Piove un lamento d’alluminio
dal becco della gronda che si canta la nenia monotona
del “non so che fare più che sputare acqua”
piove sulle code dei gatti
non più sciorinanti fusa
confusamente in attesa di altri soli
punti fissi
punti di riferimento
i nodi urbani provati dal viavai
sguazzano di libertà
Dal cielo in giù cadono perle
per dilavar la noia -suggestionarla;
dalla terra al cielo, ritorna in fumo un fango ridestato
la tosse del catrame va col soffio del bosco
qualche paura evapora, e presentimenti
sfuggiti dalle mani, pesi d’elio
si mescola il vulnerabile al correre di ruscelli
acqua e silenzi
omeostasi di un sistema
che annega e riprende fiato

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