Inalo
ad ampie bracciate
si fa impertinente
e ricordo pressante
che occhi chiusi
tramutano in desiderio
via, via impellente.
Imbellettata a primavera
una volta ancora, ancora
dallo yacht cala
e nell’alta palpebra
ora, nulla si cela
allo sguardo fisso
che toglie il respiro,
in incantevole rada
il pelo d’acqua
restato uno specchio
dove traspare il tempo
leggerezza del mare
che si lascia carezzare
come in quel giorno di sole
io, te e il pedalò
… vecchio dopobarba
ti disegna ancora.
ricordi incancellabili
tutto come se fosse ieri
e non lunghi interminabili anni.
Ancora una volta ti rivedo
i nostri capelli sono bianchi
ma la stessa emozione dei vent'anni,
lo stesso batticuore,
lo stesso sentimento,
lo stesso turbamento.
Non è cambiato niente per me,
per te , tanti ripensamenti.
Ancora una volta rinunce,
lacrime e sono sempre io ad amare
senza nessun pentimento.
Il tuo amore
ancora una volta
anche se ti fa soffrire
lo neghi
ma ancora una volta
non ti credo
sai solo nasconderlo
per non gridarlo,
ma vorresti stringermi al cuore
e dirmelo
ripetutamente.
mio grande Mare!
E lancio a te
i miei pensieri,
come strali.
Nel purpureo
riflesso del tramonto,
all'acque affido
ogni mio dolore.
Affondo nella rena
le orme, mentre
ancora giovane
in cielo è la notte.
Algida e pungente
la brezza,
sferza sulla pelle.
E sul viso
il riverbero
di mille mila stelle.
Già m'appare, magica
e lucente... Selene,
tra i fuochi lontani
di tremanti lampare.
La tranquillità
mi sorprende
e mi lascio cadere...
come stella cadente.
ho dovuto registrarmi sulle nuvole
per poter scrivere nel cielo
ogni emozione provata.
E quando la mia penna d'anima
ha finito di offrire un cartiglio alla luna
subito è apparsa quella sacralità
che ci rende eterni
ed il panorama è divenuto orizzonte
e scalata verso il nostro infinito.
Per un banale errore umano
ti sentisti in cuor mortificato,
tanto da rimediar in modo molto urbano,
chiedendo venia a chi t’aveva pubblicamente incolpato.
Tutto finì con le tue fatte scuse,
ma chi t’accusò sbagliò, senz’altro,
pubblicando in rete la foto dell’error che ha scatenato
l’ira di persone ingiuriose, senza una coscienza, peraltro,
che un percorso di dolore in te han seminato.
La sera che tale ingiustificato scempio
non fosti più capace d’affrontar,
decidesti (Dio ti Perdoni!)
di chiuder quel sipario d’immane odio ed empio,
quindi eludendo ogni sospetto per agir,
contro te stesso rivolgesti l’arma, desiderando solo di morir.
Tuonò uno sparo così nella notte, ma nessuno l’udì:
un attimo di tremenda angoscia e la tua vita finì!
Ancora una volta, quegli immorali leoni da tastiera,
una vittima han causato e ciò è storia vera!
Riposa ormai, amico mio, tra le braccia del Nostro Creator
e tra gli Angeli, che sanno dispensar soltanto Amor.Ancora mi dura
Il mio affetto per te,
ancora sono pronto
a fare il possibile,
ad ascoltarti,
sentirti,
pensare a te,
a te;
ancora sono qui,
nonostante gli anni passati,
non mi passa mai,
l’amore che ho per te,
amica mia;
ancora ricomincio la mia vita,
ancora,
per te.
alle strade che scivolose son tornate
riempiendo i muri di parole
dritte ancora
abbattute non sono state
forse un giorno succederà
ma quando, non si sa
negli spazi vuoti
negli inverni sottili
una mano ha pitturato
con pennellate di bianco
illuminando un ambiente
convalescente
ma volenteroso
a dettare temi avvolti
da strati di nuvole piovose
che allargarsi potrebbero
oppure fermarsi
sorridendo sulle labbra salate
La mia estate è passata
Certo i gabbiani non lo sanno
Progettano un nuovo volo
Non ho mai capito bene
Quale fosse il mio destino
Né tu mi sei venuta incontro
Naufragio senza vento
S’infuriano i ricordi
Rigonfiano le vele
Ascoltami
Io non so cantare come le sirene
C’è ancora un sogno
Che aspetta
Che non è finito…
Chiudi gli occhi.
Qualche pedalata
sulla tua saltafoss
ancora con le rotelle.
A destra dopo il bacio
di mamma, e ancora
avanti col ginocchio
sbucciato e le caramelle
nella tasca bucata dei
calzoni alla zuava ancora
buoni dei tuoi fratelli.
Ancora dopo la solita latteria,
asciugata l’unica lacrima
sul volto sporco per la mota,
m’avrai trovato ancora un’altra
volta: “Opificio della Poeteria”.
sicuramente per qualcosa di importante
Con il sorriso scaduto ed una rosa in mano
Sembra che mi guardi tutto il ristorante
Chissà cosa ti passava per la testa
e poi la mia, ormai neanche mi interessa
Sconfitto mi alzo, sul piatto vuoto lascio la mancia
Sarebbe stato peggio se tu fossi venuta
per un bacio sulla guancia
E con le mani in tasca fischio contro il cielo
Le bestemmie si dicono sempre ad occhi chiusi
Ma in una tasca ho ancora il tuo regalo
e così piango
Perché gli occhi sono un segreto
ma dipende tutto da come li usi







