Ero molto stanca, fuori dalla finestra il paesaggio era triste, il colore grigio predominava. “ Oggi metto a posto dentro quell’armadio”, pensavo.
Dopo il trasloco niente era più al suo posto. “Sembra che le cose, durante la notte, camminino e vaghino da un armadio all’altro”, continuavano i miei pensieri imbevuti dalla solita  tristezza che spesso mi assaliva.
Aprii  l’armadio e caddero a terra moltissime foto. Le foto che si facevano quando ero più giovane,  messe  dentro bustine trasparenti in libretti colorati.
Presi un libretto con sopra la scritta IL MIO PORTO SICURO. Non avevo il coraggio di sfogliarlo. I ricordi mi aggredirono, tornai indietro di molti anni.
Avevo vent’anni. Vivevo in un piccolo paese, per frequentare la facoltà di lettere dovetti trasferirmi in una città più grande. Vivevo con una compagna di università in un piccolo appartamento in affitto.
Studiavo molto e quando uscivo, spesso, mi recavo in un negozio di libri nei presi di casa mia.
Il proprietario era un signore distinto, sempre sorridente e gentile.
Quando chiedevo spiegazioni di un libro lui spesso mi diceva: “ L’ho già letto”, mi esponeva le sue impressioni con una proprietà di linguaggio che mi affascinava.
Dai commenti sui libri passammo ad altri argomenti: la nostra vita, la musica,la poesia. Parlare con lui per me era un piacere e le mie visite al negozio divennero sempre più frequenti.
Era un bell’uomo, asciutto, capelli brizzolati, occhi neri. Mi ricordo le sue rughe profonde, forse accentuate dal sole che prendeva durante le sue numerose vacanze in paesi tropicali.
Al mio paese avevo una compagnia di coetanei con i quali ero cresciuta. Volevo molto bene a tutti loro, ma il tempo trascorreva tra i soliti discorsi e pettegolezzi.
Quando vivevo con la mia famiglia avevo un fidanzatino tanto carino, ma interessato soprattutto alla sua moto e ai suoi vestiti alla moda. Forse era giusto così … eravamo giovani. Ero io fuori tempo, a me piaceva il proprietario della libreria.
La stima e l’affetto che provavo per lui si trasformarono presto in amore.
“Ciao, come è andata oggi?”, mi diceva sorridendo appena entravo nel negozio. “ Ho studiato tutto il giorno, ora sono qua da te”, rispondevo serena.
“Sei giovane, perché passi il tuo tempo libero con me. Frequenta i tuoi coetanei, divertiti”, mi diceva con tono preoccupato.  Io ero sicura che a lui facesse piacere che fossi lì in sua compagnia.
“Potrei essere tuo padre!”, era una sua frase ricorrente. Per gioco spesso entravo in negozio e,quando non c’era gente, dicevo: “ Buongiorno potrei essere tua figlia!”,  assieme ci facevamo una bella risata.
Nevicava, la città ai miei occhi era meravigliosa. Non potevo fare a meno di lui, mi recai nel suo negozio. La via era deserta. “ Ciao, ti stavo aspettando cara”, mi disse con il suo solito sorriso. Lui forse non immaginava quanto lo amavo. “ Mi sono arrivati dei libri nuovi, vieni sul retro che ti faccio vedere”, mi disse con la sua morbida voce. Lo seguii emozionata, era girato verso i libri, io dietro di lui. Iniziò a parlare, ma io non lo ascoltavo. Il cuore mi batteva forte e gli chiesi di girarsi. Lui si girò piano. Appena fu di fronte a me lo abbracciai e tentai di baciarlo. Lui si girò su un lato e quasi con il fiatone disse: “ Sono sposato, ho due figli … sei giovane”, sorridendo risposi: “ Manca un pezzo alla tua frase … potrei essere tuo padre”
La passione ci travolse, i suoi baci mi rapirono. Mi prese per mano e mi portò in una zona del negozio a me sconosciuta. Una piccola stanzetta con un letto. “ A volte rimango a dormire qua”, è l’unica frase che disse poi le sue mani esplorarono ogni parte del mio corpo.
Lui era il mio direttore d’orchestra, ogni sua carezza e bacio amplificavano il desiderio e la passione che avevo per lui.
“Dopo la nascita dei miei figli mia moglie non ha più voluto fare l’amore con me”, mi confidò un giorno.
Con molta amarezza continuò dicendo: “I suoi genitori le hanno dato un’educazione molto rigida, erano legati a regole religiose medievali. Le imposizioni alle quali è stata obbligata a sottostare  le hanno  influenzato la vita. Le responsabilità dopo la nascita dei figli e il sesso sempre vissuto come   una   cosa “ sporca” le hanno fatto mettere da parte l’amore fisico. Mi vuole bene, è gelosa di me, ma alla sera nel nostro letto è come se ci fosse un muro che ci separa.”
Le sue parole, in parte, giustificavano la nostra relazione.
Il mio tempo trascorreva tra l’università e lui. Quella stanzetta diventò il mio porto sicuro. Io mi sentivo bene solo con lui, lo amavo di un amore sincero e puro.
Durante i primi incontri era molto dolce e passionale. Poi le sue prestazioni sessuali si arricchirono di richieste fantasiose.
“ Sei stupenda, mi fai provare quello che nessuna donna mi ha mai fatto provare. Tu mi porti in paradiso”, mi diceva durante l’amplesso facendomi sentire la ragazza più importante del mondo.
Un giorno prese una corda e mi legò le mani alla spalliera del letto, lo lasciai fare perché lo amavo e la cosa mi eccitava. Mi legò forte e i polsi mi facevano male. C’era poca luce sentivo le sue mani sui miei seni e la sua lingua, ero molto eccitata, ma i polsi mi facevano male allora dissi: “ Ho male, slegami!” “ Non ci penso nemmeno!”,  mi rispose. A forza mi aprì le gambe e entrò dentro di me. Io urlavo, lui mi teneva stretta e mi possedeva con forza. Più urlavo più lui aumentava la foga.
Raggiunto il massimo del piacere si appoggiò a me e mi disse: “Non piangere ora ti slego”
Mi abbracciò e disse: “ Sei stata brava, ma non piangere, dimmi che ti è piaciuto”
 I segni sui polsi se ne andarono dopo una settimana. Ancora oggi non so se i suoi giochi mi piacevano o mi spaventavano, sicuramente era un misto delle due cose. Forse era proprio quello che mi eccitava e rendeva la nostra relazione così unica e particolare.
Stare con lui mi rendeva felice, mi piaceva così tanto che avrei voluto che venisse a vivere con me. Ma era sposato, aveva due figli e … potevo essere sua figlia.
“Vado un mese in Inghilterra ”,  gli dissi un giorno. Lui mi guardò sorpreso e disse “Perfetto!!”, lo guardai sorpresa e dissi: “ perché perfetto?” “Così potrai migliorare il tuo inglese”, mi rispose sorridendo. Lo abbracciai forte e risposi : “ Come farò  senza il mio porto sicuro?”.
Lasciando da parte la tristezza dissi: “Ho portato la macchina fotografica, voglio farti alcune foto così mi terranno compagnia in Inghilterra.”
Riguardai le foto: mentre serviva i clienti, mentre metteva a posto i libri e qualcuna assieme, fatte con l’autoscatto, seduti sul letto della stanzetta. “Chissà dove sarai ora?”,  pensavo mentre la tristezza mi stringeva la gola.
In Inghilterra non riuscii a mettermi in contatto con lui.
Al ritorno  non lo trovai più, il negozio era stato venduto. Il proprietario del negozio vicino, che ormai mi conosceva bene mi disse: “ Ha lasciato questa lettera per te”. “ Perfetto!!” Risposi aprendo la lettera:
“Hai una folgorante carriera davanti a te come insegnante, scrittrice o giornalista ne sono sicuro e ne sono felice è quello che desidero per te. Per me non ci sarà più posto, io non c’entro niente con la tua vita. Io ho già percorso le strade che tu dovrai ancora percorrere. La nostra distanza che è data dallo spazio e dal tempo non ci ha impedito di incontrarci, ma la vita è più crudele non ci permetterà di proseguirla assieme.”
Piansi seduta sul gradino del negozio, rimasi lì per molto tempo, non avevo la forza di alzarmi.
Il proprietario del negozio vicino all’ex libreria mi guardò con il viso triste: “ Non piangere, sei giovane hai tutta la vita davanti …” Tra le lacrime risposi: “ Finisco io la frase.. avresti potuto essere sua figlia.”
 
