A UNA MADRE…
C’è una fase avanzata dove la neve comincia a indurire,
come se perdesse colpi,
a dire: il gioco è finito,
e giù giù giù affonda…
nelle tenebre infantili.
Che forma assume ora il cielo?
Di una nuvola o di una favola?
È l’inquieta notte che plana
sulle ciglia al passo della fronte,
di angeli immemori
come una trama oscura
raccontata da un dio errante…
E non v’è nulla di divino
se i tuoi occhi si allontanano dai miei
nelle nebbie paludose
mentre taci in accorata supplica,
quando la parola scivola
nelle gelide menzogne dei nomi…
Così la tua grazia si consuma
nell’oblio delle stagioni
e ferma la memoria
in un volo di antiche sere!
Oh madre, dimmi, riconosci il mio amore?
