Buongiorno - Hera - Angela - perché così ti sei presentata a me, virtualmente. Voglio dedicare attenzione alle tue considerazioni, che in parte ricalcano quelle da me evidenziate in altro post. Un'attenzione che, ultimamente, è scomparsa verso le opere che pubblico: sinceramente, non ne conosco la motivazione.
Sono partito proprio dal tuo soprannome, Hera, perché, per me, già registrarsi con un nickname, instilla un legittimo sospetto di poca chiarezza. Personalmente, mi farebbe sempre piacere sapere chi c'è "dall'altra parte", sia come nome sia come volto. Ovviamente, ciascuno è libero di farlo, siti letterari permettendo, ma, pur usando il più bello, non è mai il proprio nome. Il web è persino pieno di nickname al maschile, quando, in realtà, dietro di esso esistono personaggi femminili e viceversa: del resto, la virtualità offre anche questo possibile aspetto.
Anche sui commenti, concordo con quanto evidenziato da Charlie, quando afferma che, molto spesso, non riguardano più la poesia, bensì l'autore e - aggiungo io - sono pure scritti in stile Facebook, senza alcun riguardo delle regole di scrittura.
Nella mia poesia, " Rivoluzione", facevo accenno proprio a tali riferimenti grammaticali e, "ironicamente", sottolineavo il menefreghismo di chi, pur conoscendo certe regole, oggi in disuso, non le applica: e pensare, Angela, che siamo su di un sito di scrittura. E’ inutile fare degli esempi, perchè fin qui il discorso è semplice.
Ora vengo al tuo post. Un sito è un luogo virtuale, una vetrina in cui pubblicizzare opere di scrittura. Da quando è nato il web, tutto si è letteralmente modificato, soprattutto grazie alle nuove tecnologie informatiche che hanno dato la possibilità, in maniera facile ed intuitiva, di inserire un testo, per farlo conoscere ovunque. Alcuni siti, grazie all'impegno personale, oltre all'identificazione dello scrivente, sono stati occasione di scambio culturale, come un vero e proprio salotto. Le persone sono divenute, nel tempo, anche amiche, per mezzo dei continui contatti che, talvolta, manifestavano tra loro. Però, perdona la mia franchezza, sono convinto che l’artificiosità è sempre dilagante nei siti, così come nella realtà quotidiana. Ma già sottolineare una guerra dei cent’anni, significa che questa è sempre stata nei pensieri altrui. La saggezza, la preparazione culturale, la poesia, piacevole o contestabile, il livello di interiorità, la dimensione personale autentica, e non di certo costruita dietro l’uso di un nickname, si mostrano unicamente coi fatti e non con le parole. Il discorso può anche essere differente, in quanto le antipatie e le simpatie prendono il sopravvento, persino nei rapporti quotidiani. La superbia, l’orgoglio, l’essere pieni di sè, l’egoismo nel credere di essere unicamente al di sopra degli altri o addirittura migliori di tanta gente, fanno parte della vita. Ribadisco che il valore buono di chi scrive, lo si dimostra sempre e solo con i fatti, non con parole sterili. Fermo restando ciò, spero che le mie note riflessive non siano occasione di allontanamento, rispettando la libertà di chi commenta chi vuole, quando gli pare e piace. Con sincerità, condivido parte di quanto hai scritto, così come condivido le argomentazioni di Charlie. Infine, per non annoiare nessuno, resterà sempre utopicamente difficile, conciliare tantissime teste, con un via vai di coloro che, improvvisamente, spariscono, nella consapevolezza che un sito è un vero e proprio porto di mare.
Grazie per il tempo dedicato a leggermi. Col sorriso, lascio il mio augurio per un buon proseguimento letterario.