CAPITOLO 1






La macchina, uscì fuori strada.
Isabel tentò di uscire dall'auto,che iniziò a prendere fuoco.
Isabel sentì il calore devastante sul suo viso,il fumo che non le permetteva di respirare.
All'improvviso,la portiera dell'auto si aprì e lei si buttò fuori.
Capì però,che non si era buttata,era stata trascinata fuori dall'auto.
Poi svenne.
Incubi la spaventarono, fiamme e volti demoniaci,le si presentavano davanti.


TRE MESI DOPO



Aprendo gli occhi,Isabel si sentì dolorante e capì che qualcosa le impediva di vedere bene.
Toccando il suo viso, sentì che qualcosa lo copriva.
Voleva alzarsi ,ma si sentiva debole.

"Non alzarti,va tutto bene"

Disse una voce femminile.

"Do..dove sono?
Cosa c'è sul mio viso?
Mi fa male,che succede?"

Disse a fatica.

"Va tutto bene, devi solo calmarti.
Hai avuto un incidente, ricordi?"

Disse la donna.
Isabel di colpo, ricordò.

"Dov'è mio marito?
L'avete avvisato?
Che mi è successo,sono in ospedale?"

Disse Isabel.

"No,ora sei a casa mia.
Sei uscita ieri,ma hai espresso categoricamente,di non chiamare tuo marito,per via.."

La donna si fermò.

"Per via?
Che cosa c'è? Continua"

Disse Isabel.

"Sei stata fortunata,sei viva,ma le fiamme..hanno procurato gravi ustioni al tuo viso.
Sei stata incosciente per molto tempo e anche quando ti sei ripresa, stavi male,ma è comprensibile"

Rispose la donna.
Isabel urlò.

"Cosa?!
No! Voglio vedere,non ci credo!"

Disse Isabel.
Senti poi,le mani della donna,sul suo braccio.

"Non fare capricci,sta buona"

Disse freddamente la donna.
Pochi giorni dopo, Isabel era immersa nella rabbia più profonda.
Aveva dimenticato,che in un momento di lucidità in ospedale,aveva chiesto di poter parlare con Andrea un amico suo e del marito,ed Anais la donna che la ospitava,lo contattò.

"Perché non lo ricordo?
Stavo per chiederti di chiamarlo"

Disse Isabel.

"Hai avuto qualche problema a ricordare.
A volte ricordi chiaramente,a volte no"

Rispose Anais.
Vedendo il suo viso, Isabel capì che non poteva e non voleva far ritorno a casa.

"Quello stupido..pensa che io non sappia niente.
Ha un'altra,da tempo ormai.
Oh,non mi importa più di tanto,l'ho sposato per i suoi soldi, soldi che voglio tutti per me"

Disse Isabel.

"Sono passati tre mesi,hai chiesto di essere ricoverata senza esibire documenti.
Non sanno chi sei..e poi,sei voluta venire qui.
Solo io e Andrea sappiamo.
Credo che,ti credano Morta"

Disse Anais.

Nel frattempo, Michele il marito,o meglio il "vedovo" di Isabel si trovava con Francesca la sua nuova moglie
"Credo che,il tuo amico non approvi.
Solo tua zia,ha approvato il nostro matrimonio..tu, credi che lei sia viva?
Che possa tornare?"

Disse Francesca.

"No.
E non mi importa,ne di Andrea ne di Isabel"


Rispose Michele abbracciandola.

