Ethanor rimboccò le coperte ad Arwyn e riprese a raccontare abbassando progressivamente il tono della sua voce: ”Elan, l’artigiano del villaggio, odiava i cacciatori e, ogni volta che poteva, liberava gli animali dalle trappole, soccorreva quelli feriti o imbalsamava quelli che non sopravvivevano. Amava conservare per sempre la loro bellezza. Un giorno raccolse un fagiano appena colpito dalla freccia di un cacciatore. Era troppo tardi, la freccia l’aveva trafitto mortalmente, ma Elan lo raccolse e lo portò nella sua bottega e lo imbalsamò. Quel fagiano era così bello che decise di esporlo sul tetto della sua casa. Si narra che tutte le femmine di fagiano si avvicinassero a quello splendido esemplare così ben conservato da sembrare ancora vivo, ma accadde che una femmina in particolare resto lì per diversi giorni accanto al fagiano, finché questi prese vita e insieme volarono via. Perché, mia piccola regina, se inseguiamo i nostri…” Ethanor s’interruppe bruscamente quando si accorse che la nipotina ormai dormiva profondamente. Allora indietreggiò silenziosamente fino a varcare la porta della stanzetta della fanciulla e si andò a sdraiare sul suo giaciglio accanto al camino acceso chiedendosi se anche quella notte avrebbe sognato Aylin.
         Così fu. Anche quella notte la bella e sconosciuta donna dai capelli corvini restò con lui fino all’alba, come accadeva da diverso tempo. Quel sogno ricorrente non solo era così vivido da sembrare reale, ma aveva una sua storia che si sviluppava notte dopo notte. S’innamorò a tal punto di Aylin da convincersi che da qualche parte esisteva davvero. Doveva essere così. Voleva che fosse così. Sentiva che lei viveva da qualche parte. Magari in una contea vicina. Cercò di focalizzare mentalmente i luoghi dove s’incontravano, ma per quanto si sforzasse di ricordare non conosceva nessun posto la cui descrizione potesse corrispondervi. Non poteva sapere che la stessa cosa accadeva da molte notti alla stessa Aylin.
Una mattina, dopo aver condotto Arwyn dai nonni, andò nella biblioteca del Duca Uhr dove lavorava come contabile. Cercò tra le mappe e negli appunti di viaggio dell’anziano Duca, un tempo grande appassionato di esplorazioni. Sperava di trovare qualcosa che potesse coincidere con quei posti che vedeva in sogno.
Aylin viveva in un villaggio di una contea distante diversi giorni di cavallo. Il villaggio era nei pressi di un crocevia molto frequentato da viaggiatori, avventurieri e commercianti e dipendeva molto dal loro transito. Lei gestiva una locanda insieme al marito. Un tempo aveva anche pensato di amarlo, ma ora la sua vita oscillava tra l’abitudine e la sopportazione. Per questo benediva la notte che le regalava quella vita parallela nella quale rifugiarsi. La notte sognava Ethanor, il giorno lavorava canticchiando una vecchia canzone:
 
Sto aspettando che scenda la notte
So che ci salverà tutti
Quando ogni cosa è scura
Siamo protetti dalla dura realtà.
Sto aspettando che scenda la notte
Quando ogni cosa è sopportabile
E lì nell’immobilità
Tutto ciò che senti è tranquillità.
C’è una stella nel cielo
Che guida il mio cammino con la sua luce
E nello splendore della luna
So che la mia liberazione arriverà presto
 
