Mi manchi, caro Inverno.
Mi manca quando l'acqua obbedisce all'improvviso
e forma le sue stanze di cristallo.
Mi manca lo scheletro del paesaggio,
il suo dondolo, la sua camminata;
Mi mancano le parole che si congelano
non appena pronunciate,
che rimangono inviolate come zanzare nell'ambra.
E mi manca la condensa dei sospiri,
l'euforia delle città bianche
che qualcuno tinge con l'anima.
Mi manca l'odore di canfora delle sciarpe,
il tuo avvicinarti come se allora
non fossi fatto di marmo.
Mi manca l'eccitante presagio di neve,
il gatto che si gonfia sul divano,
il solito fraintendimento del crisantemo.
Mi manca quel silenzio disinnescato,
la macchia di cioccolata calda sul naso,
il legno che fa una fine più nobile.
E se mi manchi non è per il summer blues
o per questo orribile coro delle cicale
o per chi parte o per chi ha finito qualcosa
o per chi trova o per questi campi evanescenti.
Mi manchi, Inverno, per quella tua vergogna ingiustificata
che si ritrova sulle facce dei bambini fidanzati
e sui maglioni sformati di chi realizza che c'è ancora spazio
Mi manca quando l'acqua obbedisce all'improvviso
e forma le sue stanze di cristallo.
Mi manca lo scheletro del paesaggio,
il suo dondolo, la sua camminata;
Mi mancano le parole che si congelano
non appena pronunciate,
che rimangono inviolate come zanzare nell'ambra.
E mi manca la condensa dei sospiri,
l'euforia delle città bianche
che qualcuno tinge con l'anima.
Mi manca l'odore di canfora delle sciarpe,
il tuo avvicinarti come se allora
non fossi fatto di marmo.
Mi manca l'eccitante presagio di neve,
il gatto che si gonfia sul divano,
il solito fraintendimento del crisantemo.
Mi manca quel silenzio disinnescato,
la macchia di cioccolata calda sul naso,
il legno che fa una fine più nobile.
E se mi manchi non è per il summer blues
o per questo orribile coro delle cicale
o per chi parte o per chi ha finito qualcosa
o per chi trova o per questi campi evanescenti.
Mi manchi, Inverno, per quella tua vergogna ingiustificata
che si ritrova sulle facce dei bambini fidanzati
e sui maglioni sformati di chi realizza che c'è ancora spazio

Commenti
Ciao Elisa
C'è un dolce ricordo del tepore invernale, della calma calda delle sue sere.... Leggo della voglia di chiudere la porta al ciarlare del mondo
per ritrovare la pace di casa tra una bevanda calda e il guardare fuori la pioggia mentre ci si sente al sicuro.
Sempre bravo! ciao...