A indagare, seppi di te
solo scialbatura,
una luna calante monca,
senza l’ombra di una sciammacca
che ammorbidisse la tua seccaggine.

Le parole erano ridotte trinci
e brindelli con voce appena udibile,
ma trovasti udienza al buio.
Indossavo un ulster ruvido
per coprire le notti fredde,
il viso unto di uno sterile sorriso.

Con la forza del tuo cuore
regalavi di te un vastaso giullare
con forti accenti di battuta
in danza franca di mazurca.
E non ridevo della tua commedia
frutto leggero di satira e intrigo.

Bevevo alla mia festa un liquore vespigno
color giallo oro,saliva della mia mordenza.
E spazzai poi dall’aia i vigliacci,
semplice giudice delle tue spighe.


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Profilo Autore: Libero  

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