Lungo i larghi corridoi del museo,
cautamente mi muovo fra occhi colmi di vita,
più di quelli alimentati dal sangue naturale.
Mi osservano, incuriositi e supponenti,
consapevoli di essere i soggetti delle mie morbose attenzioni.
Odo il rumore delle palpebre chiudersi,
ed aprirsi, e poi richiudersi nuovamente,
in un girone fatto di affascinante monotonia.
Vedo più verità nei loro occhi che in quelli di chi mi circonda,
privati, questi ultimi, di quella realtà tanto vera quanto preziosa.
Siedo al capezzale d’un corpulento aristocratico,
che mi scruta a oltranza senza pronunziare alcuna asserzione.
Sento finalmente la vita scorrermi nelle vene,
diffondendomi nell'anima un alone di speranza,
che io non sono solo.
cautamente mi muovo fra occhi colmi di vita,
più di quelli alimentati dal sangue naturale.
Mi osservano, incuriositi e supponenti,
consapevoli di essere i soggetti delle mie morbose attenzioni.
Odo il rumore delle palpebre chiudersi,
ed aprirsi, e poi richiudersi nuovamente,
in un girone fatto di affascinante monotonia.
Vedo più verità nei loro occhi che in quelli di chi mi circonda,
privati, questi ultimi, di quella realtà tanto vera quanto preziosa.
Siedo al capezzale d’un corpulento aristocratico,
che mi scruta a oltranza senza pronunziare alcuna asserzione.
Sento finalmente la vita scorrermi nelle vene,
diffondendomi nell'anima un alone di speranza,
che io non sono solo.

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