Nell'arte manuale della vitalità
c'è il congiungersi con la stranità;
le cose cambiano tra il bene e il male
e questo ne la vita è la verità,
ma non crediate nel vivere fatale,
dell'esser succubi del cupo strale
del virus naturale, perché se ben agiamo
con interiore pace dal male nasce il bene;
se noi con la paura non ci assediamo
il nostro seren vivere si sostiene.
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Profilo Autore: Marco Viti  

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Finisca la carta…

nel nostro continuo andare a rotoli.

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Profilo Autore: ING BOWLING  

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Ogni passato che ho fatto riposare alle mie spalle è stato contrassegnato con le mie iniziali in modo tale che nessun dio possa contraffarlo. Trema la terra, tremo io, tremano queste mani che hanno accarezzato l’una il dorso dell’altra, dopo il lavoro svolto lungo questa vita è giusto riconoscere loro ogni gesto di conforto e vicinanza. Non esiste un grammo di respiro che non l’abbia desiderato, questa vita è mia, non l’ho acquistata al centro commerciale delle esistenze anche se, forse, mi sarebbe convenuto, ma l’ho stretta a me gelosamente, ossessivamente, compulsivamente, con la forza di mille preghiere messe in fila, fotografando di tanto in tanto qualche speranza che naufragava all’esterno dei finestrini da cui mi affacciavo, per una pura ed innocente curiosità. Ho avuto la fortuna di scegliere tra più di mille sorrisi e l’ho sempre fatto senza fretta, anche quando il cielo era chiuso, con la saracinesca abbassata, bagnata a metà dalla pioggia obliqua simile a quella descritta dalle spesse lenti di Fernando Pessoa. Violentato continuamente dalla felicità mi sono ripiegato su me stesso come fanno le tartarughe impaurite, ma non lo facevo con quel timore, lo facevo semplicemente per godere in maniera odiosamente egoista di quegli attimi così furtivi, labili, vibranti; era una semplice forma di protezione che ho voluto adottare, come fanno le madri coi propri figli, quando le braccia e le ginocchia diventano un fortino inattaccabile da ogni esercito d’ombre. “E non ho amato mai tanto la vita”, mio Dio come lucevan quelle stelle! Sono pazzescamente fortunato lo ammetto, ho dietro me un’orda senza fine di persone deluse (arrabbiate?) che vorrebbero il mio mantello, vai a dir loro se ci riesci che tutto questo me lo sono guadagnato col sudore del mio appetito, vai… Sono così felice che mi spezzerei il mignolo in tre pezzi, giusto per vedere una piega della bocca e un disegno digrignato dei denti, oppure carezzerei anche i gambi delle rose se ciò potesse bastare a lenìre gli sguardi invidiosi e speranzosi dei vicini di casa.

Ora avvicinati, siediti qui accanto a me, osserva l’inquietudine ingorda di cui è affamata tutta questa gente, cerca un sorriso simile al mio, un occhio che non aggredisca l’orizzonte, ma che desideri farne parte. Cercalo… ma non lo troverai, vedrai. E’ così difficile vivere in un mondo che aspetta il dolore perfetto per cui morire, che quasi quasi mi rattristo pure io, per non sentirmi ancora solo… sai a volte credo si debba accettare la sofferenza per non restare soli.

Resta accanto a me, aiutami a rimanere solo, a preoccuparmi soltanto di amarti nel silenzio di questo bellissimo balcone illuminato.

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Profilo Autore: Henry Lee*   Sostenitore del Club Poetico dal 03-03-2020

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Ci sono alcune cose

che ancora non ho capito

di questa vita

devo essere più buono

o cattivo?

Oppure devo fare come il tempo

un giorno faccio bello

e un altro brutto?

Quasi sicuramente

mi prenderebbero per matto

se sarei veramente normale.

Ci sono casi strani nella vita

cose che nemmeno il tempo

vorrebbe immaginare,

lui così abituato

nel suo spazio infinito,

senza esitare un attimo

cancellerebbe tutte le vergogne

che noi esseri umani

col nostro stupido modo di fare

sentendoci tanto speciali

solo perché possiamo parlare

ed avere un cervello

che non sappiamo usare,

vergogne che hanno infettato

uno spazio così bello.

Quasi sicuramente

ho deciso senza usare tanto cervello

faccio il buono per sempre

almeno così spero

di meritare un posto

in Paradiso.

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Profilo Autore: conca raffaello   Sostenitore del Club Poetico dal 30-04-2019

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La via che non dà garanzie di sicurezza né dall'interno né dall'esterno: questa è la nostra. Poeti e filosofi l'hanno descritta con maggior precisione e consapevolezza a ogni nuovo passo. È la via sulla quale si profilano sempre più chiare e gigantesche catastrofi.

In tale angustia, all'uomo si offre la via dell'organizzazione. Il termine va inteso qui nella sua accezione più ampia, soprattutto come ordine per mezzo del sapere e della scienza. Esso implica semplificazioni economiche, tecniche, politiche. È impossibile che l'uomo, in questa situazione, disprezzi gli appigli che gli vengono offerti. Molto per questa via gli viene invece sottratto, soprattutto la decisione angosciosa, la risoluzione personale. Nel quadro di questo ordine egli si crea anche una sicurezza. Naturalmente, le innumerevoli decisioni che gli sono state sottratte si rovesciano su poche centrali. Con ciò affiora il pericolo di catastrofi universali.

