bianco lunare di pelli e boccacce scure intorno agli occhi come occhiaie:
mi hai succhiato l'anima, amandomi, e le ombre scure sono venute fuori, liberandosi infine.
Hai poggiato il tuo viso e ho smorzato il respiro per non disturbare il tuo sonno che s'è fatto piccolo
accanto al mio desiderio, che non s'è mai sopito.
Desiderio di guardarti dentro, di fermare ogni istante delle tue labbra sulle mie dei tuoi passi dietro
la porta prima d'andare e di averti ancora, un poco ancora.
Perchè non è mai abbastanza, non è mai pieno il tempo di noi che sfugge alla ragione e impazza la follia.
Giorni e giorni che a contarli sono niente che ad averli addosso some come continenti,
che sentirli dentro sono oceani impazziti, delfini che rincorrono, velieri predatori in balia di onde e tumulti,
come cannoni che sparano in cielo.
A che serve venirti a cercare che sei la mia anima, scioccamente mi manchi quando sei me,
stupidamente piango ascoltando parole che mi dici e quelle che non dici me le invento strizzando gli occhi
e torturando le mani che hanno perso il tuo odore e dei capelli che hai carezzato non è rimasto nulla.
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