Andavo, voracemente,
lungo quelle schiume
ch'erano nient'altro che bave
inflitte da groppi improvvisi
come solerebbe un randagio
sorpreso da un bastone.
La cubìa era aperta,
pronta a partorire l'ancora.
Ma come si fa a restare in mezzo al nulla
e, soprattutto, a restare e basta?
Quel parto, con le acque già rotte
fin dal principio,
forse sarebbe arrivato
come irrinunciabile appuntamento col dolore.
O forse per vezzo.
Quando ci si ferma, ovunque ci si trovi.
Ma calibana fu l'invenzione dell'inerzia:
quella dell'andare, solo perché si sta andando.