Andrea che era stato innamorato di Isabel lo aveva aspramente rimproverato, nel sapere che Michele doveva sposarsi,solo dopo poco tempo la scomparsa di Isabel.
In fondo,non avevano certezza che lei fosse Morta.
Ma Michele che aveva smesso di amare Isabel già da tempo,preferì pensare che fosse morta e che lui, poteva sposare Francesca.
Andrea all'inizio,lo aveva quasi odiato,ma adesso,nel sapere la verità non gli importava più di tanto.
Era anche confuso,dai sentimenti che credeva di provare ancora per Isabel e dalla bellezza conturbante di Anais.
Andrea conosceva Anais l'aveva incontrata tempo prima.
Ritrovarsela davanti,in una situazione quasi ambigua,fu strano e piacevole allo stesso tempo.
Ambiguo,era anche il piano,che una perfida Isabel aveva ideato.
Il suo odio,l'aveva portata a questo.
Non poteva presentarsi con quel viso sfigurato dal fuoco,ma poteva vendicarsi.
Chiede così,ad Anais di farlo per lei.
Andrea suo complice,doveva trovare il modo,di far ospitare quella sensuale bellezza,in casa di Michele e Francesca per rovinare così,le loro vite.
Distruggere il matrimonio ed uccidere entrambi.

"L'unica cosa che voglio fare personalmente è uccidere lei, Quando sarà il momento"

Disse Isabel ad Anais.
Quest'ultima, annuì sorridendo in modo strano.
Isabel presa dal suo piano,non prestò attenzione all' ambiguo sorriso.
Anais la spaventava,era una donna che per quanto l'avesse ospitata e nascosta in casa sua e si prestava adesso,ad eseguire il suo Piano,la inquietava.
Sapeva che era fredda e capace di uccidere,sapeva che nonostante il piano fosse suo,era Anais a dominare su di lei.
Anais non aveva paura di Isabel era Isabel ad avere paura di Anais.
Ma nonostante questo,il desiderio di vendetta era più forte.
E così,una splendida Anais si presentò un giorno,a casa di Michele e Francesca come l'amica di Andrea.
Avrebbe interpretato il ruolo di scrittrice,che dovendo ultimare il suo ultimo romanzo,era in cerca di luoghi che l'avrebbero ispirata.
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Anais  

Questo autore ha pubblicato 1 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Il piede era stretto nella scarpa nuova. Quello sinistro, l'altro, calzava morbido. Non sapeva spiegarsi il perché e si rincuorava riprovando la scarpa, un elegante mocassino di pelle marrone dalle sportive impunture lungo il bordo. Ad ogni tentativo un nuovo lamento a denti stretti. Pensava che il commesso, ritto davanti a lui, lo compatisse ed in effetti un sardonico sorriso gli increspava l'angolo sinistro della bocca. Così si dava l'aria di chi alla fine avrebbe vinto la lotta tra piede e scarpa e rifletteva che sia lui che il commesso avevano qualcosa in comune: ciò che era sinistro. Non nel senso cupo del termine, di certo. Tolse il piede già dolorante dalla scarpa e pensò se non fosse la calza pesante a creargli fastidio. E perché allora il piede destro non protestava? Alzò lo sguardo verso il commesso, che aveva smesso di darsi da fare col calzascarpe, e sembrava che fosse pronto ad accogliere la fatidica frase:- Non mi sento a mio agio, non mi calza bene...è difettosa...
Invece con malcelato stupore dovette ricredersi perché il cliente si era convinto che fosse un disagio momentaneo e glielo confermò:- Sì, mi sembra che calzi meglio...sì, non mi dà problemi...che gliene pare?
il giovane rimase interdetto, ma si ricordò che il cliente ha sempre ragione e si congratulò per l'ottima scelta. Portò la scatola con le scarpe alla cassa e ricordò il prezzo al titolare:- Il Signore paga € 150.
E si voltò per non sghignazzare in faccia al cliente che si era convinto di avere fatto un buon affare. 

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Libero  

Questo autore ha pubblicato 95 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Sono immersa dal buio della notte, fuori fa freddo e piove. Ho finito di guardare uno dei miei film preferiti, uno di quelli ambientati in campagna che parla di giovinezza, degli istinti primordiali, passare del tempo in un casolare fuori dal chiasso della città, un dolce isolamento.
Vorrei anche io essere in campagna in questo momento di isolamento forzato. Sentire la brezza tra i miei capelli, il profumo dei fiori di campo , gli alberi di arancio e i grilli.
Mi ricorda quando ero bambina, a giocare lì in mezzo alla natura, con il gesso a disegnare la stacca o a staccare le lumache dagli alberi , metterle dentro un bicchiere con l'acqua per farle uscire dal guscio. Fare la pasta fatta in casa insieme a tutte le grandi signore, andare verso la zena a dare da mangiare ai pesci; attaccare l'altalena sull'albero di carrubbe e ridere, come se il tempo fosse tutto lì, come se non dovesse passare mai.
Io sono ancora lì, dentro piccoli bagliori di spensieratezza e felicità, sono ancora lì.
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Child  

