Notte serena e siamo a metà inverno,
il sonno l’abbandona,
con voci in un tumulto che risuona.

E dalla sala arriva alla vetrata,
guarda le sue colline,
all’ombra päion grandi e assai vicine,
bianche di neve ancora immacolata;
socchiude gli occhi ed ecco in un istante,
si lascia trasportare,
leggera nostalgia a cui domandare,
se l’aria odori vecchia oppur d’eterno.

In fondo là una festa e dall’interno,
luci lontane crëano un’icona,
una sala da ballo poi menziona.

E son le voci a dirci chi noi siamo,
l’eco si fa invadente,
piange la quercia e goccia dal suo ramo
spaccato, mentre l’ombra lentamente,
marcandosi s’espande ormai suprema,
fino al mandorlo in fiore,
sbocciano vivi d’immenso bagliore
ferendo lentamente il truce inverno.

Due passerotti invece fanno perno,
sui solchi assai fangosi dove suona
il cinguettio che il vento poi imprigiona.

E’ quasi primavera e l’erba ondosa,
s’alza e s’abbassa come un’altalena,
sdraiata lei è di schïena,
obliqua pioggia scende vorticosa.
malinconia l’avvolge,
ode voci degli alberi cantare,
e il sonno lentamente la travolge,
ha il fiato corto, espira dallo sterno.

Ma il suo sorriso annienta il bieco inverno,
amore immenso dona,
con voci che la penna sua sprigiona.
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Profilo Autore: Aug94  

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