legna che ardeva ed emanava calore verso di lei, anche se, in quel momento, si sentiva addosso solo una sensazione di freddo. Come quando si afferma di avere dentro il freddo.
Non avrebbe mai pensato, un anno fa, di imbattersi in un  incontro con una persona che avrebbe avuto la presunzione di entrare in lei spalancando le  porte con impeto per poi trovarsi come immersa nell’incertezza e ritrovarsi ancora, poi, a scoprire una delle più belle amicizie che avesse immaginare di trovare.  Avvolte s’ iniziano percorsi di vita quasi per gioco, anche se, niente nella vita dovrebbe essere visto come un gioco. Poi, gli stessi finiscono come sono arrivati, d’improvviso e senza preavviso.
Ottobre volgeva al termine e, forse, anche alcuni ricordi sarebbero andati conservati dentro qualche  scatola che nessuno riuscirà mai ad aprire. Sapeva solo che in un anno nella sua vita erano entrare ed uscite molte persone. Alcune di queste non sapeva chi fossero, altre le aveva conosciute, altre ancora le aveva avute accanto e non sapeva che erano per lei. Quella sera, nella stanza, davanti al caminetto, dove da fuori si sentiva scendere scrosciante la pioggia, Marinella tornò a pensare a se stessa partendo da dove era rimasta quel pomeriggio del 15 Ottobre del 2009; all’aeroporto ad accompagnare Livia che ripartiva dopo essere stata da lei una settimana.
Il tragitto in macchina da casa all’aeroporto, quel pomeriggio, sembrava lunghissimo. In macchina tra lei e Livia c’era silenzio. Marinella aveva l’abitudine di metter musica durante i suoi spostamenti in macchina e fumava incessantemente, quando sentiva d’aver dentro un peso che la opprimeva. Ogni tanto lanciava furtivamente uno sguardo verso Livia, ma, non osava aprire bocca per chiederle se volesse riprendere il discorso che, a parer suo, era rimasto in sospeso e mal chiarito.
Era la seconda volta che Marinella e Livia si vedevano, da, quando, quasi un anno prima si erano conosciute in Chat.  Livia pareva indifferente, non mostrava nessuno stato d’animo oppure lo sapeva nascondere bene, anche se, dal canto suo, Marinella sapeva cosa, in quel momento lei stava pensando; tornare quanto prima a Pisa.  Questa per lei era una sconfitta perché in cuor suo sapeva che era cambiato tutto tra loro due, e quel tutto, era cambiato per la ferma posizione che lei assumeva ogni qualvolta qualcuno cercava di “entrare” nella sua vita senza che lei concedesse il permesso di farlo.  Da sempre, Marinella, aveva posto dei paletti che separavano la sua vita famigliare da quella privata d’amicizie, conoscenze e lavoro.  Marinella non amava intromissioni nella sua sfera privata, cosi come lei non lo faceva in quella dei suoi famigliari, riteneva importante e inviolabile la sua.
Questo suo modo di pensare non era condiviso da Livia, la quale, non solo sembrava non capirlo, ma, neppure lo giustificava.  N’era cosi scaturita un’accesa discussione tra loro due che aveva visto coinvolte le sorelle di Marinella.
Lei era stata chiara fin dall’inizio, quando in Chat Livia le diceva: “ sento che tu metti un freno, erigi un muro come per difesa, non riesci ad aprirti completamente” - questo era vero e, lo era perché le delusioni e le batoste subite nella vita; avevano fatto sì che Marinella chiudesse le porte nel momento in cui percepiva un tentativo d’ingresso nel suo mondo da parte di altri. Aveva cercato di spiegarle come vedeva e curava i suoi rapporti d’amicizia, di quanto fosse importante per lei la sincerità, il rispetto e libertà di pensiero.  Era da molto che non le capitava di allacciare un legame d’amicizia cosi profondo e, con Livia, fin da subito era diventato qualcosa di forte. Fu Livia a cercarla per prima. Lo fece incuriosita da un’immagine di Capitan Harlock che Marinella aveva utilizzato come immagine del suo nik name.  - << ciao, mi chiamo Livia; mi ha incuriosito l’immagine che hai sul tuo profilo. Capitan Harlock! >> Era sempre stato il cartone animato preferito di Marinella, era uno che cercava e combatteva per la giustizia tra i popoli della galassia, uno di quei cartoni animati che oltre a divertire lanciavano dei messaggi idealistici. Questo accadde una sera di Novembre del 2008. Da quella sera era cominciato un percorso di conoscenza in Chat. Da subito si era instaurato quasi una sorta di simbiosi, avevano convenuto d’aver numerosi punti in comune, passione quasi simili che ognuna delle due coltivava nel modo più congegnale alla vita che conduceva. Livia, studiava legge all’Università di Pisa. Era fuori corso a causa di problemi di salute che l’avevano costretta in un letto d’ospedale poi, ripresasi aveva dovuto affrontare un lutto per la morte del padre. Le materie giuridiche, a Marinella, erano sempre piaciute tanto che, n’aveva fatto una disciplina che studiava da autodidatta.  - << Sai, anche a me sarebbe piaciuto proseguire gli studi in Diritto ma, forse per incoscienza adolescenziale, i miei studi sì son interrotti al biennio di ragioneria. Anche se, non ho mai smesso di rovistare tra i libri per il puro e semplice desiderio di approfondire ogni argomento che catturava, via, via, la mia attenzione. >> - Era cosi, lo era sempre stato, Marinella inseguiva il gusto del sapere e quanto più questo era difficile da raggiungere, più lei lo perseguiva.  Ad ogni modo negli ultimi anni aveva anche avuto la soddisfazione di essere integrata nella redazione di una rivista bimestrale che trattava argomenti d’attualità, politica, storia e società. Inoltre si era tolta la soddisfazione personale di occuparsi quel posto a discapito di una giornalista di professione che aveva cercato in tutti i modi di imporsi nella redazione.  Livia dal canto suo amava il suo vivere da studentessa universitaria, contribuiva a pagarsi gli studi lavorando da estetista, aveva intrecciato un giro che le consentiva anche qualche piccola spesa extra e dei viaggi. All’inizio anche lei era convinta che Marinella avesse un  diploma o, quantomeno, avesse  un titolo di studio nella materia che lei stessa studiava, perché, in più di una occasione si erano ritrovate a parlare di esami imminenti e,  Marinella l’aveva aiutata a risolvere certi quesiti di rilevante importanza. Insomma,  tutto era nato come un gioco, un passatempo che via, via era diventato un legame di confidenza e scambi reciproci di consigli, idee, pensieri  e  di tutte quelle che sono confidenze in amicizia.  Nonostante in cuor suo, Marinella, nutrisse ancora dei dubbi che, in svariate occasioni, durante le tante conversazioni che avevano, aveva espresso a Livia ottenendo sempre da parte sua la ferma rassicurazione che anche per lei era la stessa cosa, che conosceva numerose persone, aveva un buon rapporto con le compagne di stanza universitarie, con gli amici del suo paese d’origine, e con i nuovi che aveva incontrato a Pisa. Ma, nel loro caso, lei diceva, era diverso. Era qualcosa di veramente diverso che, fino ad allora aveva cercato ma, mai veramente trovato.
Il viaggio verso l’aeroporto proseguiva nel silenzio più assoluto tra loro due, silenzio disturbato solo dalla musica del cd di Giorgia, che Livia aveva regalato a Marinella la prima volta che era stata da lei. Livia scriveva messaggi al cellulare e guardava fuori dal finestrino nell’attesa di ricevere le risposte per poi riscrivere e ancora riscrivere: - << chissà a chi scriverà>> - si domandava Marinella, senza osare chiederlo per paura che anche quello potesse scaturire nell’ennesima discussione senza senso. 
C’era nell’aria un’atmosfera che Marinella sentiva di non continuare a reggere e, rupe il silenzio chiedendo a Livia: -  << ti da fastidio se mi accendo una sigaretta? >>  -  Livia per la prima volta, da quando si erano  messe in viaggio in macchina, si voltò verso Marinella e disse :  - << ti direi di no ma,  lo faresti uguale, sai mio padre e morto di cancro e io ho smesso di fumare da allora. Ti direi di non accendere quella sigaretta se tu mi assicurassi che dobbiamo parlare ma, conosco già l'argomento e ti assicuro che non ho intenzione di riprendere quel discorso perché so che rimani ferma nella tua posizione che io non condivido per niente e so anche che tu non condividi la mia. >> - Livia aveva parlato tutto d’un  fiato e Marinella aveva ascoltato pensando che forse aveva incontrato una più testarda e caparbia di lei  ma, non riuscì a star zitta, si accese la sigaretta diminuì il volume della musica e disse: - << forse sono ferma sulle mie posizioni ma, rispetto quelle degli altri pur non condividendole sempre. In questo caso credo di non essermi spiegata al meglio e mi pare che tu abbia la pretesa di impormi il tuo di pensiero piuttosto che cercare, anche per un solo istante, di fermarti a pensare che si può trovare un punto d’incontro che, per certi versi so che condividi, anche se non lo vuoi ammettere. So che se, io mi fossi comportata in quel modo, anche tu avresti sicuramente espresso dissenso e posto l’alt.>> Le uniche parole  di Livia, furono: << Manca molto ad arrivare in aeroporto? >> Marinella capì che qualcosa si era spezzato. Non era più sicura di niente, e forse sapeva anche che quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto Livia. Mancava poco oramai, l’aeroporto era vicino, dieci minuti e il tempo delle operazioni d’imbarco  e tutto sarebbe finito, entrambe sarebbero ritornate alla vita di tutti i giorni, una alla solita vita universitaria e al lavoro poi, chissà?
