Ti guardo e non brilli come il tempo di ieri
ti osservo e scruto i tuoi mille pensieri
un tempo eri luce che accecavi i miei sensi
ma ora non vedo più quello che pensi
Ma come è possibile un tempo era amore
mi pare ancora di sentire il tuo cuore
battea di un veloce che sol pari era il vento
ed io rispondevo con un batter di cento
Tornando un dì a casa con solo me stesso
passai per un viale che di uso non ero far spesso
quand'ecco che come un beffardo destino
io scorsi due volti ...col volto vicino
Ecco cosa erano quei tuoi lunghi silenzi
il tuo cuore mentiva di fronte ai miei occhi
perchè già riservavi parole ... ai suoi occhi
è il bacio siglava i tuoi taciti assenzi
Sorrido io adesso e mi elevo nel giusto
e quel che pensavo par fosse un mio sbaglio
si muta per scherzo in un riso di gusto
così per schernir un mio tenero abbaglio
adesso il mio cuore non soffre tradito
ma soffre per quello che già stabilito
d'amor non si muore per ciò hai rubato
ma solo per quello di cui non hai dato.
Ha tradito, non era lei
ma una parte di lei
diavoleria di un capriccio
finito in un riccio.
Alternativa del certo
del non assoluto.
Gioco d'emozioni
finito in soffitta
senza ritorno,
senza alcuna sconfitta.
Quando chiuderò quella porta,
sarà per l'ultima volta...
non vorrò più stare ad ascoltare
l'ennesima menzogna
costruita ad arte
per farmi stare in disparte,
non mi volterò indietro,
non farò più un metro,
perchè ormai in me...
non c'è più posto per te.
Ho donato il mio cuore
e aperto la porta del paradiso.
Ho lasciato che i tuoi pensieri
mi accarezzassero caldi e leggeri
e sfiorassero il mio corpo
desideroso d'amore!
Ho parlato con le tue stesse labbra
ho letto con gli stessi tuoi occhi
superato gli ostacoli
e vilolentato la mia anima!
Adesso son qui prigioniera
con pensieri bui invasi
da malinconia
la porta del paradiso chiusa
e solo l'inferno dentro me!
E' il paradiso che muore!
Quello che devi dire, dillo
fai svelta e poi vattene
Non crederai che dentro
il pozzo non abbia fine
che non esista un limite
che tutto possa essere assorbito
come aria che respiriamo.
Sbrigati. Poi lasciami solo;
è l'unica cosa di cui credo
d'avere autentico bisogno
anche se dentro mi divora
come ogni volta ormai
la voglia di pregarti ignorando
la fiamma dell'umiliazione.
Ho disperato bisogno
di farmi un po' di compagnia.
Barcollano mezze verità
la tua menzognasi nasconde gli occhi anche la tua ombraurlama ti ho accantovicino al tuo fiatosogna pureil tuo amanteho una colla potente
il mio amartiè ancheil perdono.
Non t’ho sentito entrare
guardavo ancora la gabbietta
al centro della stanza
con dentro il cuore da rieducare
Incurante di dubbi e condizioni
fumavo un’ala di distrazione
e mi spiralizzavo verso la volta
-tu puoi chiamarlo soffitto
ma io ho bisogno del cielo -
non a caso ci ho attaccato
stelle fosforescenti
e le proietto nell’ultimo flash notturno
per oscurarmi a modo mio
Non t’ho sentito…
forse non sei neppure entrato
solo da lontano hai tentato
di farmi sorridere
tu, la rosa e la bottiglia fredda
poi nel gesto hai nascosto la chiave
Domani, quando torni
non sporcarmi il parquet
con la mota d’altre sotto i piedi
Vorrei avere i tuoi occhi
per guardarmi
le tue dita
per toccarmi.
E scoprire il gelo
che mi è insito.
Perchè tu non lo vedi?
Perchè,al tatto,non gli sei riluttante?
Vai lontano da me,
cossicchè i miei occhi
possano mirarti di spalle,
mentre vai senza tornare.
Va' verso un sole
che in me si è spento.
Va', perchè per noi
non ritornerà.
Mi avevi promesso che mi avresti amato
per l'eternità.
