Le sue uniche parole durante il giorno, sono due: "Grazie" e "Buonasera". "Grazie", in tono afono, e "Buonasera", con l'accenno di un sorriso; ovvio, quando non è l'ultimo ad uscire, il che avviene molto raramente. Quindi va a finire che la maggior parte dei giorni, l'unica parola che dice è: "Grazie".
Non che Luis sia un uomo di poche parole anzi, come tutti gli uomini bassi, grassi, e vestiti senza gusto, parlerebbe a non finire; [ma attenzione: le tre condizioni devono sussistere contemporaneamente per un parlare senza fine; e Luis gode di tutte e tre le condizioni allo stesso istante]; solo....non c'è nessuno che lo ascolta, o che lo vuole ascoltare. Il motivo è che lui: Luis, nel mentre che lavora su, al piano rialzato della libreria, nel fare i suoi conti fra quei fogli dal giallo di vecchio che sono, apre il libro che l'avventore ha riportato dal prestito; lo apre alla pagina undici del secondo capitolo, legge la riga ventidue fino alla fine della stessa, e lo richiude. E così per ogni sacrosanto libro che viene restituito alla libreria. E lui, Luis, pretende di costruire una storia, assemblando gli eventi che legge in ordine cronologico, alla riga ventidue, capitolo secondo pagina undici, fino alla fine della riga, su ogni libro restituito, e parlare di questa. E questa storia va avanti da quando Luis lavora in quella libreria, cioè da quando esiste quella libreria, cioè da....da quando scorre quel rio di fronte! Comunque Luis ha sempre lavorato lì e solo lì, che sono ormai quaranta anni fatti lo scorso Settembre. "Settembre! Che mese", pensa spesso Luis quando Settembre arriva. Ed è a Settembre che cerca almeno di dare una veloce sbirciata giù, al di là della vetrata d'ingresso, perché solo a Settembre, ed il giorno ventinove per l'esattezza, cioè quando luis ha preso lavoro quaranta anni fa, vede la stessa luce, riflessa sulla vetrata, di quaranta anni prima, alle ore 17,00 ed un minuto. E forse è l'unico momento che lo porta al di là dei fogli gialli di vecchio che sono sparsi sulla scrivania. No, non è vero! C'è anche un'altra cosa che lo porta fuori dal suo lavoro ripetitivo. Ma, in caso, sarà lui a raccontarla. Comunque...quel: "Grazie", lo elemosina all'aiuto barista che gli porta su il secondo caffè della sua giornata: il primo lo prende da solo, in casa. Ovviamente Luis non alza neanche gli occhi dai suoi fogli, ed accompagna quel "Grazie", con il solo sollevare la matita verso il soffitto umido ed inadatto ad una libreria, e senza quindi guardare negli occhi il ragazzo del bar, che si affretta invece, per sua risposta, a sorridergli con un chinare lento e leggero del capo. Ah! Si! Certo! Dicevo che pretendere di parlare a chicchessia di una storia che non riesce a definire, che non riesce a costruire, è impresa non da poco; ovvio: si può pretendere di costruire una storia iniziando forse...dico così...tanto per dire...da quando Luis lesse la prima riga, nel lontano 29 Settembre di quaranta anni prima, alle ore 17,00 ed un minuto, che diceva: "....e così tutto finì. La vedova sparse sulla tomba, la terra raccolta con il suo guanto bianco", con la seconda frase del secondo libro restituito e letta al secondo capitolo, pagina undici ecc...ecc..., che magari dice: "fece salti di gioia nel vedere rientrare il marito". Insomma, mettere il tutto in ordine cronologico, e pretendere poi di trovare un significato plausibile, come vorrebbe fare Luis, diventa difficile: sembra che la vedova, nel vedere rientrare in casa il marito precedentemente defunto, faccia salti di gioia; e insomma, capite no? E' un po' difficile poi...., bene, affari suoi; lasciamo stare e torniamo a Luis. Insomma Luis si è immerso in una storia tutta sua; è per questo che nessuno lo vuole ascoltare; già, perché.....ah si! Luis ha comunque anche un cognome; si chiama: Gasca. E quando è costretto a presentarsi