L’attesa in aeroporto pareva interminabile poi, d'improvviso, Livia parve cambiare atteggiamento, in un secondo, dal loro arrivo in aeroporto, aveva ripreso a sorridere, e le era venuto persino appetito. Marinella era sempre più sconcertata o forse stava conoscendo un lato di Livia che ancora le era stato tenuto nascosto. Forse c’erano ancora dei lati del carattere di Livia che non erano venuti fuori, anche se, era palese la sua forza interiore e la fiducia che lei aveva in se stessa, eppure a Marinella non piaceva che qualcuno poneva a lei dei veti, mentre veniva a lei imposto un limite. Questo provocava in lei una sorta d’irritazione incontrollabile. - << A che pensi? Perché sei cosi pensierosa? >> - Non si aspettava la domanda cosi a bruciapelo, ma, fu contenta che Livia posto la domanda anche se, non sapeva se la sua risposta sarebbe stata altrettanto gradita.  - << devo sul serio risponderti? Vuoi sapere a cosa penso? Bene, penso che tutto questo è assurdo e il fatto che voglia evitare di parlarne mi dice solo una cosa, che non t’importa di quello che penso e di come mi senta dopo questa settimana non trascorsa insieme, pensando a tutte le cose che c’eravamo ripromesse di fare, le partite a tennis, le corse mattutine che non abbiamo fatto, le lunghe chiacchierate perse che dovevano essere un modo per conoscerci di più visto che, come tu stessa affermavi fino a dieci giorni fa, la prima volta che sei stata qui c’è stato poco tempo che hai dovuto suddividere tra me, impegni di lavoro e qualcosa da chiarire con Luca. Sono rimproverata solo per il fatto di essermi posta e averti posto il quesito in maniera che tu ritieni inopportuna e non ragionevole. Non mi permetti di spiegarti cosa e come ho vissuto questi non giorni.>> quelle parole vennero fuori come da un fiume in piena certa che in quel momento, Livia si sarebbe allontanata ancora. Marinella aveva sempre cercato di tenere lontana la sua famiglia da quella che era la vita privata. Non aveva mai avuto amicizie in comune né con parenti né con fratelli e o sorelle o meglio, le poche volte che questo era accaduto n’era sempre uscita con le ossa rotte e, di conseguenza, aveva imparato a separare le due cose non permettendo a nessuno di oltrepassare questo limite e, conseguentemente anche lei non entrava nella cerchia d’amicizie in comune. Al massimo, educatamente, instaurava dei rapporti di cortesia e permetteva che altrettanto facessero gli altri. Nulla di più.  Era una regola che si era data. - << N’avevamo già parlato se ben ricordi, ti avevo affermato che io non ho mai voluto mischiare i miei affetti famigliari con quelli privati, per una questione di libertà di scelta e di pensiero diverso di quello che so essere dei miei. Tu, questo, sembra che non capisca. Mi disturba molto, è una cosa che non permetto a nessuno. Ci conosciamo oramai da quasi un anno, hai voluto conoscermi di persona, capire il mio mondo, come vivo, cosa faccio, la mia famiglia, quella che mi sono creata. Questo per me è stato importante, ti ho aperto completamente la mai vita, cercando d’essere più vera possibile, ma, ho la sensazione che questo non sia stato capito. Sembra che tu non lo voglia capire.>> - Livia ascoltò attentamente, o almeno pareva. Scosse il capo e disse: << Non lo capisco e non la ritengo una cosa corretta. La famiglia è molto importante e su questo ne converrai, perciò come puoi non voler condividere la gioia di un’amicizia con la tua famiglia? Ricordati che loro per te ci saranno sempre, mentre, non sai chi dei tuoi amici ci sarà domani.>> - era un discorso che non faceva una piega che, da una parte anche Marinella condivideva, ma, rimaneva della sua posizione che poteva anche sembrare egoista ma sulla quale non intendeva cambiare una virgola. Le delusioni erano state troppe. Parlare con Livia, in quel momento, sembrava di parlare con un’estranea che stava vedendo per la prima volta, tutte le cose che avevano condiviso negli ultimi mesi parevano essersi dissolte nel nulla, l’incontro di pensieri che era stato, ora sembrava solo un lontano sogno.  Sembrava che ognuna delle due parlasse un linguaggio incomprensibile all’altra. Lo speaker dell’aeroporto annunciò ai passeggeri, del volo per Pisa, di recarsi per le operazioni d’imbarco. Marinella pagò il conto  e si diressero ai cancelli per il chek-in.
Sapeva che non poteva entrare oltre la linea riservata ai passeggeri che dovevano imbarcarsi, si salutarono lì, con un abbraccio velocissimo. Completamente diverso da quello che Livia le aveva dato al suo arrivo il 9 ottobre, lunghissimo e carico di gioia per averla rivista cosi come anche Marinella aveva fatto. - << Chiamami quando arrivi, mi raccomando.>> - Livia accesso ad un sì con la testa, prese il suo troller e si diresse all’imbarco senza voltarsi. Era finita li?  Marinella aspettò ancora un po’, cercò lo sguardo di Livia, che non trovò.
L’unica telefonata che ricevete da Livia, fu quella che le aveva chiesto lei di fare e cioè chiamarla per dirle d’esser arrivata a Pisa. Poi, silenzio.   di  Antonella  soddu
 
 

Commenti   

 
# Debora Casafina 20-02-2012 11:06
Affascinante! mi piacerebbe avere i riferimenti del libro per poter approfondire :-)
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# Antonella Soddu 20-02-2012 18:44
ci lavoro!
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