Ethanor restò in biblioteca diverse ore, finché non trovò uno schizzo fatto da Uhr. Si vedeva un pozzo al centro di una grande piazza e sullo sfondo nel lato destro c’era accennato un bosco di querce, il bosco dove aveva sognato per la prima volta Aylin e il pozzo si trovava proprio dove si davano appuntamento tutte le notti. L’aveva trovato! Quello schizzo fatto dal Duca lo fece sussultare. Girò il foglio di pergamena. Dietro c’erano gli appunti che l’anziano aveva scritto di suo pugno. La contea di Winnedor. Era lì che si trovava il villaggio conosciuto da tutti i viandanti con il nome di Yen Yen. Partì quel giorno stesso, dopo aver chiesto ai suoi genitori di tenere per qualche giorno Arwyn. Sua nipote era rimasta orfana quando la madre, sua sorella, ed il padre furono vittime di un incidente sulle rapide del fiume durante una battuta di pesca.
Giunse dopo alcuni giorni nella contea di Winnedor. Mai il sogno cessò di fargli compagnia, né mai abbandonò le notti di Aylin. Percorse il sentiero che costeggiava il bosco di querce e che conduceva nella piazza principale del villaggio pieno di trepidazione. Il pozzo era molto simile allo schizzo di Uhr, tranne qualche dettaglio che la pur brava mano del Duca non aveva riprodotto. Scese da cavallo e si avvicinò al pozzo. C’erano diverse donne che si alternavano a prendere l’acqua per portarla via. Una di queste alzò lo sguardo e gli sorrise. Poi fece un cenno con il capo, come ad indicare il bosco. Ethanor la riconobbe subito. Era lei. Era proprio lei. Esisteva, dunque. Montò a cavallo e si diresse verso il bosco. Il sentiero che s’inoltrava tra le querce si divideva quasi subito. Lui prese la strada che, curvando verso destra, conduceva ad una radura dove c’era il tronco della quercia più vecchia della contea adagiato sul prato. Lì si erano incontrati la prima volta nei loro sogni. Scese da cavallo e attese. Aylin giunse poco dopo. Si avvicinò a lui guardandolo dritto negli occhi. Finalmente poteva vedere bene il suo viso, sfocato nei sogni notturni. Era proprio come l’aveva sempre immaginato. Quando gli fu vicino abbastanza lo abbracciò e lo baciò come se fossero amanti da sempre. Restarono abbracciati a raccontarsi tutto per ore.
Quando Aylin si rese conto che si era fatto tardi si alzò di scatto.
“Mio marito mi starà cercando!” Esclamò preoccupata. “Che cosa facciamo ora?”
“Ci rivedremo domani” disse Ethanor.
“E stanotte nel nostro mondo” aggiunse con un sorriso Aylin.
Ethanor osservò la donna allontanarsi e si inoltro nel bosco. Non voleva fare ritorno in paese per non destare sospetti. Trovò un posto sicuro e vi si fermò a dormire.
Gli incontri durarono per qualche giorno, poi l’uomo disse che doveva rientrare a casa. Aylin lo guardò con tristezza, ma annuì. Non disse una parola. Lo baciò e tornò verso il villaggio.
I giorni seguenti furono molto duri per entrambi. Cominciarono ad avere problemi nel distinguere quale fosse la loro vita reale. Una notte Ethanor sognò Aylin che si accarezzava il ventre mentre gli sorrideva, poi si avvicinò a lui e gli sussurrò:
“Lo chiameremo Lòlindir, figlio del sogno, o Earwen se è una femmina.”
Si svegliò di colpo. Era la prima volta che accadeva. Il sogno e la realtà si stavano mescolando l’uno con altra fino a diventare indistinguibili e lui doveva trovare una soluzione, ma quale? Provò a riaddormentarsi, ma quella notte la passò in bianco.
Il giorno seguente fu per lui solo una lunga attesa della sera per poter rivedere Aylin. Quella notte la donna era seccata con lui.
“Perché ieri sei andato via così?” Disse risentita. Poi tirò fuori un biglietto dalla tasca della sua ampia gonna e lo poggiò delicatamente sulle sue gambe, prima di alzarsi e andarsene, svanendo nel sogno.
Ethanor aprì quel foglio piegato in due e lesse:
 
Desideri in attesa
 
Io voglio invecchiare con te,
vivere giorno per giorno
i nostri respiri insieme,
dividere con te
le notti in bianco
passate a cullare nostro figlio.
E quando il vento
pettinerà i nostri capelli bianchi,
abbracciati su questo tronco
ripeterci fino alla noia,
come adesso, "ti amo".
 
