Se devo pensare a lei,
la sua vera lei,
la preferisco così,
finalmente domata,
per stanchezza, più che altro.
Per prima cosa
le caddero i denti.
Quella bocca vuota
non la vidi mai
riapparvero più splendidi di prima:da invidia.
Ma a tavola faceva impressione
vedere all’improvviso
un cambiamento sul suo viso,
come un impercettibile stravolgimento
che la rendeva,
per quell’attimo, mostruosa.
Era il terremoto dell’anima.
L’abisso che si apriva
e c’inghiottiva.
Ce lo leggevamo negli occhi:
eravamo a due passi dalla morte.
Non per negare l’evidenza,
ma siamo gente che non sa piangersi addosso:
lei, accorgendosi del mio disagio,
faceva una battuta,
e si rideva come pazzi!
Dopotutto era stata in bilico tutta la vita
e le era piaciuto.
Si era condannata deliberatamente,
pensando che a lei
non sarebbe toccato vedersi vecchia
e con quanta presunzione
aveva pensato di essere eterna,
o, se non proprio eterna,
invisibile,
ecco,
invisibile,
per passare attraverso alla vita,
come diceva,
poi risvegliarsi e stavolta fare sul serio.
Se devo pensare a lei, a quella lei che era,
non posso che odiarla un pochino
perché si meritava tutto,
e tutto aveva,
ma sul suo trono no,
non ci sapeva stare.
Manca... più non esiste
quel dar di mano
la stretta perfetta
energia di scambio
a pelle cuore che sente
e di rispetto tangibile segno
ogni altra oggi sottende
al proprio propende
moscia, bagnata, l'intrappolata,
del convento la superiora,
superficiale, del sai
non mi voglio mischiare
e l'astratta e la mal celata...
Ma non ogni colpa è nostra
avute infatti in bella mostra
le dita... loro inducono all'errore:
pollice a bistrattare mignolo
e per cose futili, di altri
indice dire quel non so che,
e anulare... non corrisposto
innamorarsi di media e medio
che senza ritegno più non lotta
cede e posto non si riprende
come fa stretta
ad essere sincera?
e il pane quello buono , quello aveva il sapore dei fumi dolci e amari
del campo spianato , della terra bagnata dalla pioggia ,
dai silenzi dei covoni tra le finestre del sole .
Mentre ti penso ricordo la fatica del focolare
quando ravvivavi la brace
e un rumore sordo era uno scalpiccio di piedi
e un nugolo di scintille a cingere l'Inverno .
In un quadrato di bisogno
una stanza raccolta di tele grezze e uncinetti e
due tre voci nelle ultime gocce di vino
a raccontare il domani .
Si viveva un tempo senza illusioni
i sogni quelli erano ombre ferme nella via
dall''intonaco scrostato
dove il buio oggi è divenuto argento
dove le note del vento cancella il passo .
Ogni fremito è il ricordo di te madre
che a tratti sottraggo al cielo
tra le cose che non vedo
ti cerco e penso in quale forma ti stai posando
forse sei una rondine che si rifugia
nei miei pensieri , quelli di ieri .
Ti vedo se guardo oltre le nuvole.

Avrei voluto fermare il tempo
ma non m'apparteneva,
come non m'appartenevi tu.
Spumeggianti ore
trascorse nell'oblio
non allontanarono
quell'ovattato eco
preludio d'addio.
Eri frutto d'illusione,
costruita per i piaceri della mente,
dissolta come nebbia
al primo raggio di sole.
Cercai d'afferrare
quel sole sfuggente,
ritrovandomi colmo d'ustioni
i cui gradi si confusero
con strati di pelle
caduti col plasma,
come le mie sicurezze,
liquefatte
nello spazio d'un attimo.
Raccattai ciò che rimase
tamponando ferite
che bruciando s'espansero
fino a toccare l'anima.
Non concessi alle lacrime
di rovesciarsi su chi
era rimasto solo e nel calvario,
come me.