Questo autore ha pubblicato 3 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Tema della 5a elementare di mio figlio.
Avrei potuto scegliere la strada più facile, e parlare di nonna o nonno materni. Ma mentre facevo la punta alla matita è passato papà che mi ha poggiato la mano sulla testa. Solo un istante, senza dire niente. Ho chiuso gli occhi e ho ricordato ogni volta che sono triste, e lui e mamma mi dicono di pensare a quando mi tenevano per mano… e che anche senza la mano mi accompagneranno per tutta la vita.
Così ho scelto nonna Patrizia, la mamma di papà. Credo si chiami così. Ricordo che sedeva con me sul dondolo, e le appoggiavo la testa sulla mano. La scostava, e continuava a fare le parole crociate. Non ricordo la sua voce, o che colore avesse gli occhi. Ma so che sono passati dieci anni perché mio fratello che fa quarta ne aveva quasi uno. E so che mamma è quiete, e mi dà tutta la sua comprensione. E papà è un uomo che si è dato il permesso di soffrire. Un essere umano forte che trema. E io… io sono un bambino che sa che mamma è tutto l’amore che c’è ancora nel mondo.
Papà non ne parla mai. Solo una volta l’ho sentito dire alla mamma che aveva invitato nonna per la mia Comunione. Lei ha risposto che certe cose devono rimanere come stanno, e che è normale che i nipoti non la ricordino. Io non ho capito, ma la mamma lo ha stretto forte.
Papà a volte scrive del vuoto di chi vorresti al tuo fianco, di lacrime, di ricordi e di strade.
Vorrei camminare forte fino al paese di nonna e riportargliela a casa. Poi guardo la mia mamma che sorride mentre prepara la cena, e penso a quanto deve essere difficile per papà non chiamare più mamma.


1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: MastroPoeta  

Questo autore ha pubblicato 483 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
V'erano sere in cui il venire giù del Sole tingeva l'acqua d'una scia che pareva esser l'animo librarsi verso la genesi dell'essere.
Seduto su un nero scoglio trascorrevo il tempo nel tempo d'un tramonto.
Se l'alchimia umana avesse conoscenze tali da forgiare crepuscoli così unici fine avrebbe l'esistenza , non si può copiare ciò che è stato creato dal tal forza che l'intelletto fatica anche in sola parte a definire.
L’unicità non è replicabile seppur simile in ogni sua manifestazione.
Se ne andava così quella sera, voltando i colori su una tavolozza inclinata, tanto che essi si mescolavano donando sfumature inimmaginabili al volto del mare.
Sarebbe giunto il domani, nell'interrogarsi su quale via avrebbe percorso un raggio di luce,
eppur nel cangiar della meraviglia si rinnovava lo spirito.
Quale remota ipotesi potevo scrivere nella razionalità se poi venivo rapito dell'effimera breve illusione che spoglia la mente e innesca l'infinito?
Perso in tal visione aurea, può l'essenza voltare giudizio e scendere nel fondo? Cambiando umore e dirigendosi lesta in note scure che la giunta notte oramai dettava al cuore?
Ecco che dal morire nell'estasi s'impadronivano di me le incertezze che tutto governano, sono i “sentieri dell'anima” che verso un ignoto viaggio ci conducono.

Triste risuona
la tua voce e nel cuore
paure vecchie menziona.

Frasi d’un tempo odo
feriscono dentro,
ancestrali mali
chiudono con un nodo.

Offro il passato perdono
nel presente fuggi lo sguardo,
rimango in silenzio
da te non arriva neppure un suono.