Mi avevi promesso che niente ci avrebbe
separato. Neppure la morte.
Mi avevi promesso che questo cuore,
ora lacerato,
sarebbe stato mio e tuo
e che insieme avremmo condiviso tutto.
Gioie, paure, tristezza
e solitudine.
Anch'io ora voglio condividere qualcosa
con te.
Il piacere di poterti infliggere sulla carne
la stessa ferita che hai inflitto a me.
Anche se mai soffrirai quanto ho sofferto io
mentre le tue bugie mi fanno sanguinare
le orecchie.
E il tuo respiro,
dolce, sulla mia pelle,
mi irrita... come non mai.
Nulla la vita c’insegna
Se il nulla ci riempie la testa.
Sorde son le parole,
Vane perforano l’aria.
Ciechi i tuoi occhi, ai miei gesti.
Astratto il mio corpo cammina.
Ignaro, il tuo vivere
Non s’accorge di me.
Provo a chiamarti,
A parlarti, a pregarti,
Poi angosciata mi chiedo perché?
Non son’io, forse, nata da te?
Il marchio del tempo
Indelebile affonda il ferro rovente,
E’ sordo e non sente.
Cammina veloce.
Con polvere antica ricopre
Ancor più nel profondo ogni bene.
Neanche il volere più forte dell’anima mia può.
Se tu non lo vuoi
Strapparlo alla morte
Il tempo che passa c’invecchia,
Ci trasforma l’aspetto,
Ed io, sono qui ed aspetto.
Aspetto un tuo gesto d’affetto, un tuo gesto gentile.
Un tuo modo garbato di dire,
Ma il tuo io, che non sbaglia e non mente.
L’alterigia imponente
Il tuo dito puntato.
Il tuo dire spietato.
Lo sputare sentenze.
Tutto questo, ripetuto per anni
Ha prodotto soltanto dei danni.
Per te,
Che t’affanni soltanto
A capire i perché che riguardano te.
Che importanza può avere?
Se c’e uno che grida per farti capire
Che non sempre puoi avere ragione.
Che non può essere soltanto tuo
Il diritto di dire e sapere.
Ho provato per tutti i miei anni
A farti capire i tormenti, la pena,
A farti capire il mio bene.
Hai sempre pensato che non fossi sincera.
Sei tutt’ora convinta che io sia finta.
Quanto poco hai capito di me!
Se per tutte le volte che ho pianto
Da quando son nata,
M’avessi cercata, capita. Tenuta con te.
Ora, quei gesti che cerchi per te.
Sarebbero nati da se.
Niente e nessuno
Potrà farmi nascere dentro
Un bene diverso da quello che sento.
Il mio bene è il ritorno allo specchio
Di quello che tu hai dato a me.
Nemmeno sta volta di fronte alla morte
Sei stata capace di dire
“Ti ascolto, ti voglio capire"
"Ho bisogno di te”
Lui se ne è andato.
Portando con se una parte di me.
L’unico filo sottile
Per sentirsi un po’ figlia in quella famiglia.
Ho parlato con te. Se parlar si può dire.
Ho cercato di farti capire
Perche in fondo, anche se torto e ritorto
Pestato, schiacciato
Il mio bene era li.
Consapevole e certa di non darti un'altra occasione.
Per crear confusione.
Ben chiaro ti ho detto. “mai sotto il mio tetto”
Cercherò comunque di darti il mio affetto.
Onesto, leale, sincero, pulito autentico e vero
Ma mai sotto il mio tetto.
Perché, dalla faccia che hai.
Dalla voce che hai, da come ti muovi,
Dai gesti che fai, da quello che dici,
Vedo tutto e vorrei non vedere,
Vorrei non sentire, vorrei non capire.
E invece, ho capito già tutto.
Il filo sottile sé rotto.
Papà se ne è andato.
Tu hai fatto una scelta.
Non ora da sempre.
Hai deciso di farmi da parte,
Hai diviso a metà
La tua prepotenza la tua arroganza
Con il tuo alterego.
Andate tranquilli,
La vita non e fatta solo d’arroganza e di strilli,
Prepotenze e soprusi.
Prima o poi toccherà pure a voi
E pronti o non pronti
Si arriverà alla fine dei conti.




