Bene, tutto il Mondo brilla di speranza.
Tu dimmi dove è l’errore che stiamo facendo, che hanno fatto,
eppoi guidami fuori da questa stanza...
Fuori c’è la vita di chi la sta morendo, io me ne sbatto,
ma come siamo pazzi a volte!
Fuori c’è la vita di chi la sta morendo e poi contatto,
ogni filosofia va in corto,
il cuore va in pezzi e di storie ne trovo molte
ed è come essere già morto.

Viva la vita che mai la si trova!
Per chi crede di possedere il Mondo
e ricordo la vita che si prova,
mentre dentro questo vago girotondo,
tutto sembra rinnovarsi ancora
in menzogne sempre nuove,
verità senza un dove…

Già perse dentro noi,
che il Tempo non sa trovare,
nell'abisso che poi
il senso sa ben disfare,
e ci lascia ai suoi
trascorsi fra miti e dei,
a scambiarci poi Trofei.

Bene, della vita siamo noi gli attori.
Tu dimmi per cosa stiamo lottando di nuovo e cosa sei,
e poi facci pure la figlia dei fiori...
Con un’anima immobile per ciò che non smuovo e senza lei,
lascia andare via la follia,
con un’anima immobile per ciò che non smuovo e quel che crei,
fanne ancora ciò che tu vuoi,
la mente ricuce i pezzi della storia mia,
ed io non vedo più Eroi.

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Profilo Autore: Fènix Félix  

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Attenzione, Eminenza,
enfasi estatica di vite fugaci endovena,
pluralità gassosa del mito elegante
della parola,
dove cade un ricordo s'alza il futuro
ed io inneggio al santo
caduto...

Chi è costui?!

Dove ha battuto il ferro caldo e silenzioso
c'è ora una lamina di bontà
ed io non voglio adoperarne l'uso molesto,
si potrebbe trasformare in tutto ciò
perché altri lo vogliono.

L'amore come sagace pretesa e fumosa
adozione di molti vittimismi,
dove portano il sacerdote scalzo?
Mentre trova chiodi al suo passaggio
imposti da sadiche moralità
che esso non sa.

Ma è qualcuno!?

Dove ha afferrato la spada santa e rumorosa
c'è ora un martello di perfidia
ed io non voglio adoperarne l'uso gradito,
potrebbe rimanere nulla con ciò,
perché altri non vogliono...

Ribadisco
e acuisco celeri dubbi di senso...

Attenzione, Eminenza,
enfasi estatica di vite fugaci endovena,
pluralità gassosa del mito elegante
della parola,
dove cade un ricordo s'alza il futuro
e tu inneggi al santo
caduto!!!

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Profilo Autore: Fènix Félix  

Questo autore ha pubblicato 10 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

I N  S   O    L     I    T     A     M             T        E

 

S

                              

                                  O

                                                                

                                                           L

                                                                                                     

                                                                                                                                                                                         I

                              

                                 

                                                                

                                                          

                                                                                                     

                                                                                                                                 

                                                                                                     

                                                     

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Profilo Autore: sasha  

Questo autore ha pubblicato 173 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.

No, non impazzirò.

Mi darò una regolata.

Resterò a casa senza dare spettacolo.

 
Intanto, giuro, smetto di dar da mangiare ai gatti

che s’arrangino, cristo, come faccio io

e poi finiamola con questi appuntamenti

per dirsi che, dai dillo

un bel niente, ecco.

Vuoi parlare ancora del tuo fegato?

Di quel dolore sospetto che senti

-qui, no, più giù, che sarà?

È segnaccio, cazzo, te lo dico ogni volta.

E non raccontarmi di quell'isola

dove andrai a finire i tuoi giorni.

 -vivrò di pesca e di noci di cocco,

mi basterà…

Senza il bar sotto casa?

Non farmi ridere.

Piuttosto, ti guardi mai allo specchio?

È ora di partire credimi.

Vado, ci vediamo domani, dopo i gatti s’intende.

No, non impazzirò.

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Profilo Autore: Tea  

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la sensazione

è di esser ancora

di questa vita

quando lo sguardo bigio

cerca il mozzicone

 

mentre siedo sul

comignolo del mondo

dandogli scacco-

e poco mi importa

se sia una sfera

 

così resterò

col gomito poggiato

al freddo banco

con un caffè almeno

lui caldo e lungo

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Profilo Autore: MastroPoeta  

Questo autore ha pubblicato 492 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Destini distratti
in deserti di dubbi
dirompono deboli
in dorate dimore
tra dolori indicibili
dentro dedali d'oro
Dimensioni dovute
a un disegno divino
declinano danze di
delfini in deriva
dentro dighe indurite
di diaspro e diamante
Dicerie di dicembre
discese a dirotto
si dissolvono in distici
tra decine di diapason
in difetto di decibel
in duelli diretti a
decisive disfatte
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Profilo Autore: Ferruccio Frontini  

Questo autore ha pubblicato 124 articoli. Per maggiori informazioni cliccare sul nome.
Non ci sono giorni
che non si possono mentovare 
Non ci sono momenti 
che non si possono deificare
Umore ultra sapiens 
Umore ultra sapiens 
Deframmentazione umana
L'uomo come ricordo d'altri tempi
Dio scienza
Dio roboi
Propensione ultra sapiens
Propensione ultra sapiens 
Il tempo è collassato 
dentro i  nostri occhi.
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Profilo Autore: Claudio Spinosa  

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regala rose
rampincantato muro
stupendamente
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Profilo Autore: sasha  

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Mia moglie è un angelo: nonostante tre figli

e il lavoro part-time non si sente mai Ercole

al bivio, e quand’anche fosse male in arnese

non rinuncia ad esser come i rasoi dei barbieri.