Il manto spento delle stelle sollevava spruzzi luminosi fra la calma del mare.
La tarda ora induceva la quiete e nel ritirarsi mio dell'anima un bagliore
all'orizzonte, nato dalle bizze della luna, mi riportò indietro a un vecchio
romanzo che d'uomini coraggiosi parlava e di come essi nel peregrinare
fra gli oceani sfidarono l'immenso ignoto

Forte l’onda sbatte sulla prora di spume adornata,
solca il mare il veliero puntando verso sud.
Alla tempesta concedono il fianco bianche vele.
Il cielo di nero si veste e il vento fischia sotto l'albero maestro.
Sul ponte ritto gli ordini urla il capitano alla ciurma tutta,
«incrociate le lance, con il sangue forgeremo nuovi arpioni,
maledetta balena fino ai confini del mondo t'inseguirò.
Dal tuo grasso faremo olio per le lampe, dalla tua carne cibo,
dalle tue ossa stampelle per gli infermi, non mi sfuggirai mia sarà la vendetta.»

Nell'animo e nel corpo così ferito andò dritto verso un destino già segnato.
Non vi fu più ritorno per lui e per i suoi uomini...

È notte fonda vedo il veliero sulle onde
forse immagine anch’esso dell’immagine
fuoco su fuoco
visione su visione
Vivo dentro e fuori la tolda
comando la tempesta
straccio i velacci
e sono sull’albero di mezza.
Piange l’alba questo tempo infausto che travolge
piange senza lacrime l’anima violata
E sono lì a sorreggere le velature
e spiego ogni laccio
e solo comando il mio veliero
fino a scomparire fra i flutti irosi.
Sono Achab il maledetto
figlio della tempesta
figlio d’un destino ignoto.
Morirò nelle tue fauci Moby Dick
morirò senza appello
nel mio odio per te
nel mio amore per te.

Nel ricordare tale esempio d'umana scelleratezza dall'odio governata, sussultò la coscienza mia infondendo in essa tal convincimenti.

Trema il pensiero,
all'intelletto domanda pace,
ma nel torbido della mente tutto tace.
Trema la mano nei versi indugia,
nel profondo del cuore sopraffatta si rifugia.
Trema la terra,
sussulta il suolo,
grida oscure di uomini fan crogiolo.
Trema l'aria,
esplode con furore,
strazia vite senza alcun pudore.
E nello scrivere parallelo d'umane debolezze
e di quello che sono capaci nell'ordire nefandezze
la voce alzo
al Dio del creato,
che tutto spazzi via d'un sol fiato

Quando defessa e stanca fu l'anima, compagna mi fu la nostalgia d'un giaciglio dove trovar riposo.
Volsi allora le spalle alla scura anima d'un mare calmo e m’avviai verso casa.

“Nel condividere un pensiero mille ne abbracciamo”
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

Questo autore ha pubblicato 143 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Eric sapeva.
Sapeva delle scadenze ma nulla fece per evitare il tracollo.
Aveva deciso d'andare via da quel modo d'essere che non era più il suo.
Trovò poche difficoltà a lasciare le sue poesie, un cielo è azzurro solo perché riflette luce,
un mare ha il colore del cielo perché è solo riflesso.
Eric riflesse e decise così. Il treno lo attendeva con il motore acceso e la stazione era quella d'arrivo. Non avrebbe portato nulla con sé solo un paio d'occhiali rotti e un block notes rosso. La vita come fotografia, ecco quello che avrebbe cercato per il suo mondo. Senza distinzione di modi d'essere o artefatti archetipi di qualsivoglia origine il suo mondo sarebbe stato tutto in un taccuino di viaggio il suo viaggio in un treno. E quanto avrebbe visto, conosciuto osservando il tempo scorrere da dietro un finestrino. Eric era contento della vita che avrebbe assaporato, era contento d'avere il sentore d'assaporare.
Chiuse il gas del suo piccolo appartamento, infilò il taccuino in tasca e chiuse la porta.
Tutto alle spalle e nulla davanti, sì, fogli bianchi tutti da scrivere, da imbrattare con colori nuovi, pastrocchi melmosi d'idee tenuti insieme da sogni inespressi, a volte anche un sogno può lasciarti a metà, sul più bello o sul più brutto. Ma questo a Eric non importava voleva nuovi orizzonti e quella sera li avrebbe avuti. Spense la luce della camera da letto chiuse gli occhi si accomodò sul sedile e attese che il suo treno partisse.

