Nel Cristo appeso sopra l'armadio delle medicine
ci vedo disegnato l'acquerello dei muri della mia casa,
dalle imposte fatte da spessi occhiali da vista,
con giornali nascosti accartocciati che nascondono
cose che rubai
non so neanche perché.
Con le mani aperte mi ricordo delle capre
che possono essere pure le mie coperte,
che leccando il sale dalle pietre di Pagkrati
sono tutte le mattine,
pomeriggi e sere di quando ero ragazzo.
Ero quello caduto nel pozzo; ma non sono annegato.
Le capre facevano COFF e altri mugolìi
che faccio anche io adesso.
Le coperte cucite l'una con l'altra fanno da sarcofago
dove il sonno è asfissia.
Impilate le sfumature dell'intonaco
buccia di cipolla che si screpola se lo stuzzichi con le dita
tracciando occhi
di varie dimensioni e colori diversi in base alla profondità.
Le vecchie della mia chiesa rompono
il mio cancello che tiene fuori
il peccato dei neri
che per un brutto muso ti mettono i coltelli nella pancia,
e le vecchie non sono nere,
alcune dovrebbero essere bionde,
è più rassicurante?
Come anche il pigolare di pulcini greci
che accompagna il loro ingresso.
Il concilio di preti e lenzuola
che sventolano sono come l'incenso di stamattina,
tutto è al suo posto, anche le posate di Yaya
consumate dagli anni '50; mi indicano
dove posare o non posare la testa dal lato del cuscino
e fanno tutti i rumori come i vasi da notte
quando mi alzo di notte e questa è la notte
mi alzo come rumore di lucchetti aperti.
Solo i suoi vestiti mi fanno piangere.
Povera, povero passerotto, il passerotto delle foto,
ed i miei unici nipoti che condividono le stesse cornici
appese al muro, cose nuove, riviste di caccia di tre inverni fa
ed i gatti che saltavano sul tetto di lamiera
prima che mi dicessero di scacciarli
e le piante nelle vecchie taniche di benzina
con la terra dentro che non ci sono più,
si sono bruciate perchè sono vecchio
e le mie gambe bruciano
e hanno fatto bruciare le piante:
sembravano la palma del Signore,
la palma dorata nel fondo oro della mia Bibbia.
Ho un cancello alto tre metri agghindato
con filo spinato
impenetrabile
per la mia fortezza di ricordi;
la polvere ed il cassetto di mio figlio maggiore
nella camera da letto con lime e coltelli-chiodo,
portachiavi di denti e ferri della guerra
schegge di cose dalla strada e ti fai male se ci metti la mano dentro
giochi tenuti pronti sotto le buste di cellophane
per evenienza di nuove infanzie.
ci vedo disegnato l'acquerello dei muri della mia casa,
dalle imposte fatte da spessi occhiali da vista,
con giornali nascosti accartocciati che nascondono
cose che rubai
non so neanche perché.
Con le mani aperte mi ricordo delle capre
che possono essere pure le mie coperte,
che leccando il sale dalle pietre di Pagkrati
sono tutte le mattine,
pomeriggi e sere di quando ero ragazzo.
Ero quello caduto nel pozzo; ma non sono annegato.
Le capre facevano COFF e altri mugolìi
che faccio anche io adesso.
Le coperte cucite l'una con l'altra fanno da sarcofago
dove il sonno è asfissia.
Impilate le sfumature dell'intonaco
buccia di cipolla che si screpola se lo stuzzichi con le dita
tracciando occhi
di varie dimensioni e colori diversi in base alla profondità.
Le vecchie della mia chiesa rompono
il mio cancello che tiene fuori
il peccato dei neri
che per un brutto muso ti mettono i coltelli nella pancia,
e le vecchie non sono nere,
alcune dovrebbero essere bionde,
è più rassicurante?
Come anche il pigolare di pulcini greci
che accompagna il loro ingresso.
Il concilio di preti e lenzuola
che sventolano sono come l'incenso di stamattina,
tutto è al suo posto, anche le posate di Yaya
consumate dagli anni '50; mi indicano
dove posare o non posare la testa dal lato del cuscino
e fanno tutti i rumori come i vasi da notte
quando mi alzo di notte e questa è la notte
mi alzo come rumore di lucchetti aperti.
Solo i suoi vestiti mi fanno piangere.
Povera, povero passerotto, il passerotto delle foto,
ed i miei unici nipoti che condividono le stesse cornici
appese al muro, cose nuove, riviste di caccia di tre inverni fa
ed i gatti che saltavano sul tetto di lamiera
prima che mi dicessero di scacciarli
e le piante nelle vecchie taniche di benzina
con la terra dentro che non ci sono più,
si sono bruciate perchè sono vecchio
e le mie gambe bruciano
e hanno fatto bruciare le piante:
sembravano la palma del Signore,
la palma dorata nel fondo oro della mia Bibbia.
Ho un cancello alto tre metri agghindato
con filo spinato
impenetrabile
per la mia fortezza di ricordi;
la polvere ed il cassetto di mio figlio maggiore
nella camera da letto con lime e coltelli-chiodo,
portachiavi di denti e ferri della guerra
schegge di cose dalla strada e ti fai male se ci metti la mano dentro
giochi tenuti pronti sotto le buste di cellophane
per evenienza di nuove infanzie.

Commenti
Può sembrare strano ma con piacere porto i complimenti di una conoscente che segue spesso il club poetico e chi scrive qui. Che ama la parola scritta e sa onorarla sia in prosa che in poesia,
spero di aver incluso, in piccola parte, il suo pensiero nel commento
Grazie quindi all'autore