Il gran bazar della malinconia

«Il tempo non è mai quello che appare e ciò che appare non è il tempo»

Vecchie ciarpaglie accantonate alla rinfusa su scaffalature arrugginite e sgangherate si presentavano in bella mostra all’ingresso d’un enorme capanno…
Licia era sempre un passo dopo l’entrata, accoglieva con un sorriso il visitatore e indicava la direzione da seguire in quel dedalo di corridoi e scaffali, a volte dava l’impressione di essere lì per sostenere il vecchio portone in legno scuro che chiudeva quel luogo pieno di polvere e oggetti vecchi e inutili.
All’interno del capanno una serie innumerevole di vecchie cose se ne stava, sporca e piena di polvere nerastra, accatastata in modo disordinato dando l’impressione d’esser stata gettata sulle scansie con imprevedibile casualità da chissà quale mano.
L’ingresso al gran bazar della malinconia, questo recava scritto l’insegna sul portone, era contingentato a un massimo di tre persone per volta; il posto era veramente un labirinto di stanze e corridoi ma la sua grandezza era tale da non capire per quale motivo si potesse entrare in così poche persone. Il negozio era aperto tutto il giorno ventiquattro ore su ventiquattro.
Non esisteva campanello all’ingresso e quando il portone era chiuso non v’era alcun modo di bussare per farsi aprire, chiunque avesse tentato di dare dei colpi al legno non avrebbe ottenuto nessun suono, quel portone sembrava essere fatto di spugna eppure era durissimo al tocco…