"Biglietti signori..."
"Sono abbonato"
"Mi scusi, faccia buon viaggio"
"Grazie"
"Attenzione, allontanarsi dalla linea gialla, treno in partenza"
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Giancarlo Gravili  

Questo autore ha pubblicato 143 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Finalmente mi venne servito il gelato che avevo richiesto.
La forma già mi lasciava pregustare il contenuto e mi sembrava quasi un atto sacrilego dover intaccare quella piccola montagnola di panna che sovrastava chissà quali altri dolci ingredienti.
Il cucchiaino si abbatté su di essa con la stessa forza distruttiva di una carica di dinamite per una casa che deve essere demolita: prendere a martellate il Davide di Donatello forse non sarebbe stata peggiore azione.
La panna perdette in un istante tutto il suo perfetto candore, lasciando però il suo gusto nel palato della mia bocca.
Era destinato ad essere distrutto il gelato, senza nessuna consapevolezza, senza nessun ricordo che sopra prima c'era quella montagnola di panna.
Dalla sua creazione alla sua scomparsa passarono pochi istanti, una vita più grama di quella di una farfalla.
La coppa di ferro che lo conteneva era però molto più squallida di un bruco, e riusciva a fare scempio di tanta perfezione.
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Giuseppe Trucchia  

Questo autore ha pubblicato 10 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Sono sempre stato un personaggio strano io. Pieno di problemi, pensieri e cose più o meno utili da fare. 
In fin dei conti, sono felice. Mi rendo conto di esserlo perché riesco a risolvere tutto rimanendo in pigiama.
Mi sono creato tanti amici in questo mondo, ma i più importanti li rivedo quando apro la portella del signor Frigo.
Mi diverto a dar nomi di persona a tutti gli alimenti che mi guardano.
Ciascuno di loro, mi implora di portarlo fuori, al caldo.
L'unico problema è che non riesco a gestirli tutti assieme!
"Tocca a me, adesso!" urla Rino il pomodorino. 
"Dai non rompermi il guscio. Lascia andare a me!" risponde Gianni Uovo.
"Non vedi come sono bianca! Ho bisogno di abbronzarmi un po'!" impreca Lella Mozzarella.
Allucinante! Non so più cosa fare! Questi fanno una confusione pazzesca.
"Dai, Rino! Diventerai un pomodorino magrebino!" Lo prendo per la pancia e lo butto su Gino Tagliere.
Afferro Lello Coltello e comincio a tagliare.
"Ahia. Così faccio un emorragia!" grida Rino, inizia ad avere la voce soffocata.
"Non importa! Lorella Padella sistemerà tutto!" gli prometto, giusto per prenderlo in giro.
Rino perde 'sangue' dappertutto, lo ho fatto a pezzi.
Mi giro per afferrare Lella Mozzarella.
"Gianni, stasera ti devi accontentare di una carezzina sul guscio!" Lo sfioro un attimo con le dita. 
Chiudo il frigo, stringendo Lella con l'altra mano.
"Sono tutto un fuoco, pigiamone di un cuoco!" mi provoca Lella Padella, adagiata per bene sul fornello.
"Allora brucia, amore mio!" Gli lancio sopra Giada Bruschetta. Sento lo sfrigolio che sale.
Rino non parla più, chissà il perché!
Lancio i suoi pezzi di stomaco sul ventre di Giada. 
"Ooo! Finalmente un costumino rosso per me!" esclama, soddisfatta.
"Se vuoi, ho anche un asciugamano bianco!" Prima che possa rispondere, le lancio Lella addosso.
"Noooo. Così mi sciolgo! Fa troppo caldo!" Mozzarella comincia a strillare, come al suo solito.
"Mi sto asfissiando! Toglimi un po' di roba di dosso!" Questa è Giada, che si lamenta sempre.
Spengo il fuoco, prima che possano replicare. Tolgo le bucce di Rino e comincio a morsicare.
"Giada, sei proprio croccante! Posso mangiarti tutta?" Non mi risponde più.
Di solito, chi tace acconsente, no?
1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: Diego Crozzolin  

Questo autore ha pubblicato 70 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

Appuntamento fuori casa di lei alle 15, là proprio a bordo della strada.

