Manca l’ultimo nuovo colore
al duro e ostinato vagare
nella trincea del mio micro campo.


Più non basta l’azzurro del cielo,
monotono pretesto a salvaguardia
d’ingenui abbagli oramai datati.


So dell’uomo senza più confini,
del suo esplorare pance d’infinito,
e mi acquietano i frutti del futuro.


Non ancora del tutto ripiegato,
unghierò una fiancata del fosso
‘sì da potermi accostare al bordo.


Questi occhi punterò su in alto

-   auralbe d’Orione vicino   -
Tramonti no, ché gemmano notti!

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Commenti  

Ibla*
+2 # Ibla* 17-01-2021 15:36
Ma che bella!
Sei già proiettato nell'infinito.
Turchese
+1 # Turchese 17-01-2021 19:31
Splendida !

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