Anche quando si trova sul letto di Procuste, ne

viene sempre fuori agilmente come ber un uovo:

la sua pazienza è come la tela di Penelope, e lei

è la ninfa Egeria onnipresente nei miei pensieri.

Poi c’è il maggiore dei miei tre figli, Symeon, una

vera anguilla imburrata e costantemente nero come

un calabrone perché pensa d’esser fortunato quanto

cani in chiesa; io credo solo sia come l’Araba Fenice.

Samu’el è il mio secondo genito, un bambino

che non riesce ad essere della parrocchia per via

del suo carattere: per lui aut Caesar aut nihil.

E’ un furbo di tre cotte con la fisima per le camicie.

E infine il piccolo Nicolae, con i suoi fratelli

come i ladri di Pisa; e con Lucas, della stessa lana.

Lucas è il suo compare d’asilo, cuciti a filo doppio per

via delle famiglie che da tempo son a uscio e bottega.

Siamo gente semplice che entra papa in conclave

ed esce cardinale, che durante la settimana

lavora e la domenica va in chiesa.

Gente che per arrivare a fine mese lavora e prega.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Qui nella Vallèe la vita scorre tranquilla:

la mattina mi sveglio con le note del Duke,

faccio colazione sbellicandomi con Lucky

Luke e vado in palestra a lezione di bo.

A pranzo mi sento un boss quando addento

il mio solito hot dog, e il pomeriggio è una

continua sfida con Daisy a Super Mario Land.

Poi ascolto Jesse James e Billy Kid per un po’.

Quando arriva la sera alla pay-per-view non mi

perdo mai una partita dei Blues: adoro guardare

le magie sotto porta di Hazard sorseggiando

la mia Rosco artigianale con la pizza Da Giò.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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La mia vita

scivola sì serena

alle pendici

 

del Mucrone: ho due

cani, tre figli, cinque

 

gatti e una

moglie, e ho un’ ernia

della cervice.

 

Ma da un po’ di giorni

sento questa vita che

 

scivola via.

Vorrei dare gatti e

cani al ENPA,

 

mandare i figli in

colonia un mese

 

e partire con

l’istruttrice di zumba

di mia moglie,

 

Serena di vent’anni.

Nel cuor di Ventotene.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Mastro d’ascia quando è notte

coi calzari dalle suole cotte,

al suono della sua armonica a bocca

scrive un’altra filastrocca.

Con le braghe logore e con le toppe

le ore in darsena oramai son troppe,

scrive su di un ceppo ed una botte

Mastro d’ascia quando è notte.

Con le parole e con i suoni

per i bimbi, quelli buoni

canticchia tutta la mattina

sotto lo sguardo della scopa di saggina.

Con la penna e il calamaio

ne ha già scritte un centinaio,

Mastro d’ascia siede sulla scocca

strocca e fila, fila e strocca.

Rima viene, siede e fugge via

o a volte resta lì come una poesia.

Anche il suo cuore è pien di toppe

e le ossa ha tutte rotte,

ma nonostante gli anni sulle spalle

canta dal porto fin quasi a fondovalle.

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Gli Scott, che lo avevano accudito,

se ne stavano andando e l’istinto

selvaggio insito in lui gli avrebbe

restituito la fierezza repressa dalla

quale avrebbe nuovamente attinto.

Nessuna voce narrante saprà mai

descrivere le urla lancinanti della tribù

dei nativi americani di Castoro Grigio,

o le membra straziate che rifocillarono

un intero branco di lupi al cielo bigio

delle ostili terre innevate del Grande Nord.

Con le bianche zanne intrise del sangue

dell’uomo che lo aveva venduto, la mente

ripercorreva le foreste dello Yukon fino alla

lince che, cucciolo, lasciò sua madre langue.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Freddo come un masso e gonfio come una

rana l’uno, il violino di spalla indietro come

la coda del maiale l’altro sono i miei capiufficio.

Il primo è il quinto evangelista, un Arpagone.

Una pigna verde e un mignata, capace di entrar

per il buco della chiave con qualsiasi artificio.

Il secondo è una mosca cocchiera, un sacripante.

A mio dire, capace solo come gallo della Checca.

E’ un pidocchio rifatto con la camicia di Nesso.

E quando inizia un lavoro, statene certi, sarà

il vaso delle Danaidi: è un asino calzato e vestito!

I due abili a parlar solo di lana caprina, e spesso.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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Il caposcala ha avuto un capogiro per via della botta

alla capoccia contro lo scapo, e ora giace accanto

all’imoscapo: proprio stasera, che il caporione non

è di  caporonda ma fa capolino dal divano amaranto

logoro, mentre sua moglie capovolge di continuo

il capoletto e, capocciona, non lo lascia tranquillo

a capofitto nel capoc e nel suo rompicapo…

Meriterebbe una capocciata: che bello era sempre brillo

da scapolo, le cene davanti al boccaporto con decapode

e capocollo in compagnia del capostiva a capodanno!

Ora con quella specie di capodoglio la vita non è altro

che una continua caporetto, con suocero alemanno

e suocera capoclaque e a casa caporale… daccapo.

Il povero caposcala lo trovò la vecchina del pianoterra

di ritorno dalla preghiera sotto il capocielo, che leggeva

sempre lo stesso capoverso e parlava solo dell’Inghilterra.

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Profilo Autore: MastroPoeta  

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