Forse l’umana mente arriverà
dell’universo a piena conoscenza,
del massimo infinito avrà coscienza
e il minimo infinito svelerà
e della vita pur tutti i segreti,
origini e genetiche, sia quelle
del sistema solar, sia d’altre stelle
possibili abitabili pianeti.
Eppure c’è un mistero trascendente.
che neppur delle scienze la suprema
o cosmica più ardita nostra scena
rivelare potrà ad umana mente
esente d’ogni fede o idolatria.
Un assoluto a priori solo fisico
più che un a posteriori metafisico,
che suggerire può tautologia,
che Parmenide unisce ad Eraclìto:
quell’Essere che il Divenire include
ma che il Non-Esser giocoforza esclude,
spazio e pur tempo all’indietro infinito
tal che il Nulla può esser sol fittizio
se antitesi d’un Essere totale
che comprenda lo spazio siderale.
Ché l’Esser non ha fine e non ha inizio,
un ciclo d’esplosione e d’espansione
e aggregazioni in sempre nuovi ammassi
poi gravitazionali ancor collassi
e di nuovo una critica esplosione.
Ed è assurdo e ingannevol postulato
attribuir quell’Essere ad un Dio
e arrogante è quell’uom che dice “Io
sono immagin di chi creò il Creato”.
Arduo non è pensare un senza-fine,
difficile è pensar un senza-inizio,
sicché l’uman pensiero è surrettizio
se s’accredita in logiche divine.
Vano è dire che sarebbe impossibile
l’universo qual noi lo conosciamo
se un massimo fattor non ammettiamo.
Tutto in eterno-infinito è plausibile.
Fenomeni cogliam, tutto par vero
anche quand’è mentale surrogato
e tutto può pur essere spiegato.
Ma l’Essere sarà sempre mistero.
dell’universo a piena conoscenza,
del massimo infinito avrà coscienza
e il minimo infinito svelerà
e della vita pur tutti i segreti,
origini e genetiche, sia quelle
del sistema solar, sia d’altre stelle
possibili abitabili pianeti.
Eppure c’è un mistero trascendente.
che neppur delle scienze la suprema
o cosmica più ardita nostra scena
rivelare potrà ad umana mente
esente d’ogni fede o idolatria.
Un assoluto a priori solo fisico
più che un a posteriori metafisico,
che suggerire può tautologia,
che Parmenide unisce ad Eraclìto:
quell’Essere che il Divenire include
ma che il Non-Esser giocoforza esclude,
spazio e pur tempo all’indietro infinito
tal che il Nulla può esser sol fittizio
se antitesi d’un Essere totale
che comprenda lo spazio siderale.
Ché l’Esser non ha fine e non ha inizio,
un ciclo d’esplosione e d’espansione
e aggregazioni in sempre nuovi ammassi
poi gravitazionali ancor collassi
e di nuovo una critica esplosione.
Ed è assurdo e ingannevol postulato
attribuir quell’Essere ad un Dio
e arrogante è quell’uom che dice “Io
sono immagin di chi creò il Creato”.
Arduo non è pensare un senza-fine,
difficile è pensar un senza-inizio,
sicché l’uman pensiero è surrettizio
se s’accredita in logiche divine.
Vano è dire che sarebbe impossibile
l’universo qual noi lo conosciamo
se un massimo fattor non ammettiamo.
Tutto in eterno-infinito è plausibile.
Fenomeni cogliam, tutto par vero
anche quand’è mentale surrogato
e tutto può pur essere spiegato.
Ma l’Essere sarà sempre mistero.

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