Certo fu tragico leggere la mia assenza nei tuoi occhi Fu come un pugno nello stomaco uno schiaffo sul viso.
All’improvviso le tue mani così sicure nei gesti dell’amore adesso si muovevano incerte in traiettorie indefinite quasi a dire che non erano loro le colpevoli.
Trattenevo il fiato forte per non sentire l’odore di quest’ultimo abbandono.
Cercavo di trovare un appiglio dove poggiare la mia tristezza per farla riposare.
cercavo un giaciglio dove nascondere la paura di non averti più accanto.
Guardavo i nostri sogni che cadevano in uno stagno di indifferenza affogando come sassi che silenziosamente si inabissavano nel fondo lasciando piccoli cerchi in superficie.
Luigi
Commenti
Bella l'immagine del "cercare un appiglio per adagiarvi la tristezza a riposare", come a sottolineare che la tristezza non ha le energie del fare, la tristezza ha bisogno di riposo, la tristezza si lascia andare, non ha le forze per reagire quando respira l'odore dell'abbandono! Continua il suo vorticare, come le stelle sull'Orizzonte degli Eventi di un Buco Nero, dove la velocità le paralizza.
Luigi, la tua poesia mi è piaciuta molto.
A presto rileggerti. Caterina.