“Pronto?...”, disse Silvia al suo inseparabile cellulare
“Ciao Silvia come stai?”, chiese Dario, il suo più caro amico.
“Non tanto bene, sono molto stanca e ho qualche problemino con i miei collaboratori”, disse Silvia felice di sentire la voce del suo amico.
“Ti sento dalla voce che sei un po’ giù,  passo da te e mi racconti”, le disse con la sua solita dolcezza.
Dario era il suo più caro amico, a lui confidava molte cose. Parlava più con lui che con suo marito,  con lui aveva un bellissimo rapporto, un misto tra amicizia, amore e affetto materno. Lui era molto più giovane di lei.
Si eravamo conosciuti ad una mostra di quadri e non avevano mai smesso di sentirsi. Anche lui era sposato e aveva qualche problema con la moglie. Assieme si confortavamo e si aiutavamo.
Spesso si era chiesta se un giorno sarebbe finita a letto con lui. Dario non era bellissimo, era molto intelligente, colto e sensibile. La sua bellezza interiore superava quella esteriore. Lui la vedeva bella, ma penso sia stata la loro grande intesa che gli facesse dire quello.
“Vieni, sono sola mio marito torna domani è ad una partita con mio figlio”, disse felice di poter raccontare i suoi problemi a qualcuno”. Quando si ha la fortuna di  confidarsi con una persona fidata i racconti che  escono da noi rendono  più leggere le nostre pene.
“Tu sei libero oggi?”, chiese incredula.
“Il mio capo non sta bene, ha annullato gli impegni e mi ha dato la giornata libera”. Dario lavorava presso un avvocato in attesa di aprirsi uno studio suo.
“Ti aspetto, vieni”. Dario non era mai salito a casa sua era andato qualche volta a prenderla per recarsi alle mostre di pittura.
“ Ciao, come sei vestito?, gli chiesi ridendo.
“ E’ vero, sono sempre in giacca e cravatta, ma oggi ho fatto una follia, sono in tuta da ginnastica”, gli rispose ridendo, l’abbracciò e le diede un bacio.
“Parli tu che sei sempre in tuta da ginnastica”, rispose stringendola  più forte e baciandola sull’altra guancia.
“Ma io lo faccio per esigenze lavorative”, rispose Silvia un po’ imbarazzata per i suoi baci. Silvia
 gestiva un centro sportivo.
Si  sedettero sul divano, Silvia iniziò a parlare e Dario  a darle consigli. La fissava e le stava molto vicino. Ad un certo punto Silvia smise di parlare e abbassò lo sguardo.
“Cosa c’è?” , disse Dario.
“Smettila di guardarmi cosi”, disse Silvia  imbarazzata.
“Sai perché ti guardo così? Perché ho voglia di fare l’amore con te”, disse Dario abbassando il tono di voce e accarezzandole i capelli.
Laura non disse niente continuò a tacere e a tenere lo sguardo basso. In realtà anche lei lo desiderava, ma si vergognava e in quel momento forse avrebbe voluto essere da un’altra parte.
Lui cercò di baciarla, lei si alzò di scatto, ma lui agilmente l’ afferrò e la fece sedere sulle sue ginocchia.
Silvia perse le forze e lo abbracciò. La  mano di Dario era già tra le  gambe di Silvia.
“Ti voglio bene, ma forse non è il caso siamo sposati”, la voce le tremava.
“Perché non la smetti di rompere i coglioni, è quello che vuoi anche tu, fammi sentire”, disse Dario sorridendo.
Mise la mano nei pantaloni della  tuta di Silvia e infilò con molta facilità il dito dentro di lei.
“Sento amore, come mi desideri”, la sua voce era vellutata.
Tolse la mano dai suoi pantaloni e mentre la baciava, le tolse la maglietta e la lasciò con il reggiseno.
“Che bella che sei” disse con passione.
“Ma se non ho tette” , disse ridendo.
“Ne hai quanto basta”, disse mentre le toglieva il reggiseno.
In un attimo fu nuda e lui dentro di lei.
“E’ tanto che ti voglio tesoro”, le diceva mentre andava e veniva con dolcezza.
Silvia non riusciva più a rispondere.
Durò molto poco, entrambi non lo facevamo da tanto tempo.
Silvia si rivestì, aveva vergogna a rimanere nuda.
“Perché ti rivesti? Sei così bella!”, Dario l’ abbracciò e continuò a baciarla.
“La prossima volta andrà meglio, scusa”, disse lui mortificato
“Ma non rompere scemo, non me ne frega niente! L’importante è stare con te”,disse Silvia.
Ora come la mettiamo?, disse Dario.
“Tutto fermo e statico … amicizia, amore, affetto materno” disse  lei abbracciandolo forte.
“ Che domande sceme faccio ….”
Il giorno dopo Silvia pensò a quanto avesse rischiato facendo salire Dario a casa sua. Se fosse entrato per qualsiasi motivo suo marito e suo figlio mentre …. Non ci voleva nemmeno pensare  e si malediva per quanto fosse stata incauta.
Da quel giorno Dario e Silvia si frequentarono molto spesso. Riuscirono a vedersi inventando le scuse più fantasiose.
Silvia stava vivendo una storia che le dava molta gioia, ma nello stesso tempo i sensi di colpa erano molto forti.
Silvia non pensava che a Dario, lo amava e questo la spaventava. Aveva una vita molto tranquilla. Questo ragazzo avrebbe potuto sconvolgerla. Questo poteva succedere anche a Dario, anche se con sua moglie aveva qualche problema.
