Triste giorno è quello dei morti
il cielo cinereo ne appesantisce l' atmosfera,
e non vedo l'ora che arrivi la sera,
mentre la liturgia ci invita a pregare
per le nostre persone care.
Viene da sé pensare
a quando in tal modo faranno per noi,
riempendo i nostri sepolcri coi
tristi fiori dei morti.
Eppur mi consolo pensando a quanto sicuramente son contenti
Noi come noi vivi che viviamo di stenti.
Negli affollati cimiteri
scruto fra le lapidi e mi vengon strani pensieri:
chi sa come è morto costui
chi sa quale morbo separò lei da lui.
E fresco il crisantemo posa
sulla pietra di un' eterna giovane sposa,
insieme a una purpurea rosa.
Su ogni tomba è posto un lumino
simbolo dell' universale destino.
E mi concentro sulla tomba di un giovanotto
al quale il fato ha rotto ogni speranza,
come quel fiore dallo stelo reciso,
colpevole solo di essere il più bel Narciso.
E guardo attentamente e scruto
e mi sembra di aver veduto
lo strazio e il compianto del triste giorno,
giorno che non ammette ritorno,
e mi sembra di udire i colpi secchi di campana,
mentre fresca la tramontana,
fredda i marmi granitici.
Imbrunisce: è sera,
ciaschedun ritorna al suo affanno
aspettando il prossim' anno,
per pregare il Signore
dei giorni e delle ore,
affinché conceda ad essi l' eterno riposo,
chi prega per il genitore, chi per lo sposo.
E un giorno anche per noi lo faranno,
speriamo solo più di una volta l'anno.