Aylin
 
         “Zio, zio. Sono ancora la tua regina? Zio, sveglia.” La voce della dolce Arwyn lo riporta bruscamente alla realtà.
         “Si amore mio. In questi giorni ti ho un po’ trascurata, ma sei sempre la mia regina. Oggi ti porto a giocare al lago e passeremo tutto il giorno insieme. Prepariamoci.” Le sorrise.
         “Ma il lavoro?” Chiese la bambina.
         “Al diavolo il lavoro.” Sentenzio. Aveva sempre odiato quel lavoro, ma ormai erano otto anni e si era rassegnato. Quando sua sorella e il marito erano morti lasciando sola Arwyn non aveva avuto più scelta. Doveva restare lì a badare a lei. Niente più viaggi con Uhr. Il Duca accettò di averlo come contabile, perché si fidava di lui, e si cercò un nuovo accompagnatore nei viaggi successivi. Avrebbe fatto qualunque cosa per quella bambina, ma quanto gli mancava quella vita! - Al diavolo i viaggi, al diavolo le donne - pensò. E poi tutte le volte che si era legato ad una donna aveva sempre finito per pentirsene amaramente.
         Nei giorni che seguirono l’uomo si dedicò con nuovo vigore alla sua vita di sempre salvo poi rituffarsi nei sogni quando arrivava la sera. Si disse che era stato un errore andare a cercare Aylin. Era tutto così perfetto prima che l’incontrasse di persona e doveva riportare le cose a come erano prima. Certo non faceva la vita che voleva, ma almeno aveva quel sogno e amava rifugiarvisi. Ma più i giorni passarono e più il sogno divenne breve e meno intenso, finché una notte smise di sognarla.
         Aylin, dal canto suo, faceva sempre lo stesso sogno. Lei andava nel bosco e l’aspettava per ore seduta sul tronco di quercia e poi tornava a casa delusa e amareggiata. Nel frattempo il suo ventre era sempre più gonfio e cominciava a diventare difficile nascondere la gravidanza. Tutti i tentativi di avere figli con il marito erano andati falliti e se ne era sempre fatta una colpa. Ora aveva capito che era lui a non essere fertile. Da tempo, poi, non avevano più rapporti. La sera lui, molto più grande di lei, era sempre stanco e di cattivo umore e preferiva girarsi dall’altra parte gonfio di vino e pronto a russare.
         La mattina dopo la terza notte che non aveva sognato più Aylin, Ethanor si destò di cattivo umore. Sentiva un’angoscia dentro, un vuoto che gli faceva mancare le forze. Sentiva come di aver perso la cosa più importante della sua vita, l’unica che contasse veramente. Così prese una rapida decisione. Doveva tornare da Aylin, fosse stata l’ultima volta doveva farlo.
         Il viaggio gli sembrò più breve di quello precedente. L’ansia e l’angoscia lo attanagliavano sempre più. Aveva un unico desiderio: essere il più presto possibile a Yen Yen per rivederla. Voleva dirle tante cose, forse non sapeva neanche lui cosa esattamente. Era così confuso. Voleva restare con lei? Voleva dirle che era meglio se tutto fosse tornato come prima?
La vita decide per noi quando noi non siamo pronti a decidere. Quando abbiamo un sogno, e sappiamo che quel sogno è ciò che davvero vogliamo fosse la nostra realtà, dobbiamo combattere affinché quel desiderio non resti soltanto un rifugio notturno. A volte lasciamo morire i nostri sogni perché non siamo in grado di guardarci veramente dentro e capire cosa vogliamo davvero vivere. Viviamo storie d’amore sbagliate perché amiamo la parte sbagliata di noi e quando scopriamo chi veramente siamo e cosa realmente vogliamo i nostri sogni sono già svaniti, spesso ferendo chi davvero ci vuole bene.
Quando arrivò a Yen Yen Ethanor trovò tuta la gente del villaggio radunata al centro della piazza, dove un grande falò compensava con la sua luce quella del sole che spariva dietro le montagne. Una vecchia chiedeva all’anziano marito se pensava che gli dei avrebbero mai potuto perdonare Aylin per quel gesto, una bambina domandava alla mamma il significato della parola suicidio. La piazza era tutto un brusio di voci non sempre perfettamente distinguibili, ma quello che Ethanor riuscì a comprendere fu sufficiente a distruggere la sua anima per sempre, mentre il vento diffondeva l’odore acre della sconfitta.
 
 
 
 
 
 
Liberamente ispirato al brano Waiting for the night dei Depeche Mode
 
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Profilo Autore: Renato Dentice d'Accadia  

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