Si può prevedere che la restrizione della libertà durerà ancora a lungo. Essa è presente anche là dove ci si crede ingenuamente in possesso del potere di decidere. Che differenza fa se gli strumenti di sterminio vengono inventati e accumulati per incarico di oligarchie tiranniche o per deliberazioni parlamentari? Una differenza è certa: nel secondo caso la coercizione universale è ancora più evidente. La paura domina su tutti, non importa che si manifesti qui come tirannide, là come destino; finché regna la paura, tutto viene trascinato in un cerchio cupo, e sulle armi aleggia uno splendore funesto.

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Profilo Autore: Paolo Melandri  

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Caro Anno Nuovo,

dammi un solo motivo in più per continuare a credere alla mia vita! In fondo, hai dodici mesi di tempo

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Profilo Autore: Aurelio Zucchi*   Sostenitore del Club Poetico dal 04-03-2020

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Vorrei che tu per una volta pensassi un po a te stessa senza crearti inutili scrupoli ,
vorrei che te ne fregassi delle persone che non sanno veramente cosa significhi voler bene ,
vorrei che imparassi a dire di "No" senza sentirti ogni volta in colpa per aver dato un dispiacere ingoiando i cocci .
Per una volta prova a ragionare come ragionano gli altri, senza usare il cuore!
Vorrei che imparassi a difenderti senza sentirti stupida, fuori posto, perché credimi ci sarà sempre qualcuno che avrà da ridire su quello che fai, troverà sempre l'occasione per puntare il dito.
Vorrei che tu imparassi a fregartene senza preoccuparti degli altri.
Vorrei che tu imparassi a difendere la tua sensibilità, la tua libertà, i tuoi sogni dall'ipocrisia .
Vorrei dirti che sei unica e grande
solo per pochissime persone e sono quelle che ti amano davvero.
Vorrei dirti che è prezioso il tempo che regali e che il tempo passa.
E che ti sentissi più bella fuori perché dentro lo sei già. 
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Profilo Autore: Caterina Morabito*   Socio sostenitore del Club Poetico dal 14-03-2014

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Contemplo una mosca di pietra sul calore.

Mentre tungsteno luccica d'attrito
Nel lampadario timbro ruggine appassito.

La sua tomba fu la sua ossessione.




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Profilo Autore: Carboluka  

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Niente gli fece cambiare idea
Neanche il più disperato "no".

"Fino alla morte" diceva
Stringendomi la mano percossa.
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Profilo Autore: Carboluka  

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D’un tratto il silenzio interruppe la tua voce, ed io sentii dentro me l’esigenza di ripararmi dalla grandine che sbatteva sulle palpebre del mio cuore, come a quietare un temporale emotivo che non ero ancora in grado di gestire, forse il mio amore era ancora adolescente e pervaso d’acne, non lo so.

Ora invece questo sentimento riporta le vene a galla della mia epidermide, toglie le ruvidità dovute alla corrosione del tempo e bonifica l’ansietà che si era eretta tra le mura di questo cielo. Non chiedermi più in quale mano ho nascosto il resto della nostra vita, di quale profumo si veste il giorno che ci insegue o davanti a quale colore s’è arresa l’impietosa crudeltà della scontatezza. Quello di cui ho bisogno è di aggredire e far tacere la progressione di queste derive all’orizzonte, assicurarmi un porto dove poter giacere qualche istante in quiete, in compagnia della salsedine che apre le mie narici e di quella brezza che carezza in maniera costante e democratica ogni cosa che emerge dall’acqua.

Restiamo silenziosi quindi, finchè non ne avremo abbastanza di questo futuro in saldo, con le idee appese sulle vetrine in frantumi, oppure ancora appiccicate alle mani come un affettuoso miele di acacia. Il calendario ci darà opportunità da sfruttare, nutrimento di cui nutrirsi, fatti essenziali a cui non potremo fare a meno e dei quali non potremo privarcene; però avremo bisogno di fare veramente silenzio, gridare la nostra estraneità alla moltitudine che non lo farà; saremo liberi ed inattaccabili, preziosi riferimenti, esempi riproduttivi di novità tanto attese, piccoli artigiani della pazienza, testimoni che le terre emergono non solo per narcisismo, ma per darci l’opportunità di dimostrare che l’uomo non per forza deve galleggiare.

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Profilo Autore: Henry Lee*   Sostenitore del Club Poetico dal 03-03-2020

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Quei piccoli attimi tra me e te che rimangono dentro e rimbalzano contro le pareti dell’anima per arrivare sino ai sogni.
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Profilo Autore: Acquazzurra  

Questo autore ha pubblicato 7 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Scrivere, appaga i miei demoni, acquieta la mia anima.


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Profilo Autore: goldfish  

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Dio ci ha dato le lacrime così che quando siamo tristi possiamo sentire il sapore del mare
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Profilo Autore: Acquazzurra  

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Tutto passa
tranne 
ciò che manca
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Profilo Autore: Anghelita  

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Ci sono momenti in cui il mondo va troppo veloce, ti gira la testa, devi scrivere.
Allora prendi una penna e un pezzo di carta, un tovagliolo, l'angolo di un quaderno.
Hai voglia di mettere nero su bianco un pensiero, guardarlo un po' e poi buttarlo via.
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Profilo Autore: Idalì  

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