puro spazio imparo.
se ho posato qualche sasso,
se ho mostrato qualche faccia,
era autunno che mi abbraccia,
era l'alto verso il basso.
se ho posato qualche sasso,
se ho mostrato qualche faccia,
era autunno che mi abbraccia,
era l'alto verso il basso.
era l'abito dismesso,
era tratto, punto e adesso,
era maschera sottratta,
era spazio che si adatta.
fu e per questo sarà sempre,
fu la notte che fa luce,
era tratto, punto e adesso,
era maschera sottratta,
era spazio che si adatta.
fu e per questo sarà sempre,
fu la notte che fa luce,
fu la scusa che si adduce,
furon le robuste tempre.
siano i passi che si infangano
che dimostrino leggeri
che le cose sempre cambiano,
agrodolce dei misteri.
sarei verde oppure viola,
sarei suono che si intona,
sarei tuono che convola
allo stato di persona.
che dimostrino leggeri
che le cose sempre cambiano,
agrodolce dei misteri.
sarei verde oppure viola,
sarei suono che si intona,
sarei tuono che convola
allo stato di persona.
non mi importa falso o vero,
la saudade è l'impressione
che ogni piccola emozione
sia una foto in bianco e nero.
non ho una consolazione,
forse solo una promessa
il levante dà la scossa,
l'occidente rasserena,
l'orizzonte resta ovunque
finalmente sono al dunque
scorre fisso il sangue in vena
come pelle che si indossa,
una vita mai più cessa,
tatua la rivoluzione.
la poetica del ritorno,
come bacio disadorno.
la saudade è l'impressione
che ogni piccola emozione
sia una foto in bianco e nero.
non ho una consolazione,
forse solo una promessa
il levante dà la scossa,
l'occidente rasserena,
l'orizzonte resta ovunque
finalmente sono al dunque
scorre fisso il sangue in vena
come pelle che si indossa,
una vita mai più cessa,
tatua la rivoluzione.
la poetica del ritorno,
come bacio disadorno.
e si imprime nel secondo,
che è nel fianco dolce spina,
fragile eppur fecondo,
che precede la mattina.
che è nel fianco dolce spina,
fragile eppur fecondo,
che precede la mattina.