Come ogni giorno,
come ogni mattina,
gli occhi gli bruciavano.
La pelle ruvida,
le labbra gonfie di una sensibilità voluttuosa.
Era andato a letto,
si era lasciato travolgere
dal vortice
senza opporre resistenza.
Era sprofondato,
aveva gridato,
aveva guardato
gli occhi di lei insinuarsi
laddove nessuno riusciva.
Quel muro bianco,
invalicabile, era crollato,
forse per sempre.
Il tempo per lui rimaneva
un concetto astratto:
non comprendeva la logica,
odiava i numeri.
Aveva voglia di inabissarsi ancora,
ma lei dov’era.
