L'attenzione si posò su quel Bullock di un giallo acceso; era l'antifurto meccanico che bloccava il freno e l'acceleratore, quello con le palle, per intenderci. "Guarda che figata, è in acciaio temperato antitaglio e antitrapano". Passò il marchingegno agli amici per fargli notare la robustezza, il peso, la sensazione di sicurezza e di potenza che incuoteva.
Pioveva. Erano parcheggiati a bordo di una strada sterrata in mezzo alla campagna. Accampati da ore in una Uno Fire rossa dei primi anni '90, si travestiva la noia con birre speciali, Lucky Strike, sigarini al mentolo e autoradio a palla. Avevano anche i telefonini da mostrare con orgoglio, quelli che oggi vinci nelle patatine o nell'uovo di Pasqua.
"il mio si apre a conchiglia"
"il mio se cade non si rompe"
"il mio ha l'antenna più lunga"
e così via, vantandosi a vicenda di avere il menù in cinque lingue o la ricezione con più tacche.
Ma prima dell'inizio degli anni '90 i ragazzi si accontentavano di ancor meno per sentirsi vivi ed emancipati. Quando gli uomini erano uomini mandavano uno squillino a un orario preciso a casa della ragazza con un messaggio condiviso: ad esempio alle 17:05 poteva significare: "se sei sola chiamami", oppure alle 23:38 poteva essere lo squillino della buonanotte.
I genitori si svegliavano sempre con un "chi cavolo è ogni giorno a quest'ora?" 
e lei zitta in camera con un tuffo al cuore: "mi pensa".
Quando chiamavi troppo gli amici e arrivava la bolletta che sforava oltre le ventimila lire rispetto al solito, i genitori ti mettevano il lucchetto nel disco del telefono, quello "a mignolo". Ma tu sapevi come hackerarlo, per ogni numero bastava premere al giusto ritmo e a piccole pause una certa sequenza di scatti in quella specie di doppio tic-tac dove agganciavi la "cornetta". E se dopo 10 minuti di tentativi riuscivi nell'impresa e non ti rispondevano in Australia, ti sentivi un eroe, un mito. Solo che il più delle volte dall'altra parte del filo c'era uno dei due genitori che scocciato/a ti diceva che era sotto la doccia o dalla nonna.
E quando eri adolescente e cercavi di abituare mamma e papà ai tuoi ritardi spostando ogni paio di giorni il rientro a casa di un quarto d'ora rispetto a quello già conquistato, alla fine arrivava il momento in cui loro avrebbero potuto già essere addormentati. Era in quel momento che ti sentivi un ninja o l'uomo invisibile: passi felpati e scarpe in mano, al primo accenno di risveglio ti mimetizzavi dietro la tenda, sopra un lampadario, dentro un calzino. Tranne le volte in cui a metà del tragitto si accendeva la luce ed erano lì, a un metro da te, con le mani sui fianchi. Diciamo che l'adolescenza dei maschi ai quei tempi era davvero diversa da quella di oggi. Se facevi parte di un nuovo gruppo, se ancora contavi poco o niente avevi una possibilità per riscattarti e farti notare: affrontare una prova del fuoco qualsiasi che ti avrebbe reso celebre sia in caso di fallimento che di successo: la minchiata memorabile.
Così il nostro eroe, con quel Bullock in mano e l'ultimo sorso di "corona" nell'altra si rese conto di aver trovato la sua occasione. Cominciò a utilizzarlo a vuoto con fare indifferente, mostrando la soddisfacente apertura a scatto; ricordava una specie di fucilata con rinculo che dimostrava tutta la potenza del nuovo acquisto.
"Scommettete che se mi ammanettate entrambe i polsi con questo coso riesco a liberarmi da solo?" Aveva escogitato una prova di escapologia. Sguardi reciproci, birre ormai vuote, risate. "Ok, ok, vediamo cosa sai fare". Così infilò tutte e due le mani nell'attrezzo e lo fece chiudere all'altezza dei polsi. Prima impresa, prendere la chiave sul cruscotto con la bocca e metterla dalla parte giusta. Dopo vari contorsionismi si arriva alla seconda fase, mirare e centrare il lucchetto di apertura. Terza e ultima fase: stringere forte la chiave con i denti e fargli fare mezzo giro per aprirlo. Gli amici all'inizio erano increduli ma ora stavano per assistere alla sua vittoria: "è ftta, è facta", farfugliò a malapena quelle parole con la chiave in bocca. Poi diede l'ultimo scatto. Pensò "Fatto! aperto!" SBAAAAMMMM! (sdent) il rinculo del lucchetto andò a proiettargli la punta del Bullock proprio sopra i denti. Risultato: prova superata, serata di risate, incisivo spezzato e filato per tutta la linea verticale. Era proprio diversa l'adolescenza dei ragazzi annoiati all'inizio degli anni '90

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