Vado a narrarvi un episodio della mia infanzia di cui mai ho parlato a nessuno e non credo ormai ne parlerò con anima viva (e ancor meno con anima morta, essendo ateo). Proverò in terzine.



Nella memoria lontana e confusa
d’un me bambino delle elementari
più d’una vicenda giace rinchiusa

di cui mai parlai con parenti e cari;
esempio, fine degli anni settanta,
decorso da poco momenti amari

morto il bisnonno, la pena mia tanta,
restavo spesso con la mia bisnonna,
casetta in corte di semplice pianta

lei la vegliarda attiva superdonna
ma vecchia da non riuscire a intuïre
cosa rischiavo dietro la colonna.

Avevo un campo incolto da scoprire
in cui giocavo solo ad esplorare,
dovevo ancora dieci anni compire;

in quel tempo ci veniva a trovare
adolescente quasi maggiorenne
di secondo grado mio familiare¹

che svariate volte in quel campo venne
facendomi sempre una gran proposta.
Lui oggi processionista solenne

in spalla sante statue senza sosta,
al petto fiero medaglie solenni
delle missioni “di pace” risposta

da Bosnia a Libano passaggi indenni
del nostro esercito gran marinaio
coi guiderdoni sul petto perenni

ma soprattutto celato in un saio
immaginario quando porta un santo
sulla spalla facendogli da baio

con lo sguardo tra il mistico e l’affranto.
A differenza di questo fallito
misero invalido dal cuore infranto

da debiti e miseria ben colpito
privo d’una compagna o discendenza
egli è apprezzato e credo riverito

poi quale marinaio d’avvenenza
avrà almeno una donna in ogni porto
e comunque una moglie e la semenza!²

Ma all’epoca quel giovane contorto
pareva aver solo una cosa in mente:
raggiungendomi nel trascurato orto

cercando d’apparirmi convincente
pregava gli succhiassi la salsiccia
perché voleva offrir segretamente

a me bimbo crema appiccicaticcia
ma dal sapor miglior che cioccolata
nascosta in banana non più molliccia

che se l’avessi per benin succhiata
avrei potuto bere in abbondanza…
la meglio cosa ch’avrei mai saggiata!

Che cattomarinaio!³ Titubanza
avevo perché mentre mi diceva
che di segretezza fosse importanza,

l’ingenuità mia di bimbo vedeva
il rischio ch’in faccia lui mi pisciasse
perché quel che veramente voleva

era farsi risate molto grasse
andando a raccontare a tutti in giro
come dalla mia faccia gocciolasse

pipì, pure con labbra da tapiro!
Di traumi infantili n’avrei anche altri,
sempre segreti, mai scritti con biro
per svelar che non ero tra gli scaltri!

¹: forse terzo grado: figlio di cugino di mio padre, mi pare.
²: semenza nel senso di discendenza, figliolanza.
³: cattomarinaio, come prima processionista, sono lemmi inventati nel tentativo di trasmettere l’ipocrita bigotterìa del depravato soggetto.

19/05/2023

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