Manca l’ultimo nuovo colore
al duro e ostinato vagare
nella trincea del mio micro campo.
Più non basta l’azzurro del cielo,
monotono pretesto a salvaguardia
d’ingenui abbagli oramai datati.
So dell’uomo senza più confini,
del suo esplorare pance d’infinito,
e mi acquietano i frutti del futuro.
Non ancora del tutto ripiegato,
unghierò una fiancata del fosso
‘sì da potermi accostare al bordo.
Questi occhi punterò su in alto
- auralbe d’Orione vicino -
Tramonti no, ché gemmano notti!

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Aurelio Zucchi Questo autore ha pubblicato 491 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
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Sei già proiettato nell'infinito.