a qualcuno, ma questo non accade neanche una volta l'anno, dice: "Piacere...." e forse quel: "Piacere", è un termine che va ad aggiungersi al "Grazie" ed alla "Buonasera"; poi aggiunge: "Gasca.....Luis Gasca"; e questo modo di presentarsi, lo ha copiato di sana pianta quando un benedettissimo giorno, lesse al secondo capitolo, pagina undici e così via...il modo di presentarsi dell'Agente Segreto 007 James Bond che, in quella benedetta pagina ed a quel benedetto rigo disse:" Piacere Bond....James Bond". Va bene, che volete! Quaranta anni in una libreria e con un solo: "Grazie" giornaliero! Escluse le Domeniche....Cerco di finire ed arrivare al motivo per cui nessuno vuole ascoltare Luis: Luis, non è interessato al pallone, allo Sport, né alle donne, né al gioco, né alle trasmissioni televisive, dove dice a sé stesso ovvio, altrimenti ci sarebbe qualcuno ad ascoltarlo: "sono solo trasmissioni che ci vogliono dividere! Ma non vedi che la gente tutta è programmata per litigare? E dove portano i litigi e le alzate di voci? Dove? Alla divisione, certo. E chi ha convenienza a dividere l'Uomo?" Ma poi aspetta il ventinove Settembre, per vedere ancora una volta quella luce del sole, alle ore 17 ed un minuto, riflessa sulla vetrata della libreria. Quindi, ecco il motivo per cui il signor Gasca non riesce a parlare mai con nessuno: lui può parlare solo della sua storia che è ancora nella sua testa, e che certo non riesce a srotolare. Anche i bambini, lì, al prato accanto alla sua abitazione, quando lo vedono arrivare da lontano, per fargli dispetto, scappano. Perché una volta alcuni di questi, nel bel mezzo di una partita amichevole di calcio tra loro, si avvicinarono al signor Gasca nel vederlo rientrare in casa, e gli chiesero riguardo il risultato della partita della loro squadra del cuore, quella vera, quella del paese, ma ovviamente Luis non ne conosceva il risultato, non essendo interessato a ciò; solo, non volendo deludere i bambini, si inventò che la loro squadra, aveva vinto per sette a zero; i bambini esultarono, cercando poi di vincere per sette a zero gli avversari di quella partita amichevole; poi vollero fare alcune domande al signor Luis che ovviamente si era affrettato a dileguarsi, non potendo reggere la grossa bugia detta, anche se a fin di bene, così, da quel giorno, i bambini hanno risentimento nei suoi confronti: per la bugia di quel risultato, e per la delusione che provarono poi, nel sapere che la partita vera, quella della loro squadra, non si era neanche giocata...per un motivo che Luis non seppe poi dirmi. Ecco, in conclusione Gasca vuole parlare, o forse può solo parlare di quella sua storia, non definita, non iniziata, tantomeno conclusa, che è nella sua testa; e non riesce ad avere nella sua mente null'altro, non trovando interesse in altre cose. No, non è vero; un altro interesse lo ha: Gasca, è un magnifico suonatore di tromba. Cerca sempre di uscire per ultimo dalla libreria dove lavora, finge di prendere la via di casa, lascia che tutti i commessi siano andati via lungo le loro strade, rientra nella libreria: [anche lui ne ha le chiavi], ed inizia a suonare la tromba; ecco: quella è la seconda via che porta lontano il signor Gasca.
Ah! Si! Un'ultima osservazione: quando il signor Gasca fu costretto ad abbandonare la sua libreria a causa dell'inondazione del rio, nell'andar via con due o tre libri sotto il braccio, salutò con tutto il fiato che immetteva nella tromba, il ragazzo del bar, che si apprestava anche lui, con le ginocchia immerse nel fango, a sgomberare le ultime cose del bar, e nel salutarlo urlo:"Ciao Serafino!". Serafino rimase immobile fuori dal bar che era, girò lentamente la testa, con un sorriso estrasse la biro che aveva nel taschino e la sollevò verso il cielo. Fu la prima ed ultima volta che il signor Gasca vide il bel sorriso del ragazzo.