Licia aveva uno sguardo molto dolce quando accoglieva la gente che immediatamente si sentiva a proprio agio. Il soffitto del capanno era poco illuminato e risultava un po’ complicato vedere bene gli oggetti e il percorso, stranamente però dopo un breve lasso di tempo, la vista s’abituava alla luce e tutto si mostrava nel suo polveroso stato.
Visto dall’esterno sembrava un comunissimo mercatino dell’usato e non era pensabile che in realtà in quello strano luogo sarebbero entrate solo tre persone in un intervallo temporale che non era classificabile.
Proprio così, s’entrava con un orario e…
In un giorno qualsiasi d’un anno qualsiasi tre persone incuriosite dalla scritta, mentre passavano in auto, si fermarono davanti al gran bazar della malinconia. La porta era aperta e Licia era appena un passo dentro.
Due donne e un uomo scesero dall’auto e s’avvicinarono all’ingresso.
«Avanti entrate pure, il bazar è aperto»
«Grazie, possiamo?»
«Un attimo che vi indico il percorso da seguire»
Licia con la mano sinistra accostò la porta e fece segno di guardare la direzione delle frecce che erano disegnate sul pavimento.
«Buona permanenza»
«Grazie» risposero i tre con aria divertita.
«Chissà perché ha chiuso la porta» disse Eleonora strabuzzando gli occhi.
«Forse stanno per chiudere» ribatté Giovanni.
«Beh, seguiamo le frecce come ha detto quella signora» incalzò Elena.
Un lungo corridoio, che diramava in lunghi transetti laterali, appariva loro di fronte e ogni cinque metri in lunghezza s’aprivano delle stanze quadrate d’eguali misure.
Percorsero i primi passi nell’incertezza e nello stato d’animo curioso come s’addice a dei bambini che per la prima volta entrano in un negozio di giocattoli.
La prima stanza a sinistra conteneva una quantità enorme di libri usati, essi non avevano una catalogazione precisa ed erano poggiati negli scaffali alla rinfusa.
«Guarda Elena» disse Giovanni con occhi che parevano stregati, «Guarda, “I viaggi di Gulliver”, accidenti quanto tempo è passato, l’ultima volta che lessi questo libro fu per gli esami di maturità,
avevo scelto inglese come seconda materia. Porca miseria, ma questo è il mio libro, c’è il cuoricino che avevo disegnato e... la mia firma, non è possibile!»
«Pensa te, si vede che tua madre l’ha venduto a qualche rigattiere e poi sarà finito qua per chissà quale coincidenza» rispose Elena quasi divertita.
«Ehi, indovinate cosa ho trovato?»
«Cosa Eleonora?» disse Giovanni distogliendo lo sguardo dal libro che aveva in mano con un’espressione tra il sorridente e un velato senso d’incertezza e paura.
«Questo è il compendio di storia dell’arte di Arnold Hauser, quello stronzo del prof. Guido ci impose di leggerlo in una settimana per poi affossarci tutti nell’interrogazione, pensa che per come ero incazzata d’aver beccato quattro scrissi dietro l’ultima pagina: “questa è una storia di merda”».
Eleonora cominciò a sfogliare le pagine di quel vecchio libro oramai ingiallito e con grande meraviglia scoprì che sull’ultima pagina vi era scritto: “questa è una storia di merda”
«Ma... non posso crederci e non voglio crederci, questo è il mio libro del liceo, si proprio lui»
«Ma dai, guarda tu che coincidenza, ma... portano tutti i libri in questo posto?» disse ridendo Giovanni.
Poi i due sembrarono attratti da quei libri e s’estraniarono dalla conversazione tra loro vendendo letteralmente rapiti in un spazio senza tempo.
«Porcaccia vaccaaaa! Urlò Elena questo libro di chimica è il mio, ho riconosciuto le linguette delle pagine tutte rosicchiate. Ogni volta che la professoressa Calci spiegava mordevo le punte della pagine nutrendomi di cellulosa per il nervoso»
Giovanni fu scosso come da una scintilla e lasciò cadere il terra il suo libro…
«Ragazze forse è meglio andar via, questo posto mi incute molto timore.»
Eleonora ed Elena annuirono con un cenno della testa e si presero per mano. Con una certa paura i tre uscirono da quella stanza, ma il corridoio non esisteva più, al suo posto una stanza piena di orpelli, ninnoli di creta e piatti di ceramica.
Giovanni cominciò a gridare «Signora! Signoraaaaaaa, dove s’è cacciata?»
«Sono qui all’ingresso! Non mi vedete? Sono proprio dietro di voi» La voce di Licia, forte e chiara, risuonò come una eco in tutto il capannone.
«Ma dov’è signora? Non vediamo un cavolo e dov’è il corridoio d’ingresso? Signoraaaaa! La voce di Elena pareva percorsa da mille vibrazioni»
«Calma, calma sono qui proprio dietro a voi, terminate pure il vostro giro, non chiudiamo mica ora»
«Ma quale giro e giro noi vogliamo uscire, da dove s’esce porca puttana?» Biascicò con la lingua irrigidita e priva di salivazione Giovanni.
«Tranquilli, da qui si va via solo dopo aver terminato il giro, procedete pure e vedrete che dopo uscirete» La voce di Licia rimbombava sempre di più nel capanno…
La paura scorreva come un fluido freddo nelle gambe e nelle braccia, irrigidendo gli arti e rizzando ogni peluncolo che vi dimorava sopra. Altro non potevano fare e, appoggiandosi l’un l’altra, cercarono di proseguire a tentoni nella stanza in cui si trovavano.
Per ogni cosa esposta e impolverata essi trovavano sempre qualche oggetto appartenente al proprio passato.
Lo sconforto durò a lungo anche se una certa meraviglia nello scoprire quegli oggetti non mancò nel visitare tutte quelle stanze.
La realtà temporale non aveva senso in quel posto incredibile e, trovandosi nel suo interno, nessuno aveva più la cognizione di dove fosse e quale fosse l’ora, tutto era fermo nella polvere.
Di stanza in stanza i tre ragazzi sbucarono in un androne enorme dove v’era un gabbiozzo di legno a mo’ d’edicola con due finestre e una porticina. I vetri erano appannati e davano l’impressione di essere lì da qualche secolo, s’intravedeva all’interno una luce traballante e delle ombre…
Giovanni si fece coraggio e per primo cercò di girare una manopola d’ottone, ma il sudore ghiacciato della mano gli fece perdere la presa più volte, poi senza nessun tocco la porta s’aprì consentendo ai tre di entrare dentro.
Licia era seduta dietro una scrivania col piano in pelle, aveva un paio d’occhiali calati leggermente sul naso, dalla forma tonda tagliati in alto da una linea curva erano d’un colore nero striati con delle venature color osso.
Alzò lo sguardo dal libro che stava leggendo e sorrise…
«Finalmente siete arrivati, ce ne avete messo del tempo! Ihihihihihi...»
«Ma dove siamo, vogliamo uscire, fateci uscire da qui, per favore» disse con voce flebile Elena.
«Non siate impauriti, siete nel gran bazar della malinconia, nessuno vi farà del male»
I volti tirati e tesi come corde di violino dei tre cominciarono a stendersi e il pallore biancastro che aveva colorato fino ad allora le gote cominciò a trasformarsi in una leggera pennellata di rosso.
Intanto all’interno di quella edicola, v’era a sua volta un altro gabbiozzo con una porta ancora più piccola.
«Cosa c’è di là?» Chiese Eleonora.
«Quella è la porta del Giocattolaio magico»
«Giocattolaio magico?» sussurrò Giovanni.
«Giocattolaio magico... sì, da tanto tempo raccoglie i ricordi delle persone e li stipa in questo bazar, nessuno lo ha mai visto nemmeno io ho varcato quella porta»
«E non possiamo parlarci almeno?» chiese Elena
«No ragazzi miei, ora è meglio che andiate, la vita vi aspetta la fuori e poi siamo in orario di chiusura»
«Ma un attimo vorremmo capire» Giovanni facendosi più forte nella voce, fece un balzo in avanti verso la porta.
«Siamo in chiusura ragazzi, mi dispiace»... la luce della candela che illuminava il volto di Licia si spense di colpo e…

