Ecco,
il rimbalzo lento e capriccioso
si dischiude
e, amara e penetrante la Diva donna
eccita,
la vergognosa struttura umana
sopra nuovi elenchi di cattive idee.
Idoli penetranti e oscillosci
tra il perdono e la belva
si mescolano, in‘ un‘ insieme,
in‘ un‘ insieme di spari e terrificanti bandiere
avvolgendo volti senza più spazio
distillando gridi e affogate vite.
Ecco ancor in questa valle
il fiore che uccide,
il piombo che torce e strazia;
L' acciaio: incrocio ignobile
tra la paura e la menzogna
che tocca tra battenti sospiri
gli ultimi animi di quest' isola
spazzata da una fauna di gloria.
Aree e colmi riposi,
la brezza soffia sul terriccio sanguigno
e madri preganti un Rio conosciuto
appassiscon cervelli tra l' onta e il pianto.
Or che dite voi, Padri possenti,
imperatori traditi dall' avido uomo;
terreni piani, avellati,
scritti con fiori e segni maestri,
chi amaste allor di più ?
Il dintinnio nobile o il rio salato ?
Oppure amaste il corpo,
volgendo l' occhio in bellezze Dee
mandate dall' Angelico destro respinto
a svolger bestemmie e ignoti destini.
A che valse allor il giuramento dato
a voi, Spiriti di stimate case
che in noi, riflette l' animo e sudori vani
e che arse e stanche membra
tra l' oblio e lo sconosciuto
chinan il sorriso e avvertono perenni riposi.
Attenti son gli angeli
e Durlindane accese in mani possenti
vigilano il periglio,
acclamano nei silenzi e negli immensi intorni
il regno santo che circonda il mondo.
Sì, tra queste battaglie e stupide morti
che trascinano elementi a stolte discordie,
che fumano felicità e bellezza
tra una vita di bimbo
e profonde crepe del senza ritorno.
Stupiamoci di questi intenti,
lunghi, lunghi pianti.

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