Non che Luis sia un uomo di poche parole anzi, come tutti gli uomini bassi, grassi, e vestiti senza gusto, parlerebbe a non finire; [ma attenzione: le tre condizioni devono sussistere contemporaneamente per un parlare senza fine; e Luis gode di tutte e tre le condizioni allo stesso istante]; solo....non c'è nessuno che lo ascolta, o che lo vuole ascoltare. Il motivo è che lui: Luis, nel mentre che lavora su, al piano rialzato della libreria, nel fare i suoi conti fra quei fogli dal giallo di vecchio che sono, apre il libro che l'avventore ha riportato dal prestito; lo apre alla pagina undici del secondo capitolo, legge la riga ventidue fino alla fine della stessa, e lo richiude. E così per ogni sacrosanto libro che viene restituito alla libreria. E lui, Luis, pretende di costruire una storia, assemblando gli eventi che legge in ordine cronologico, alla riga ventidue, capitolo secondo pagina undici, fino alla fine della riga, su ogni libro restituito, e parlare di questa. E questa storia va avanti da quando Luis lavora in quella libreria, cioè da quando esiste quella libreria, cioè da....da quando scorre quel rio di fronte! Comunque Luis ha sempre lavorato lì e solo lì, che sono ormai quaranta anni fatti lo scorso Settembre. "Settembre! Che mese", pensa spesso Luis quando Settembre arriva. Ed è a Settembre che cerca almeno di dare una veloce sbirciata giù, al di là della vetrata d'ingresso, perché solo a Settembre, ed il giorno ventinove per l'esattezza, cioè quando luis ha preso lavoro quaranta anni fa, vede la stessa luce, riflessa sulla vetrata, di quaranta anni prima, alle ore 17,00 ed un minuto. E forse è l'unico momento che lo porta al di là dei fogli gialli di vecchio che sono sparsi sulla scrivania. No, non è vero! C'è anche un'altra cosa che lo porta fuori dal suo lavoro ripetitivo. Ma, in caso, sarà lui a raccontarla. Comunque...quel: "Grazie", lo elemosina all'aiuto barista che gli porta su il secondo caffè della sua giornata: il primo lo prende da solo, in casa. Ovviamente Luis non alza neanche gli occhi dai suoi fogli, ed accompagna quel "Grazie", con il solo sollevare la matita verso il soffitto umido ed inadatto ad una libreria, e senza quindi guardare negli occhi il ragazzo del bar, che si affretta invece, per sua risposta, a sorridergli con un chinare lento e leggero del capo. Ah! Si! Certo! Dicevo che pretendere di parlare a chicchessia di una storia che non riesce a definire, che non riesce a costruire, è impresa non da poco; ovvio: si può pretendere di costruire una storia iniziando forse...dico così...tanto per dire...da quando Luis lesse la prima riga, nel lontano 29 Settembre di quaranta anni prima, alle ore 17,00 ed un minuto, che diceva: "....e così tutto finì. La vedova sparse sulla tomba, la terra raccolta con il suo guanto bianco", con la seconda frase del secondo libro restituito e letta al secondo capitolo, pagina undici ecc...ecc..., che magari dice: "fece salti di gioia nel vedere rientrare il marito". Insomma, mettere il tutto in ordine cronologico, e pretendere poi di trovare un significato plausibile, come vorrebbe fare Luis, diventa difficile: sembra che la vedova, nel vedere rientrare in casa il marito precedentemente defunto, faccia salti di gioia; e insomma, capite no? E' un po' difficile poi...., bene, affari suoi; lasciamo stare e torniamo a Luis. Insomma Luis si è immerso in una storia tutta sua; è per questo che nessuno lo vuole ascoltare; già, perché.....ah si! Luis ha comunque anche un cognome; si chiama: Gasca. E quando è costretto a presentarsi a qualcuno, ma questo non accade neanche una volta l'anno, dice: "Piacere...." e forse quel: "Piacere", è un termine che va ad aggiungersi al "Grazie" ed