Acqua...Ho sete.
D'amore ho sete,
ma solo per nutrirmi il cuore,
incantato, alla vista ossessiva
di un mare immenso di bianche sabbie,
nell'isola in cui sto, rimuginante,
solitario, rigato il volto
di lacrime asciutte, cristallizzate, oramai,
su pelle chiara che non vuole invecchiare,
per esorcizzare la morte in agguato, sempre
e sempre vigile, profittatrice del dolore
che assale l'uomo, specialmente l'uomo bello.
Se chiedo acqua, che chiedo?
Non chiedo mica la luna.
Cosa me ne farei, d'altronde,
di un pianeta sì bello e ostile
che non potrei neppure custodire
tra le mura della mia piccola casa
e dove la porterei, qualora dovessi renderla,
quella casa che neppure è mia?
Amara realtà di mille e mille genti
su questa terra ingrata,
che all'impiedi, stanno,
schiavizzate da calura cocente qui,
mani sempre tese al cielo
in cerca di miracolo che mai si compie.
Mani restano, sì elevate, pietrificate,
sol perché non sentano della stanchezza il peso
e come quelle del Profeta restino volte al cielo
sino al dì della clemenza attesa.
Non ditemi nulla della sorte amica;
non fatemi cenno di colpe avute.
Non illudete il cuore di colui che piange;
non asciugate il volto imperlato di sangue ed acqua,
come la pia donna fece col Cristo,
schiacciato sotto il peso grave
e greve della Croce sua, soltanto sua.
Acqua, per dissetare genti;
acqua, per lavare peccati;
Acqua, per sciogliere cristalli;
Acqua, per far nascere un fiore,
dalle bianche distese sabbiose,
nell’isola In cui io sto.
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Un saluto. Gianni