Quando bambina senza voce

I .
Sono bambina
che gran fatica appena metto
a fuoco l’ingenua schiena
in sette lune di rivolta
l’arancio chiuso a feto
la benda-velo, stele
a gocce. Il dentro sperso.
Forse è segreto di lenzuola
madide e presto fredde
da scostarsi. Sembrano altre
quando da conche al sole
fanno un biancore di peonia
corolla al seno acerbo.


II.
Stasera l’antro è bosco di serrande
chiuse. Il nascondino delle facce
per ludo vero. La proiezione fisica
lontanamente un’affezione:
non c’è parola a dirlo.
Il lutto si spalanca gli occhi.
E cosa avverti?


Assalto dalle ombre

I.
Notte cattiva
tutti i sogni affollati
perché non sa dormire (sola)
dove il tempo è terribile
di segni e tagli di lumi inferociti.
Lei bisbiglia ma solo a sé,
sfuma in punta di piedi.


II.
La bambina diviene senza stomaco
per quattro lunghi giorni
corpo di pietra
porta il peso del fiore
di terra nera
cade nel muschio delle ciglia.
Non cerca cibo e profusioni
schiva, riparo nella pelle
ghiaccio di luna, duro
che non si lascia respirare.
La bambina da qui in avanti
non c’è più.


III.
Ora, s’appiglia sul volto. Stranezza
non averlo visto nel fondo.
Ora che non è lì, eccolo appieno
e povero, in una cifra molle.
Un cristo peculiare in niente
un Pallino qualunque -lei dice, e
vi sputa un secchio di noncuranza
dopo che l’ha smembrato vivo.



Rielaborare

I.
L’angelo bello infine viene a cancellare porte
si volterà a ruggire agli scorpioni
coperto di cespugli biondi - il Giorno.
<< Portami le mani una notte e tutte
ridammi un tatto limpido che scivoli sui tendini
incenso agli orli in pece dolce sui perimetri >>
-larga la paura
lasciata qui a mordersi la bocca.

II.
Per errore le si accostò
al sesso rosa e nudo
un ansimare scoordinato
saliva mosto e tabacco.
Per orrore non seppe, non gridò
dalle palpebre rosse
di oscurità contusa.
Piene di dita le sue mani
spingevano
schiacciavano le estranee
toccavano terra i piedi
irrigiditi senza sangue e
non seppe, non fuggì.
Anni di seno in nòcciolo
che si matura nelle T-shirt.
Anni che ancora conta dita
un perché cianotico freddo:
solo un gesto di forbici
e poi gettati al fuoco i moncherini,
guarda spegnersi il tutto
senza dimenticare.
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Profilo Autore: Rita Stanzione*   Sostenitrice del Club Poetico dal 18-07-2015

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