Il caldo dall’inconsueto
puzzo di petrolio misto a farina
non mi lascia dormire.
L’alito di cacao e paraffina
del mangiafuoco pare entri
dal lunante della soffitta.
Non dorme il circo nella piazza
e pare non dorma nella sua cripta
neanche il conte Vlad
che infastidisce il sonno infante
di quel figlio che nella cuna,
tra mormorii e veglia baccante,
non mi lascia dormire.
Per il caldo dall’inusitato lezzo
di latte in polvere e urina mi affaccio,
e pare mi guardi con disprezzo
il mangiafuoco… pare cheta la cuna.
Mi corico in questa notte di caldo afoso
alla ricerca di quella fase rem
e di un poco di riposo.
Nessun vento potrà mai dargli voce.
Invece in me tutto è presenza.
Anche un volo di farfalla mi disturba
mentre cerco tra le spire del tempo
la tua voce perduta.
Cosa avevi detto allora?
Forse ch'eri stanco...
Mi sembra ora, che guardavo
i tuoi occhi, il volto, il tuo sorriso.
Ne godevo e non capivo
c'è già non eri mio.
È perfetta la mia casa.
I giusti quadri appesi al muro
sulla veranda le mie rose.
Gli assordanti voli di farfalle.
Cosa mi dicevi allora?
Forse, ch'eri stanco...
La gente bugiarda e che indossa piu' volti.
Io sono trasparente, non inganno e non gioco con i sentimenti.
Tanti indossano mille volti, io no sono diversa.
Rimango me stessa e ne vado fiera, sono sempre sincera.
Amo la verità la schiettezza e chi indossa mille volti lo cancello .
Preferisco essere leale, senza filtri o finzioni e non amo le ipocrisie.
Meglio essere se stessi senza manipolare, o giocare a essere superiori.
Giudicare e sentenziare solo per apparire, o far soffrire io non fingo e sono sempre vera in ogni mio atteggiamento.
Non uso mille volti e non amo chi lo fa, sono sempre onesta e corretta fin troppo schietta.
io, fragile foglia attaccata al ramo,
assorbo, quest'aria che mi fa muovere dentro.
Inquietudini, parole e sospiri
rimarranno sospesi come corpuscoli in viaggio.
Come anima mi faccio fiamma, e giaccio incapace,
così la mia mente nel turbinio s'invola.
Eppure il respiro mi allenta il cuore lo rende migliore.
Di questo tempo senza azzurro,
non voglio che rimanga traccia,
né dentro di me, né sulla faccia,
non voglio mani tese, ma solo sorprese
che sciolgano la linfa che ancora scorre,
in questa foglia che non ha colore.
stelle nel mercato dei sogni.
Polvere dorata
dentro pugni chiusi,
gli occhi spalancati
nell'azzurro nascosto
dalla nebbia,
custodito in un soffice
gomitolo di lana.
Schiusi i sogni,
volano farfalle
nello spazio angusto
di un desiderio.
Risplende il buio coperto
da confetti colorati.
Sogni, sogni infranti
inondati di lacrime.
Sogni esauditi,
coperti di gioia.
Un pianeta verde e blu sorregge,
metà bianco metà nero.
Zucchero filato s'intreccia
al sapido sapore del mare.
quando vedrò che piangerai
ed avrai paura di non farcela
quando nel buio ti nasconderai
per non far vedere la tua faccia
e crederai che sia più giusto
non farsi più trovare
perchè la vita avrà un costo
per te difficile da risparmiare
io ti griderò sempre lo stesso
fino alla morte
“alzati, forza combatti, adesso
sono dalla tua parte"
quando una lacrima resterà nascosta
dietro un altro addio
e la vita ti sembrerà essersi opposta
ad ogni sogno tuo
e cercherai risposte nella notte
guardando le luci dei lampioni
e conterai sempre meno gocce
nel tuo bicchiere di emozioni
io ti griderò sempre lo stesso
fino alla morte
“alzati, forza combatti, adesso
sono dalla tua parte"








