Insegnami il tuo arabo dall'ondulante fattezza,
ma se lo vuoi fallo piano piano...
Dirigi la mia mano nell'inventare una carezza:
ché se non so parlarti, sai, non andrò lontano.

Dammi le tue occhiaie amiche della notte;
il tuo cielo rosso mi piange addosso la tirannia.
Sospira pure quella gora che apre le porte
a bambole di pezza sopra l'agonia.

Se un dito bastasse a tenerti su il capo;
ma vedo smalto oltre le tue unghie sporche.
Il peccato che esali va veloce
come l'estratto di un mapo.
Il tuo canto d'amore si fa invisibile e materno
come quello freddo delle orche.
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Profilo Autore: Nicola Matteucci  

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