Addio magione antica ed adorata,
che per prima ascoltasti i miei vagiti
e poscia della mia vita il progredire:
infanzia, adolescenza e giovinezza,
nonché maturità e vecchiaia odiosa.
Il mio diletto nido ora non è più lì,
è svanito con i cimeli ed i ricordi .
Addio, amata dimora dei miei avi;
addio per sempre, pur se ancora vivo.
Or non ascolto più i dolci accenti,
che in estasi mi mandavano ogni dì
nell’illusoria immensità e sublime,
dov’io la celeste volta, pensieroso,
contemplavo, mentre le note deliziose
rendevano l’esistenza meno greve.
Solo i miei lai ancora ascolto in versi,
fidi compagni del mio lungo viaggio;
ad essi imploro spesso un po’ di lena
e di star vicino a me, finché le Moire,
potenti e macabre signore del destino,
filanti lo stame dell’incerta donna,
non mi avranno serrato le pupille.
Vecchio, vago da una tana all’altra
senza meta, mirando volti ignoti;
stanco di salire e scendere ogni dì
le faticose rampe delle scale altrui.
Una pietra or attendo che mi copra
sì, come un lenzuolo fresco e lieve
per obliare il tutto della tetra vita,
che mi fu avara sin dal primo sole.

Commenti
Poi la vita srotola via ,e la tristezza attanaglia l'anima...
Bella e piu la leggo piu diventa bella,GRAZIE.