In un cespuglio verde accovacciata
intravidi una colomba che covava,
ma repentinamente un falco la rapì.

Poveri colombini, io esclamai tosto,
di freddo e di fame certo morranno.
L’indomani ci tornai per imbeccarli,
ma, prima di giungere a quel nido,
scorsi una starna che l’alimentava.
In silenzio provai immensa gioia,
ma l’atto dell’uccello mi sconvolse,
pensando che il soccorso è naturale
e che l’uomo talora o spesso manca.
Io mi rivolgo a voi, giovinetti miei,
che siete ancor puri e di buon cuore;
elargite sempre al prossimo l’amore,
donate sempre a chi non è o non ha.
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Profilo Autore: Gino Ragusa Di Romano  

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Commenti  

Rocco Michele LETTINI
+1 # Rocco Michele LETTINI 30-03-2016 00:09
UN POETAR... CHE EMOZIONA.
ECCEZIONALE GINO.
*****
tonino
+1 # tonino 31-03-2016 07:28
Letta e gradita. Mi piace il sentire del poeta che usa le similitudini per lanciare il messaggio sociale. Complimenti e buona vita.
Gino Ragusa Di Romano
+1 # Gino Ragusa Di Romano 31-03-2016 12:36
Grazie, gentili poeti.

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