Nel borgo del duemila tutto tace.
Antichi Cavalieri sostan fieri;
attendono quel freddo locandiere
che schiuda l’uscio fresco di vernice
all'aria netta di leggenda eterna
perché si posi in ritrovata lena
tra nuovi e vecchi tarli adesso sparsi
sott’occhi ignudi di trofei dormienti.

Su, da tempo, li aspettano le dame
a mo’ di madri riposate a lungo,
innamorate del previsto sgarbo
di un muto lattante che pria o poi,
non più immobil perla tutta rosa,
dal fondo della tana paradiso
e dal tepore d’immacolata coltre
si desterà braccando lesto il seno.

Stagion dei sempre vivi eroi
a tutti annuncia già il suo ritorno.
Altèra e schietta, oggi si prepara
a rinnovare i sogni un dì spezzati
dal Nuovo Evo dei previsti cieli,
delle ventur vagliate una ad una
e dei respiri freddi e soppesati,
del nulla che ormai non ci consola.

Antichi Cavalieri sostan fieri.
Si guardan tutt'intorno frastornati,
le grate d’ombra solo rischiarate
dai riflessi di tegole argentine.
E c'è chi lustra lame affezionate,
chi già si appresta con arditi guizzi
ad allestir lo sventolio di chiome
alla conquista degli amori persi.

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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