 
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Commenti  

lella domenico
+1 # lella domenico 02-08-2013 12:28
Lascia il segno il tuo modo di narrare; penetra nella mente e si ricorda facilmente perchè comunica molto. Le descrizioni asciutte e puntuali, la tempistica corretta ed il pathos non scadente nel melodramma sdolcinato sono i punti di forza di questo scritto. Come scrittrice di prosa hai indubbiamente stoffa.
Silvana Montarello*
# Silvana Montarello* 02-08-2013 13:12
M :-) i coinvolgono moltissimo i tuoi scritti, mi emozionano tanto.sei bravissima.
pinko pallino
# pinko pallino 02-08-2013 13:57
buongiorno barbara... finalmente!!!
che scrivere inerentemente ai tuoi scritti???
in effetti, hai un modo di porti molto personale, e quindi, che si distacca un pò dal mio modo di scrivere/leggere... però, i tuoi racconti sono sentiti, cioè sono originali ed emozionano...
pertanto, queste sono due ottime caratteristiche/prem esse, ma secondo il mio modestissimo parere, dovresti affinare ancora un pò la tecnica su tt il resto...
un bacio...
nb. non ti preoccupare troppo di ciò che ti circonda... fondamentalmente la vita è solo un viaggio... e, su questa terra, noi esseri umani spesso siamo solo umili viandanti, che vagano senza meta... siamo creature strane, persi e dispersi fuori e dentro i nostri miraggi... siamo zingari, alla perenne ricerca d'un oasi che possa donoarci il giusto e meritato ristoro/riposo... ma, non siamo capac di saziarci, ne di accntentarci mai... non siamo in grado di capire quale sia l'attimo infinito che cristallinizza o vetrifica la nostra felicità... ed è per ciò che vaghiamo, vaghiamo, vaghiamo senza meta...

pi(n)ko pallino... venuto da lontano...
Barbara
# Barbara 02-08-2013 14:32
Grazie Domenico i tuoi commenti mi gratificano tanto, sei molto gentile.
Grazie Silvana, sono contenta che i miei raccontini ti emozionino un bacio.
Grazie Pinco Pallino, benvenuto al club poetico! Grazie per la lettura e il bellissimo commento.
Anna
# Anna 02-08-2013 18:20
Mi è piaciuto molto, mi sono immersa nella lettura e mi sono emozionata!!! Complimenti Barbara!!! :lol:
Barbara
+1 # Barbara 02-08-2013 23:04
Grazie Anna gentilissima! Un abbraccio :-)
nabrunindu
# nabrunindu 03-08-2013 13:04
bellissimo racconto da leggere tutto d'un fiato, mi è piaciuto molto, sei bravissima. tante stelle e un abbraccio di riconoscenza. :-)
Barbara
# Barbara 04-08-2013 17:51
Grazie Nanni, non ho parole per la tua gentilezza. Un abbraccio anche a te. :-) :-) :-)

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