“Questa sera vado alla riunione del circolo culturale”, disse Silvia al marito. Silvia prese l’auto e raggiunse Dario in un parcheggio di un grande condominio. Scese dall’ auto ed entrò su quella di Dario. “Ciao tesoro, mi sei mancata tanto” , le disse Dario. “Anche tu” , rispose Silvia. Dario in un baleno tirò giù il sedile di Silvia e la baciò con passione. “Aspetta, non qui” , cercò di dire Silvia. Dario aveva già tirato giù i pantaloni, e cercava di togliere anche quelli di Silvia. Furono inutili i tentativi di dissuaderlo, Dario andò con la testa tra le gambe di Silvia.
“E’ pericoloso qua”, furono le ultime parole di Silvia, poi si lasciò trasportare dal piacere. Quando Dario iniziò ad usare anche le dita gemette con trasporto, Dario disse: “ Voglio sentirti urlare di piacere”.
Silvia era troppo timida per urlare, ma Dario le piaceva così tanto che per lui avrebbe fatto follie.
“Vieni vicino a me”, disse Silvia. Dario salì sopra di lei e la penetrò con forza. Era estate faceva molto caldo. “Come sei bella così tutta sudata” Silvia sorrideva e non aveva la forza di parlare, ma prese tra le mani il viso e Dario e gli disse: “Ti amo”.
Quando arrivò a casa suo marito la stava aspettando sul divano di casa. Silvia fu sorpresa perché questo non era mai successo. Il suo cuore iniziò ad aumentare i battiti. “ Ciao”, Silvia non riuscì a dire altro.
“Ciao”, disse suo marito. “Adesso mi dici dove sei stata”, continuò il marito con voce ferma e decisa.
Silvia si sentì morire, non era in grado di affrontare una discussione simile, ma cercò di mantenere la calma.
“Perché me lo chiedi?, prima di uscire te l’ho detto. E’ successo qualcosa?”, chissà se aveva usato le parole giuste …
“Sì, è successo che, appena sei uscita, la responsabile del circolo culturale ha telefonato dicendomi che la riunione sarà giovedì prossimo.”
Silvia guardò il cellulare, che per errore era in modalità silenzioso e vide una chiamata non risposta, il numero era quello del circolo culturale. Maledisse la responsabile del circolo che non trovandola telefonò a suo marito.
“Sì, va bene, ma noi ci siamo trovati per decidere altre cose”, disse Silvia con la voce tremante.
“ Non dire più balle”, urlò il marito. “ Sono venuto alla sede ed era tutto chiuso!! Dov’eri?” , urlò ancora più forte.
Silvia abbassò lo sguardo. “ Ero a casa di un’amica del circolo ci siamo trovate in poche per una cosa.” “Dimmi a casa di chi, voglio nome e cognome”, disse il marito avvicinandosi a Silvia tanto da farle paura.
Silvia non riuscì più a mantenere la calma e scoppiò a piangere.
“ Con chi ti vedi, sono mesi che racconti balle … Con chi ti vedi? Dimmelo!” Urlò e strattonò Silvia tanto da farle  perdere l’equilibrio.
Silvia, in quel momento capì che il marito sapeva da tempo e seduta a terra continuò a piangere.
“ Cosa ti ho fatto? Cosa c’è che non va in me? Perché hai bisogno di un altro? Non pensi a tuo figlio?”
In effetti aveva ragione non c’era niente che non andasse in lui, lei si era semplicemente innamorata di un altro.
Silvia, continuò a rimanere a terra e a piangere.
Il marito sempre più nervoso perse il controllo e sferrò un calcio dritto all’addome di Silvia.
Silvia perse i sensi. Il marito si allontanò, le girò le spalle e continuò “ Dimmi chi è?”
 Silvia non era più in grado di rispondere  le violenza del calcio arrivò al fegato che lacerandosi causò una emorragia interna.
Vedendola immobile il marito si avvicinò a lei “ Non fare scene, alzati!” Silvia, respirava ancora, ma il suo pallore insospettì il marito.
“ Silvia, Silvia, rispondi”, preso dal panico cercò il telefono per chiamare i soccorsi. Si avvicinò nuovamente a Silvia, lei non respirava più.
“Pronto, 118 ….  Pronto …”
 

 
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Profilo Autore: Barbara  

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Commenti  

Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 28-09-2013 21:01
Sono rimasta atterrita da questo racconto bello all'inizio ma tragedia alla fine,devo dire che ce ne sono parecchie da un pò di tempo di queste tragedie forse se non ci si ama bisognerebbe avere il coraggio di lasciarsi ,ma spesso questo coraggio manca.....
Paola Pittalis
# Paola Pittalis 29-09-2013 09:30
racconto che mi piace
nabrunindu
# nabrunindu 30-09-2013 11:14
c'è tutto in questo meraviglioso racconto, dalla gioia di un incontro desiderato,al dramma finale, inevitabile...barbar a complimenti sei bravissima. :-)
Barbara
# Barbara 30-09-2013 23:09
Grazie di cuore a tutti per la lettura e i commenti :-)
amilcare stunf
# amilcare stunf 10-10-2013 23:47
molto, molto brava

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