Percorsi accidentati dove spesso

il piede piega e il dolore monta,

andrebbero nettati degli intoppi

per ritrovare il regolare passo.

A volte accade di chiamare spasmo

quel che ci accade forse per disegno

o solamente per attrarci addosso

oscuri segni d’abbandon protratto.

Come al tramonto sempre segue l’alba

e l’alba lascia il suo posto al giorno

e poi la luce fodera il meriggio

fino al predare delle stelle i lampi,

così vorremmo - anzi dovremmo -

rismerigliare della vita il nastro

riassegnando il ruolo esatto esatto

a quel respiro che se pur ci illude

almeno ci consente d’esplorare

percorsi nuovi dove sgambettare,

giardini arsi da ripristinare

con vanga e linfa che procureremo

in quelle ore, quand'anche per errore

si riesce - sì - ad esser giocolieri,

maghi speciali in vena di pazzie

o umili artigian d’un salva vita.

 

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Commenti  

Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 28-03-2020 08:32
Passo dopo passo fino al traguardo, stupenda complimenti ciao Aurelio.

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