«Ehi ragazze che ne dite se ci mangiamo un panino in qualche birreria, conosco un posto che si chiama il gran bazar della malinconia è molto vecchio, pare che facciano dei panini da Dio»
«Ma sai che questo nome non mi è nuovo Giovà»
«E dove sarebbe sto posto?»
«Proprio qui dietro, una svoltata d’auto Ele»
«Beh, allora sbrigati, ho una fame, non so voi»
«Mah, però sto nome mi dice qualcosa»

L’auto si fermò a ridosso del marciapiede e... di fronte dalla parte opposta della strada un vecchio capannone con la scritta “Il gran Bazar della Malinconia”.

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Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

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Commenti  

genoveffa frau*
# genoveffa frau* 16-06-2022 00:44
Un escursus nei ricordi del passato tra oggetti dimenticati come cose inutili.
Il gran bazar della malinconia è zeppo di ciò che ha formato l'uomo o la donna nell'arco della sua esistenza, c'è chi li considera inutili e chi vorrebbe riaverli indietro e valorizzarli.
Licia non avrebbe gettato via niente, avrebbe arricchito il suo bagaglio d'esperienze forgiando ogni tipo di malinconia in qualcosa di utile da donare ai visitatori come souvenir! :-) Molto bello!
Giancarlo Gravili
# Giancarlo Gravili 16-06-2022 09:14
Grazie Geno è un bel posto in fondo il gran bazar
Tonino Fadda
# Tonino Fadda 16-06-2022 10:30
Meriti e inviti tanta tenerezza, niente è mai inutile e tutto ci serve, se riusciamo a darle il giusto valore con amicizia Tonino
Tea
# Tea 16-06-2022 10:54
Vorrei entrare in quel bazar... Piaciuto molto il tuo racconto davvero ben scritto, complimenti e ancora ne voglio leggere, un saluto ;-)
Giancarlo Gravili
# Giancarlo Gravili 16-06-2022 12:13
Grazie a tutti per le belle parole, grazie di cuore Tonino e Tea

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