La finestra che dà sul cortile di casa
è una cornice di un quadro prezioso,
sempre uguale appesa ad un cielo lontano
dove il mio sguardo ritorna a mio padre
affacciato da quella stanza di stinte pareti,
squallide ormai da un tempo remoto.
Era sempre lì proteso a scrutare l’infinito,
laggiù dove il monte tagliava una parte di cielo
e dove il sole non si scordava di domare la notte.
Le mie radici si sprofondano in quel tempo quando tu eri,
e nel ricordo si riempie quel vuoto profondo
che lasciasti dentro di me, e in quel momento
tuo figlio si compie e rinasce per un istante soltanto,
poi tutto svanisce in un mare di pianto.

Commenti
Grazie Luigi!
Ciao
Aurelio