Una disavventura occorsa durante la vacanza narrata in “Quell’estate dei diciassette anni”, del 24.05.25

“Bellissima fanciulla,
dolce a veder, non quale
la si dipinge la codarda gente,
gode il fanciullo Amore
accompagnar sovente
e sorvolano insiem la via mortale,
primi conforti di ogni saggio core” (1)

M’eri di fronte allor mentre annaspavo,
finite le mie fisiche risorse
risucchiato in corrente di risacca
e nel panico già, al tuo cospetto,
tu che in ver non parevi tanto bella.

Forse quel dì fu Amor che ti scacciò
tuo complice talor, talor rivale
che sbattere mi fe’ contro una fune
da terra tesa ad una boa lontana,
dir se ormeggio o confine non saprei,
che afferrai come l’ultima risorsa
mentre saliva il mar, quindi scendeva
e tra le dita mie stringendo il cavo
sommerso apnoico or stavo oppur sospeso
a respirar durante la risacca
tra turbolenti schiaffi d’onde attorno,
finché a braccia mi trassi e mi trovai
a sbattere coi piedi sul fondale,
“uscito fuor del pelago alla riva”. (2)

Fu Amore, che sembianze aveva assunto
d’evanescente giovane valchiria
quasi guida simbolica irrituale
a ritroso da eluso mio Walhalla,
che in ansia mi attendeva sulla spiaggia,
tra gli amici impotenti attorno a lei,
forse conscia che con la mia bravata
m’ero da lei voluto far notare.

Brunilde si chiamava, mio stupore,
ragazzina di nordiche fattezze
già attratta dalle mie significanze,
novello menestrello con chitarra,
serate in compagnia al chiar di luna,
galeotta canzon di Marinella
dal vento in ciel portata su una stella,
che in mio povero inglese le narrai.

Solo giunto il momento dell’addio
tre giorni da che fu disavventura,
la bocca con le labbra le sfiorai,
amore di incompiute tenerezze
tra ingenui adolescenti d’altri tempi,
perché Amor che m’aveva risparmiato
precluso acerbo avea altre mie gesta.

(1) G. Leopardi: Amore e morte
(2) Dante: Inferno, Canto I
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Commenti  

ioffa
+1 # ioffa 30-07-2025 19:43
Il pezzo riportato dal Leopardi è un armonioso intreccio di settenari ed endecasillabi a maiore, tutti gli altri versi si recitano volentieri da endecasillabi canonici a maiore senza nessun bisogno di forzare accenti o applicare sinalefi/dialefi strane, scorre quindi bene nel ritmo che si addice ad un racconto epico quale di fatti è… di quelli che io, nonostante sia nato dopo la liberazione del '68, non vissi mai in mia adolescenza, condotta troppo casa e chiesa, anzi casa e scuola, ma scuola = studiare… son tra quelli approdati all'università ancora illibati, anche in termini di semplici baci; forse perché non imparai mai a suonare la chitarra.

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