Giornata grigia tra le case colorate e le mattonelle quadrate.

È stato un addio amaro e frugale, di quelli che non necessitano molte parole. Si sono guardati negli occhi per pochi istanti e già sapevano. Sapevano che sarebbe successo, lo sapevano da molto tempo eppure erano anche consapevoli del fatto che questa separazione fosse inevitabile. Le relazioni perfette devono finire per avere l’onore di definirsi tali, altrimenti si corre il rischio di sprecare tutto il lavoro fatto fino a quel momento e lasciare le redini della vita al destino che inevitabilmente ne perderà il controllo. Il guerriero nobile si sacrifica per mantenere la propria integrità morale, anche se non ci sarebbe bisogno di provare tutto questo dolore e lo sa bene. Il punto è che il dolore in fondo piace a tutti, anche se non lo si vuole ammettere. Compassione, vittimismo, debolezza, tutti sentimenti che gli umani evitano, ma che sono sempre pronti ad usare come scudo.

La sofferenza ci UNISCE e lo sapevano molto bene i due giovani che avevano deciso di SEPARARSI.

Rapido scambio di parole, facce desolate

lei scende e lui sale.

La strada sembra più ripida del solito, la discesa non è mai stata così pericolosa, la salita così faticosa.

L’amore che ci lega è uno schizzo di colore sulle pareti grigie che fanno da muro alla nostra vita, però le lacrime che riempivano gli occhi dei due innamorati, impedivano loro di distinguere le tonalità vivaci che davano vita a questi muri.

Le gocce di pianto si depositano sul cuore freddo delle persone come la rugiada nelle lunghe notti primaverili sperando anch’esse che un giorno potranno essere la fonte di vita di un nuovo amore.

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: manny  

Questo autore ha pubblicato 19 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

- New Orleans, vengono da New Orleans - indicando una coppia age, che siede di fronte. - - Sono sposati e anni fa, hanno acquistato una casa qui vicino a C...e, quando vengono non telefonano, mandano un messaggio, mi dicono i giorni... persone umilissime, non fanno pesare il denaro che hanno, di solito stanno qui tre o quattro mesi l'anno, però si fanno anche quindici giorni di mare, a S...a -.
L' ostessa, ancor piacente, tra le tovaglie a scacchi bianche e rosse, mi rende edotto del tutto. Il marito, dalla cucina mi guarda di sbiego.

Ambiente di paese, buoni profumi, prendo tagliatelle al sugo d'oca, e v'assicuro l'oca non manca!
- Qui c'è poco da vedere, la chiesa del Beato, le mura cittadine... però qua vicino abbiamo anche l'eremo, giù in fondo alla valle, non so se è aperto - continua.
Ringrazio per le info, un caffè, pago.
Mi offre un bicchiere di Stravecchio, che non posso rifiutare.
resto in paese. All'altare del Beato, entro in un locale angusto, gente dentro, ambiente meditativo, luce appena appena, una si avvicina, mi tocca.
- Si ricordi di spegnere la luce quando esce - Sorrido, sorride.
La incontro poi, per le vie del paese, mi fissa, come a dire... ah, se fossi libera...
Sarà l'effetto dell'oca o il miracolo del Beato?

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
quanto hai gradito questo testo?
Profilo Autore: MarcoQui  

Questo autore ha pubblicato 10 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni sui cookie e per gestire le preferenze sui cookie (di prima e/o terza parte) si invitano gli utenti a visitare anche la piattaforma www.youronlinechoices.com. Si ricorda però che la disabilitazione dei cookie di navigazione o quelli funzionali può causare il malfunzionamento del Sito e/o limitare il servizio.