alla "Buonasera"; poi aggiunge: "Gasca.....Luis Gasca"; e questo modo di presentarsi, lo ha copiato di sana pianta quando un benedettissimo giorno, lesse al secondo capitolo, pagina undici e così via...il modo di presentarsi dell'Agente Segreto 007 James Bond che, in quella benedetta pagina ed a quel benedetto rigo disse:" Piacere Bond....James Bond". Va bene, che volete! Quaranta anni in una libreria e con un solo: "Grazie" giornaliero! Escluse le Domeniche....Cerco di finire ed arrivare al motivo per cui nessuno vuole ascoltare Luis: Luis, non è interessato al pallone, allo Sport, né alle donne, né al gioco, né alle trasmissioni televisive, dove dice a sé stesso ovvio, altrimenti ci sarebbe qualcuno ad ascoltarlo: "sono solo trasmissioni che ci vogliono dividere! Ma non vedi che la gente tutta è programmata per litigare? E dove portano i litigi e le alzate di voci? Dove? Alla divisione, certo. E chi ha convenienza a dividere l'Uomo?" Ma poi aspetta il ventinove Settembre, per vedere ancora una volta quella luce del sole, alle ore 17 ed un minuto, riflessa sulla vetrata della libreria. Quindi, ecco il motivo per cui il signor Gasca non riesce a parlare mai con nessuno: lui può parlare solo della sua storia che è ancora nella sua testa, e che certo non riesce a srotolare. Anche i bambini, lì, al prato accanto alla sua abitazione, quando lo vedono arrivare da lontano, per fargli dispetto, scappano. Perché una volta alcuni di questi, nel bel mezzo di una partita amichevole di calcio tra loro, si avvicinarono al signor Gasca nel vederlo rientrare in casa, e gli chiesero riguardo il risultato della partita della loro squadra del cuore, quella vera, quella del paese, ma ovviamente Luis non ne conosceva il risultato, non essendo interessato a ciò; solo, non volendo deludere i bambini, si inventò che la loro squadra, aveva vinto per sette a zero; i bambini esultarono, cercando poi di vincere per sette a zero gli avversari di quella partita amichevole; poi vollero fare alcune domande al signor Luis che ovviamente si era affrettato a dileguarsi, non potendo reggere la grossa bugia detta, anche se a fin di bene, così, da quel giorno, i bambini hanno risentimento nei suoi confronti: per la bugia di quel risultato, e per la delusione che provarono poi, nel sapere che la partita vera, quella della loro squadra, non si era neanche giocata...per un motivo che Luis non seppe poi dirmi. Ecco, in conclusione Gasca vuole parlare, o forse può solo parlare di quella sua storia, non definita, non iniziata, tantomeno conclusa, che è nella sua testa; e non riesce ad avere nella sua mente null'altro, non trovando interesse in altre cose. No, non è vero; un altro interesse lo ha: Gasca, è un magnifico suonatore di tromba. Cerca sempre di uscire per ultimo dalla libreria dove lavora, finge di prendere la via di casa, lascia che tutti i commessi siano andati via lungo le loro strade, rientra nella libreria: [anche lui ne ha le chiavi], ed inizia a suonare la tromba; ecco: quella è la seconda via che porta lontano il signor Gasca.
Ah! Si! Un'ultima osservazione: quando il signor Gasca fu costretto ad abbandonare la sua libreria a causa dell'inondazione del rio, nell'andar via con due o tre libri sotto il braccio, salutò con tutto il fiato che immetteva nella tromba, il ragazzo del bar, che si apprestava anche lui, con le ginocchia immerse nel fango, a sgomberare le ultime cose del bar, e nel salutarlo urlo:"Ciao Serafino!". Serafino rimase immobile fuori dal bar che era, girò lentamente la testa, con un sorriso estrasse la biro che aveva nel taschino e la sollevò verso il cielo. Fu la prima ed ultima volta che il signor Gasca vide il bel sorriso del ragazzo.
